di Davide Pelanda  L’Aquila, città terremotata “sorvegliata” dai cani.

L’Aquila ha i suoi animali diventati “icone identitarie”: sono i cosiddetti “cani di quartiere”, riconosciuti a tutti gli effetti con una apposita normativa approvata in Consiglio comunale della cittadina terremotata.

Fanno molta tenerezza perché sono gli unici che ancora vivono tra le macerie del Centro Storico transennato, cercando magari riparo sotto le travi di un portone caduto, oppure negli anfratti tra un muro caduto e l’altro. Oppure gironzolano liberi nelle piazze, cercando riparo nelle pensiline dei bus in disuso, dove tutti ormai li riconosco a colpo d’occhio, li fotografano e magari gli allungano qualche scatoletta di carne.

Di loro se ne è preoccupato recentemente anche il sindaco Massimo Cialente, soprattutto per l’emergenza neve e freddo. Ha preso carta e penna ed ha scritto un appello rivolto a tutti i cittadini con questo tenore: «In questi giorni le temperature non sono mai salite sopra lo zero e molti cani e gatti randagi stanno soffrendo. È possibile alleviare le sofferenze dei nostri amici a quattro zampe dando loro del cibo. È un modo concreto di dare un contributo al lodevole sforzo delle associazioni animaliste, che, con tanti sacrifici, si adoperano per curare questi animali, sia quelli ospitati nei rifugi sia cani e gatti di quartiere, e che devono spesso scontrarsi con difficoltà di vario genere».

Qualche tempo fa, però, i cani del Centro Storico vennero prelevati di notte non si sa da chi, narcotizzati per poi abbandonarli ai piedi del Gran Sasso, a Campo Imperatore. Una stranezza di cui si sono accorti poco tempo dopo i volontari e gli amanti dei cani che tentarono di ricostruire la dinamica, senza mai venire a sapere l’autore della deportazione. L’Asl assicura che non c’entrava nulla. Ma allora a chi davano fastidio questi “cani di quartiere”? Pochi giorni dopo fortunatamente i cani, regolarmente vaccinati, vennero ritrovati infreddoliti e denutriti e riportati nel loro habitat naturale: il Centro Storico pericolante de L’Aquila.

E così Pluto (chiamato simpaticamente il “cane assessore” per la sua presenza costante nelle manifestazioni cittadine) e gli altri suoi amici hanno potuto ritornare a godersi la città e le coccole dei passanti che, sempre più, danno coperte e aiuto a questi “amici a  quattro zampe”.

C’è poi Lucky che è di Collebrincioni e, come racconta una sua amica, «spesso prende l’autobus e se ne va in centro a trovare i suoi amici...in paese lo conoscono tutti, anche gli autisti!».

Su di loro è stata anche costruita una pagina su Facebook con le loro belle fotografie ed i commenti dei loro “amici umani”. «Non deve accadere più. Controlliamoli, proteggiamoli… non è certo una scelta loro se si ritrovano per strada. Avranno molto sofferto per adattarsi e la selezione “naturale” per i randagi è terribile.

Ma ora sono con noi. Non permettiamo che altri possano far loro del male», mentre ancora un’amica si è preoccupata di «Chicco che si è rifugiato sotto la pensilina di una casetta di legno in piazza San Bernardino. Aveva freddo e tremava tutto. Gli ho dato cibo acqua e coperte. Si è fatto avvolgere e coccolare come un bambino e finalmente, al caldo, si è addormentato. Si cercano vecchie coperte, cuscini, maglioni: la notte è molto freddo per chi dorme in giacigli di fortuna: aiutiamo i nostri amati cani! (…) Chicco-Amico non si stacca dal suo nuovo territorio, San Bernardino. Ha passato tutta la domenica a guardare le discese di sci, snowboard e slittini sulla scalinata. Qualcuno gli aveva messo del materiale morbido su cui sdraiarsi e c’è voluto un bel po’ di tempo e tanta pazienza per farlo andare a dormire sotto una tettoia, piuttosto che all’aperto, sulla neve e al freddo. Ora, dopo aver mangiato, è al coperto, su un cuscino e infagottato nelle sue coperte»; invece altri tre amici a quattro zampe e cioè «Morgana, Key e Prosperino si sono addormentati insieme sotto la pensilina della Fontana Luminosa, anche loro sulle coperte».

Ed infine ancora un volontario rassicura scrivendo su FB che «presto avranno dei ripari migliori, ma loro hanno le loro preferenze e non sono disposti ad andare ovunque…In ogni modo, molti portoni dell’Aquila offrono riparo a questi fedeli abitanti della città…».

[tratto da Articlotre.com, 16/02/2012]

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