Dopo averne sentite di tutti i colori, specialmente negli ultimi anni, probabilmente tutti sono concordi sul fatto che nel turismo, se si vuole concretizzare qualcosa, si deve ragionare in certi termini e magari senza fare proclami.

Per ragionare costruttivamente si può partire dalla constatazione che un polo turistico, piccolo o grande che sia, è un sistema organizzato. Questi due termini SISTEMA e ORGANIZZAZIONE orientano obiettivi e modus operandi.

Va chiarito anche che non sempre sono necessarie molte risorse,  l’importante è gestire bene quelle che ci sono, anche e soprattutto se sono poche.

Per far questo è fondamentale pianificare, progettare in modo partecipato; definire una strategia concreta e attuabile.

Investire senza strategia, come abbiamo visto finora, porta infatti a due risultati certi

1) Scarsi effetti

2) Costi alti e duraturi

Questo problema lo abbiamo già sollevato come LCV in occasione dell’approvazione del piano industriale del Centro Turistico del Gran Sasso, quando si sono pianificati investimenti senza un quadro strategico. In occasione di una riunione di commissione ci fu dato ragione sul rilievo di questa anomalia di metodo e di merito, ma poi si procedette comunque e sfacciatamente all’approvazione del piano degli investimenti. Insomma è stato come iniziare a costruire un edificio senza conoscerne la destinazione d’uso; iniziare a camminare senza sapere dove andare, parlare senza sapere di cosa, proprio come si è abituati a fare sul turismo aquilano.

Che fare dunque?

Si dovrebbe prima di tutto ed in tempi rapidi, elaborare una seria e concreta strategia di marketing; quindi conoscere la domanda turistica, nei dati e nei trend, la concorrenza ecc. Per far questo si dovrà redigere un buon bando allo scopo e coinvolgere professionalità capaci e affidabili che vanno “guidate” ad una progettazione strategica con paletti progettuali consoni alla realtà locale e agli obiettivi possibili.

Definita una strategia lo strumento operativo migliore è una serie di buoni bandi attuativi, anche questi con opportuni paletti (questa volta non progettuali ma  operativi) e commisurati alle risorse di volta in volta disponibili, le quali verranno impiegate nel quadro di un piano strategico complessivo. Così finalmente anche piccole risorse contribuiranno via via al progetto complessivo, senza più azioni inutili, inefficaci, insensate.

Parliamoci chiaro: tutto diventa inutile o addirittura dannoso se i bandi vengono fatti come al solito già pensando all’associazione del figlio, alla conoscenza del vicino di ombrellone, o al famosissimo amico dell’amico. Insomma è fondamentale per una volta uscire dalle consuete logiche di provincialismo e clientele; solo interlocutori qualificati e affidabili, non autoreferenziali.

Per quanto riguarda la situazione del Gran Sasso il metodo è naturalmente lo stesso ma in più si deve verificare l’effettiva disponibilità dei tanto sbandierati fondi dato che il  CTGS potrebbe essere nelle condizioni di non potervi accedere  per problemi non risolti di conti e bilanci (condizione che a suo tempo era invece imprescindibile).

L’Aquila che Vogliamo

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