L’Aquila brucia, un anno dopo: la cronaca di quei giorni e le lezioni imparate

di Alessio Ludovici | 01 Agosto 2021 @ 06:00 | AMBIENTE
incendi l'aquila
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L’AQUILA – Prima Arischia, 30 luglio, è l‘ora di pranzo e su Monte Omo si sviluppa un vasto incendio che impegnerà per giorni i soccorsi e ci vorranno settimane per mettere in sicurezza l’area. Ma il giorno dopo la grande paura del fuoco arriva a lambire anche la città dell’Aquila. Sempre ora di pranzo, un incendio si sviluppa tra Cansatessa e Pettino e prende forza e vigore. E’ il secondo fronte e anche un momento di grande smarrimento, sconforto e paura in città. Cosa sta succedendo? Se lo chiedono tutti, davvero tutti. Non lo sappiamo ancora a 12 mesi di distanza, probabilmente non lo sapremo mai, tante le voci, le illazioni sui possibili interessi, gli inneschi stranamente ritrovati proprio sul ciglio della strada nei giorni successivi.

Passano le ore, la città è incredula e frastornata. La paura per molti diventa terrore, si parla di una possibile evacuazione di abitazioni a Cansatessa e a Pettino.

L’atmosfera è surreale: “Le colonne di fumo, ben visibili anche lontano dall’Aquila, hanno gradualmente ricoperto il cielo della valle aquilana rendendo l’aria irrespirabile; l’Arta ha segnalato un pericoloso aumento dei livelli di concentrazione del benzene in questi giorni a causa dei fumi sprigionati nei roghi.” Il Comune apre il Coc e l’intervento dei soccorsi è massiccio, il suono costante dei mezzi aerei, Canadair ed elicotteri, fa inevitabilmente tornare alla mente un’altra emergenza. 

Non mancano le polemiche, quella sui volontari di giornata che vorrebbero dare una mano e che un’ordinanza del sindaco allontana dalle operazioni per pur ragionevoli motivi di sicurezza. Ma anche quelle sulla filiera dei soccorsi. Sono i forestali impegnati in città a parlare, sono passati pochi anni dallo smembramento del corpo forestale e la situazione, affermano, è fuori controllo. “I vigili guardano le case, li capisco, noi guardavamo il bosco, sono due approcci diversi”, spiegano a L’Aquila Blog. Conoscenza del territorio e della sua orografia, della flora, dei punti di attacco, dei sentieri, dei venti, elicotteri sul posto, e la flotta della forestale non privata. Non ce l’hanno con gli altri corpi, ma erano tanti i punti di forza della forestale nell’antincendio boschivo. Proprio dall’Aquila forse parte un momento di riflessione politica che ora è approdato nelle aule parlamentari e che punta a ripristinare una forestale nel paese. 

Per giorni le fiamme impegnano i soccorsi che ormai contano centinaia di persone all’opera tra Vigili del Fuoco, associazioni protezione civile, operai comunali, esercito. A volte sembra andare meglio, certi giorni invece sembra essere peggio. Il sottobosco ormai è un braciere e per spegnerlo ci vuole un lavoro a terra senza precedenti. Il 4 agosto, finalmente, arriva l’insperato aiuto del meteo. La pioggia dà un supporto essenziale ai soccorritori per mettere in sicurezza i diversi fronti. 

Si contano i danni, le immagini di Matilde Albani da Monte Pettino raccontano di una montagna colpita duramente, di posti quasi irriconoscibili tra incendi e sbancamenti per i soccorsi. Si cerca di capire anche cosa sarà in futuro. Diversi gli interventi, come quello di Silvano Landi, per segnalare la necessità di una immediata bonifica, le pinete andate in fumo avevano proprio il compito di mettere in sicurezza certi versanti delle nostre montagne e ora il dilavamento fa paura. Se ne avrà un assaggio ad Arischia una ventina di giorni dopo. 

Centinaia e centinaia alla fine gli ettari andati in fumo, e centinaia di migliaia di euro il costo per la bonifica, senza considerare quelli per lo spegnimento. Ci sono state anche le belle storie, quella del passo Crudele o quella della Ginestra Aquilana. E forse c’è la morale. “Io non perdo mai” era solito dire Nelson Mandela, “o vinco o imparo”. Un anno dopo i mezzi aerei sul posto hanno probabilmente scongiurato nuovi violenti roghi.


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