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L’Aquila celebra il Giorno del Ricordo: una pagina di storia torna a parlare

A Palazzo Margherita l’evento del Comitato 10 febbraio nell’ambito del XXXIV Premio Borsellino

L’Aquila celebra il Giorno del Ricordo: una pagina di storia torna a parlare
Giorno del Ricordo. L’evento, tenutosi nella giornata di ieri a Palazzo Margherita, ha visto coinvolte autorità e studenti,

L’AQUILA – Ricordare è il primo passo affinché pagine buie di storia non tornino a riempire i nostri libri. Perché la memoria non è una graduatoria del dolore e, solo se onesta e condivisa, può davvero impedirci di ripetere gli stessi errori. Parte da questo presupposto l’iniziativa del Comitato 10 febbraio, nell’ambito delle manifestazioni del XXXIV Premio Borsellino, per il Giorno del Ricordo. L’evento, tenutosi nella giornata di ieri a Palazzo Margherita, ha visto coinvolte autorità e studenti, riunitisi per ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano e dalmata.

“Il Ricordo strappato: dalle foibe all’esodo”, condotto dalla giornalista Paola Peluso, è stato introdotto dai saluti istituzionali del consigliere Alessandro Maccarone che, dopo aver ringraziato il prefetto Vito Cusumano, ci ha tenuto a ribadire il ruolo importante delle istituzioni nel ricostruire le pagine di storia degli ultimi decenni. «Quello delle foibe è un tema che per tanti anni ha subito una censura storica ed è una vicenda che va ricordata con il giusto approccio storico, risalendo alla verità dei fatti attraverso la ricerca», ha affermato Maccarone.

Fabio Pace, Presidente del Comitato 10 febbraio Abruzzo, ha ricordato gli esuli presenti sul territorio aquilano, esponendo il progetto di creare un “angolo del Ricordo” con pannelli informativi, libri e materiale storico che consenta ai giovani di approfondire una vicenda che spesso non rientra nei programmi scolastici. Dal 10 al 15 febbraio, presso il Palazzetto dei Nobili, sarà allestita una mostra documentario-fotografica sul tema.

Fondamentali gli interventi dello storico Francesco Fagnani e del giornalista, consulente del Parlamento Europeo, Giorgio La Porta, che hanno curato la ricostruzione storica dei fatti. Fagnani, che al momento è al lavoro per ricordare la figura di Geppino Micheletti, il medico di Pola che perse entrambi i figli sulla spiaggia di Vergarolla, nella prima strage dell’Italia Repubblicana, ha parlato di chi ha provato a resistere ma non ce l’ha fatta. Ha ricordato le vittime infoibate, sopra le quali, secondo un’amara leggenda, veniva gettato un cane nero che doveva impedire alle anime di ricongiungersi con il corpo dopo la morte. «I nomi degli infoibati non si sapevano. Ridare un nome alle vittime è ridare dignità», ha concluso Fagnani. Un compito di cui si è occupato, in particolar modo, il maresciallo Harzarich che, tra i tanti, recuperò anche il corpo di Norma Cossetto.

La Porta, che da Bruxelles ha fatto un po’ di chilometri per essere presente all’evento, ha definito un traguardo parlare di foibe nel Giorno del Ricordo e nell’anno della Capitale della Cultura. Ha spiegato ai ragazzi attenti il modo in cui le vittime venivano infoibate, parlando di Porzûs, il primo film che ha davvero parlato della vicenda delle foibe, e delle due facce della resistenza, nella quale vennero uccisi anche lo zio del cantautore Francesco De Gregori e il fratello di Pier Paolo Pasolini.

La commemorazione ha trovato un momento particolarmente significativo nel pomeriggio con la deposizione di una corona, in Largo Martiri delle Foibe, per rendere omaggio a chi perse la vita e a chi fu costretto ad abbandonare la propria terra.

Con l’istituzione del Giorno del Ricordo, voluto dalla legge n.92 del 2004, l’Italia torna a dare voce alle vittime e dignità alle loro storie. Tra le tante vi sono quelle dolorose, ma altrettanto cariche di speranza e valore, come quella del cantautore Sergio Endrigo, dello stilista Ottavio Missoni, di Francesco Carpenetti, calciatore della Roma, del pugile Nino Benvenuti, dei fratelli Luxardo, i re del Maraschino, e di tanti altri uomini e donne che, per oltre mezzo secolo, hanno taciuto una parte di storia – della loro storia – per timore di non essere creduti o per paura di ripercussioni. Le loro voci, di cui lo spettacolo Esuli, prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo, si fa megafono, continuano a risuonare nel nostro presente, semplicemente ascoltando una canzone che parla di navi che partono, indossando un abito che porta incisi i colori di Zara, o guardando una partita di calcio o un incontro di box. La verità è che la storia negata non ha mai smesso di parlarci. Siamo noi ad essere stati sordi. Scegliere di ricordare oggi significa spezzare la catena dell’odio. Solo così il ricordo diventa insegnamento e monito per un futuro fondato sul rispetto e sull’umanità. Le vittime non hanno colore politico, sono solo vittime. Ricordarle tutte non divide la storia: la rende finalmente più vera.