@  foto Tettamanti
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Riceviamo e pubblichiamo da Appello per L’Aquila – Abbiamo ascoltato con sconcerto e indignazione la dichiarazione rilasciata dal sindaco Cialente in un’intervista a margine dell’ultimo Consiglio comunale. Una dichiarazione priva di contenuti e argomentazioni di natura politica,  e  che invece snocciola una lunga sequela di intimidazioni. In primis, Cialente attacca la stampa libera per aver pubblicato  le intercettazioni telefoniche da cui è emersa la statura morale dei suoi ex assessori e la disinvoltura con cui gli stessi parlano di “mafia interna” al Comune e di mazzette, accomunando la stessa stampa e gli oppositori politici agli sciacalli che speculano sulla città.

Dunque, secondo il Sindaco, chi, nella sua funzione di controllo in Consiglio comunale, osa sollevare questioni scottanti, o chi denuncia il malaffare,  è pari a chi specula sul disastro della città per fini di interesse, potere o arricchimento personale.
In secondo luogo, il Sindaco arriva  all’attacco personale – con minaccia di querela – nei confronti di una esponente di Appello per L’Aquila, la professoressa Annalucia Bonanni, rimarcandone il ruolo di educatrice, rea a suo giudizio di essersi indignata per quello che lo stesso capo della Squadra Mobile aquilana ha definito “un radicato sistema di corruzione” messo in luce dall’inchiesta “Do ut des”. E non è la prima volta che questo accade: lo stesso attacco intimidatorio era già stato portato dal Sindaco nella conferenza stampa sul ritiro delle dimissioni, davanti a tutti i media nazionali.
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E’ assolutamente  inaccettabile che il Sindaco continui a difendere il suo operato e la sua onorabilità non con argomenti o atti concreti, ma con atteggiamenti offensivi e intimidatori nel tentativo di smorzare le voci critiche.
Riteniamo che il discredito personale, l’offesa e l’intimidazione non abbiano nulla a che vedere con la normale dialettica politica, per quanto aspra o accesa.
Siamo piuttosto di fronte a una prassi purtroppo già sperimentata nella peggiore degenerazione della politica di questo Paese, per cui non si risponde nei contenuti a chi, con i contenuti, contesta e si oppone, ma si preferisce rispondere con la minaccia e l’attacco personale, additando a pubblico nemico non chi col suo operare getta discredito sulle istituzioni, ma chi osa contestare i responsabili di questo discredito.
Al di là di ogni altra considerazione politica su quanto accaduto nell’ultimo Consiglio, questa modalità è vergognosa e inaccettabile.

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