L’Aquila brucia, ecco cosa sappiamo di questi giorni di fuoco

di Alessio Ludovici

di Alessio Ludovici | 02 Agosto 2020 @ 06:50 | AMBIENTE
incendio
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L’AQUILA – Si chiude nel peggiore dei modi questo mese di luglio per il territorio aquilano. Migliaia di cittadini che abitano le frazioni e i quartieri di Arischia, San Vittorino, Cansatessa, Pettino e San Sisto stanno vivendo giorni e notti da incubo.

Tutto è iniziato giovedì, intorno alle 14, quando viene segnalato un incendio boschivo proprio nei pressi dell’abitato di Arischia, sulla strada statale 80 che conduce al passo delle ‘Capannelle’, su Monte Omo in località Fosso delle Pescine. Da lì, in poche ore, le fiamme, alimentate dai venti e dal grande caldo di questi giorni, raggiungono un’estensione di decine di ettari. Il giorno dopo, stesso orario, sempre le 14, Monte Cozza, zona Pettino-Cansatessa, in un’area non troppo distante dalle abitazioni che ha interessato tutta la dorsale, soprattutto il versante che affaccia su Valle Cascio, nella periferia ovest della città. Le voci, poi smentite dalla Prefettura, di una possibile evacuazione delle abitazioni ha allarmato la popolazione, soprattutto più anziana. Per questo motivo anche i residenti si sono mobilitati per tentare di evitare che il fronte possa spingersi vicino alle case. 

Il Piano comunale di Protezione civile

Le colonne di fumo, ben visibili anche lontano dall’Aquila, hanno gradualmente ricoperto il cielo della valle aquilana rendendo l’aria irrespirabile; l’Arta ha segnalato un pericoloso aumento dei livelli di concentrazione del benzene in questi giorni a causa dei fumi sprigionati nei roghi.

Due gli incendi di pericolosità ‘alta’, secondo il Piano comunale di Protezione civile, per i quali è  stato indispensabile l’intervento della flotta aerea e di massima allerta, avendo cioè interessato le fasce perimetrali e di interfaccia, quelle zone in cui il contesto urbano e quello rurale si incontrano. Due elementi che hanno portato all’apertura del Coc, il centro operativo comunale che è la struttura che coordina tutte le funzioni di protezione civile e tutte le operazioni connesse, insieme alla Sala Operativa della Protezione Civile regionale e ai Vigili del Fuoco: dai soccorsi alle eventuali evacuazioni, per le quali il sindaco, Pierluigi Biondi, ha detto di aver predisposto delle sistemazioni di emergenza. Sul posto stanno operando ancora numerose squadre di vigili del fuoco e Protezione civile e le operazioni di spegnimento,  ancora in corso, probabilmente dureranno giorni.

LE ORIGINI

A differenza dell’incendio di San Giuliano del 2007, entrambi i roghi dei giorni scorsi, è ormai certo, sono di origine dolosa. I nuclei investigativi dei Carabinieri forestali, le forze dell’ordine e anche qualche cittadino hanno trovato diversi inneschi sia nei luoghi di origine dei roghi, sia in zone non ancora interessate dalle fiamme, ad esempio in Via Francia, a Pettino. C’è anche chi li ha paragonati, per caratteristiche e tempistica, ai roghi che hanno devastato il Monte Morrone.

Non ci sono, al momento, ipotesi su un possibile movente che può essere legato al bosco e alla sua valorizzazione economica. Non è esclusa, al momento, nemmeno la pista del piromane. Ma se si tratta veramente di dolo, chi ha interesse a incendiare una intera montagna? E’ inestimabile il danno arrecato al patrimonio boschivo della nostra Regione ha detto il presidente Marsilio, invitando anche lui, anche in forma anonima, a comunicare qualsiasi informazione sia utile all’individuazione dei responsabili. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo contro ignoti in cui è ipotizzato il reato di incendio colposo.

I DANNI

Un calcolo dei danni andrà fatto a bocce ferme, ma visto il precedente di San Giuliano, le conseguenze saranno davvero notevoli. Il progetto di bonifica della pineta di San Giuliano, 3 milioni di finanziamento, è pronto da tempo. Ci sono 2  milioni affidati al Comune ed uno all’Amministrazione degli usi civici di Collebrincioni. Si tratta dell’indennizzo dell’Assicurazione a seguito dell’incendio che nel 2017 devastò la zona comprendente tutta la pineta di San Giuliano, e venne iscritto  in Bilancio nel 2014.

Secondo una prima stima effettuata, oggi, dalle forze anti incendio scese in campo, gli ettari di vegetazione bruciati sarebbero 500. Nelle aree di interfaccia foresta-urbano vengono periziati non solo i danni alla superficie boschiva, alla flora e alla fauna, ma anche la funzione che essi svolgono rispetto alla città in termini di rischio idrogeologico, di fruizione turistica, di utilizzo dei frutti del bosco. Viene stimato inoltre il mancato assorbimento di emissione C02.

I SOCCORSI

Dalle prime ore di giovedì sono sul posto squadre dei vigili, che svolgono anche la funzione Dos, Direttore operazioni spegnimento, una volta svolte dai Forestali, coordinando sul campo i volontari o i lanci dai mezzi. L’unità specializzata di repertazione del dell’Antincendio boschivo dell’Aquila è risalita al punto esatto in cui l’incendio ha preso le mosse.

Si tratta del Fosso delle Pescine, all’interno del bosco dove è pressoché impossibile l’auto combustione. I carabinieri forestali del Parco (oltre alle stazioni di Arischia, Campotosto, Assergi, e l’Aquila) hanno presidiato durante la notte l’area interessata dall’incendio e segnalato ai soccorritori i sentieri per arrivare agevolmente nelle zone di intervento, oltre ad aver provveduto alla salvaguardia di una pianta rara ed autoctona che si trova solo in quest’area: la genista pulchella.

Sono intervenuti i gruppi di protezione civili dell’Aquila e dei Comuni limitrofi, gli Alpini del IX Reggimento con mezzi cingolati, tutti coinvolti nelle operazioni di spegnimento o di contenimento del fronte del fuoco con la costruzione di linee tagliafuoco. A queste hanno contribuito anche agricoltori con i loro mezzi per dissodare i terreni e spostare, semplici cittadini con pale, motoseghe, zappe e roncole. Sono entrati in azione sette canadair e due elicotteri, un elicottero dell’esercito un AB412un elicottero Erickson S64 in dotazione alla Protezione civile. Per quanto riguarda le forze di terra, sono oltre 100 gli uomini che hanno preso parte alle operazioni di spegnimento e anche un drone.

I volontari

Su entrambi i fronti sono al lavoro complessivamente 26 squadre di volontari di Protezione Civile, tutte dotate di certificazione di secondo livello antincendio. Sono arrivate a dare manforte agli uomini dei VVF anche tre sezioni operative rispettivamente da Terni, Rieti e Ascoli. Per i Vigili del Fuoco sono inoltre impegnate squadre a terra arrivate da Pescara e Teramo. In totale presenti sul campo nelle operazioni di spegnimento ci sono76 unità e 35 mezzi, oltre ad un Nucleo NazionaleSapr.

Le critiche

Ci sarà il tempo per analizzare l’accaduto ma in tanti in città si interrogano sulla lunga sequenza di incendi boschivi, di grave entità, che stanno colpendo il territorio, ormai da troppo tempo. Gli incendi in città ci sono sempre stati ma non avevano mai rappresentato un elemento di preoccupazione come verifichiamo oggi. In molti hanno puntato il dito sulla scioglimento del Corpo forestale. Scioglimento che ha diviso le funzioni di antincendio boschivo in troppi settori, con la conseguenza di un indebolimento delle funzioni di prevenzione, di soccorso e guida dei soccorsi da terra, una volta svolte dai Forestali. “Gli incendi boschivi c’erano anche prima, gli incendiari pure, ma la differenza la faceva il Corpo forestale”, afferma senza mezzi termini la Ferfa.

I rimboschimenti dei Pini


Sempre attuale, ma sempre senza soluzioni, la discussione sulle caratteristiche dei nostri boschi. I vecchi rimboschimenti di pini in questo senso sembrano delle vere e proprie bombe ad orologeria. Aghi, resine e pigne pronte a trasformare in pochi minuti, se le condizioni atmosferiche sono favorevoli, ogni focolaio in una vera e propria miccia. Altri, sull’onda delle polemiche per lo spostamento della sede del Soccorso Alpino a Pescara, hanno criticato la lentezza dei soccorsi aerei e rispolverato l’ipotesi di strutturare, a Preturo, un aeroporto di Protezione Civile.

Sono tante le questioni aperte rese difficili soprattutto da una burocrazia che impedisce un virtuoso rapporto tra comunità locali e territorio. Dall’abbandono delle terre all’avanzamento smisurato della boscaglia con erbe alte e cespugli, ideali per lo sviluppo degli incendi devastanti; dall’abbandono delle operazioni di pulizia del boschi, agli interessi economici e speculativi, dalla gestione delle terre di uso civico al business delle biomasse. Tutti elementi sui quali, ciclicamente, la città, si interroga. L’indignazione che corre sui social è forse oggi più rumorosa del solito e l’onda emozionale e mediatica che si lega agli incendi è forte.

Ma ora è tempo che la politica si faccia carico di dare risposte concrete. Non basta più riflettere solo sull’adeguamento degli interventi di pronto spegnimento. È necessario, invece, attuare misure preventive e la prevenzione passa attraverso l’educazione al rispetto dei beni comuni, la gestione forestale attiva e la sorveglianza efficace. Il tutto va inquadrato in un assetto istituzionale del settore, una governance che, francamente, ora sembra la vera criticità da affrontare.


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