L’Aquila chiama Cremona, la Perdonanza e i beni Unesco come strumento di rinascita delle comunità

di Redazione | 14 Giugno 2020 @ 07:45 | CULTURA
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L’AQUILA – Un filo rosso di dolore e allo stesso tempo di speranza lega L’Aquila e Cremona, la prima epicentro di un distruttivo terremoto e la seconda di un drammatico focolaio della pandemia. È quello dei beni patrimonio culturale immateriale dell’Unesco che da quest’anno, dopo la proclamazione della Perdonanza celestiniana che si aggiunge alla liuteria tradizionale cremonese, si tenderanno la mano all’insegna della resilienza che le due comunità hanno dimostrato di avere in due momenti diversi ma altrettanto bui.

Ad auspicare questo ideale abbraccio è Massimo Alesii, giornalista e studioso, portavoce del Comitato Perdonanza, che esorta a un momento di riflessione, in occasione della 726 edizione del giubileo aquilano, proprio sulla capacità che le due città hanno avuto nell’affrontare e superare eventi tanto traumatici.

“Tramite il Ministero dei beni culturali abbiamo preso contatto con queste comunità e crediamo che la Perdonanza possa essere un luogo dove auspicabilmente si possa ospitare un momento di riflessione su questa tematica”, ha detto ai microfoni di Radio L’Aquila 1, “fare in sostanza dell’Aquila un luogo di ricerca e studio su come il patrimonio culturale immateriale possa oggettivamente essere uno strumento che contribuisce alla autentica rinascita delle comunità”.

Serve insomma “una fase di riflessione su quelle che sono le comunità colpite dal Covid-19” ragiona Alesii, ricordando come “L’Aquila è entrata in una rete, piccola ma molto importante, delle comunità Unesco del Patrimonio immateriale, di cui fa parte anche Cremona, profondamente colpita dal Covid, con la comunità dei liutai, abbiamo visto tutti quella violinista suonare quel pezzo struggente sul terrazzo dell’ospedale di Cremona, quasi ad alleviare la sofferenza indicibile di quella comunità”.

Sull’organizzazione della Perdonanza, Alesii fa osservare come “questa situazione inevitabilmente deve portare a fare una serie di considerazioni, alcune limitazioni sono definite e bisognerà tenerne conto e si sostanziano nel fatto che anche negli eventi all’aperto la dimensione della partecipazione non potrà superare le mille unità e in quelli al chiuso le 200”.

L’emergenza sanitaria dalla quale si sta uscendo a fatica implica delle restrizioni che “toccano il livello della partecipazione ad eventi di spettacolo, ma soprattutto toccheranno abbastanza intensamente il corteo storico e la Perdonanza in tutte le sue forme essenziali, spero non tocchino anche il fuoco di Celestino perché si dovrà trovare una formula adeguata perché possa essere compiuto il cammino da Sulmona all’Aquila”.

“Oltre all’aspetto celebrativo della consegna del ‘diploma’ istitutivo del Patrimonio immateriale dell’Unesco, che ritengo utile venga legato alla celebrazione della Perdonanza, credo che si debba guardare a un aspetto particolare che è quello della resilienza della comunità”, insiste Alesii.

“L’analisi dei comportamenti della Perdonanza degli ultimi quarant’anni e in particolare di quella dell’anno del terremoto, che come sappiamo non si interruppe, ha fatto scaturire nei ricercatori il desiderio di approfondire la capacità della nostra comunità di avere una propria forma di adattamento alle vicissitudini, dolorose e tristi”, rileva il portavoce del Comitato, “e in questo senso si è individuata la Perdonanza come uno dei riti principali che attivano questa capacità di risposta, di trovare in ciascuno di noi una risorsa che ci proietti verso il futuro seppure partendo da situazioni catastrofiche com’è stata quella del sisma”.

Alesii pone infine l’accento sulla necessità di “dotarsi di una dimensione adeguata delle ricerche storiche e auspico che entro quest’anno si possano portare a compimento alcuni studi in corso e si possa arrivare ad alcune pubblicazioni, che non solo siano di disvelamento ma soprattutto di approfondimento storico”.


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