L’Aquila, arrestati cinque egiziani: ferito un minore tunisino. Sullo sfondo il controllo del territorio

Gli inquirenti: decisive testimonianze, videosorveglianza e collaborazione con le case famiglie

di Alessio Ludovici | 22 Giugno 2024 @ 05:00 | CRONACA
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L’AQUILA – E’ stata la testimonianza di un vigilantes, che passava per caso nel Parco del Castello, a far scattare l’indagine che ha portato all’arresto di cinque giovani egiziani, accusati di rapina, aggressione e porto di armi improprie. L’uomo, lo scorso 15 maggio, è intervenuto a difesa di un altro ragazzo, un minorenne tunisino, venendo a sua volta ferito dagli aggressori del ragazzo. Quello del Parco Castello non era però il primo episodio. Un’altra aggressione ai danni del ragazzo ci sarebbe stata il 9 aprile nella zona di Collemaggio, ma nessuno si era presentato a denunciare il fatto. La vicenda è stata ricostruita solo grazie alle successive indagini di Procura e Carabinieri.

Ad illustrare i risultati dell’operazione, ieri in una conferenza stampa presso la Procura della Repubblica dell’Aquila, c’erano il neo procuratore antimafia Alberto Sgambati, il sostituto procuratore Ugo Timpano, il comandante provinciale dei Carabinieri, Nicola Mirante, e i Carabinieri della compagnia dell’Aquila che hanno materialmente eseguito gli arresti.

Sullo sfondo, ha spiegato il colonnello Mirante, ci sarebbe un “tentativo di controllo del territorio” che coinvolge giovani egiziani e tunisini. Un meccanismo anche psicologico che spinge alcuni gruppi di giovani stranieri ad occupare delle zone e a riconoscerle come proprie per poi operarvi per fini leciti o meno.

L’operazione arriva ad una settimana di distanza dagli arresti in fragranza di altri sei giovani, tre egiziani e tre tunisini, protagonisti di due risse con tanto di coltelli, la prima nella zona di Collemaggio e la seconda alla Villa Comunale.

Un fenomeno che sta facendo da tempo discutere la città negli ultimi mesi. Prima ancora, tra febbraio e marzo, c’era stato il tentativo di occupazione della zona di Piazza Palazzo attraverso il controllo di uno stabile in via Paganica, inagibile e di proprietà della Regione Abruzzo. Il palazzo in questione, fino a quando non si è proceduto allo sgombero, era improvvisamente diventato il covo di tali individui che, anche utilizzando delle lastre di compensato, avevano transennato tutta la via che piantonavano in passamontagna.

Uno dei tanti anfratti del centro storico in cui nascondono armi e droga, facilitati dalla presenza di tanti edifici abbandonati, riparati e non, e di una più generale atmosfera di degrado.

Proprio in una casa in centro storico i Carabinieri dell’Aquila hanno rinvenuto, nel corso delle indagini che hanno portato agli ultimi arresti, una mazza da baseball, qualche grammo di hascisc e una pistola giocattolo probabilmente utilizzata per intimidire.

I cinque egiziani hanno tra i 19 e i 26 anni di età, due agli arresti e tre con il divieto di dimora. La vittima, un minorenne tunisino, ha riportato anche ferite da armi da taglio al polso, alla spalla e al fianco ma non si è mai presentato in ospedale.

Un’indagine veloce che dimostra, hanno spiegato Sgambati e Mirante, l’attenzione dell’autorità giudiziaria e delle forze di polizie a un fenomeno che desta preoccupazione in città. Gli inquirenti hanno ricostruito i fatti grazie a testimonianze ed immagini di video-sorveglianza ma anche grazie alla stretta collaborazione con le case famiglia di cui il gruppo di giovani era stato ospite in passato.

E’ la terza operazione dopo il vertice in Prefettura in cui si è deciso di intensificare l’attenzione alla problematica della criminalità minorile. L’altro ieri, nel corso di un controllo straordinario del territorio, la Polizia di Stato di L’Aquila ha individuato due maggiorenni irregolari, di nazionalità tunisina e marocchina, per i quali è stato emesso e notificato l’ordine di lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni. Per la rissa alla Villa comunale, intanto, sono stati emessi dal Questore, dr. Enrico De Simone, dieci D.A.C.U.R. nei confronti di altrettanti giovani, tutti di origini magrebina, che impongono agli stessi il divieto di frequentare le zone oggetto dei fatti contestati.

Una linea di fermezza contro la criminalità minorile ribadita ieri in una nuova riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica presieduto dal Prefetto dell’Aquila, Giancarlo Di Vincenzo.

All’ultima operazione è arrivato anche il plauso del sindaco Pierluigi Biondi. “Le misure di custodia cautelare, eseguite con tempestività, e la presenza più visibile delle forze dell’ordine nei luoghi considerati a rischio, – ha affermato – consentono di contrastare energicamente questi fenomeni e di mantenere gli elevati standard di sicurezza urbana che caratterizzano la nostra città”.


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