L’Aquila al voto tra passato e un futuro coraggioso

di Cinzia Scopano | 10 Giugno 2022 @ 06:20 | EDITORIALI
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L’AQUILA – L’Aquila al voto. Ci siamo. Domenica prossima gli aquilani e le aquilane si preparano a eleggere il sindaco (o la sindaca) e un nuovo Consiglio comunale.

A 13 anni dal terremoto è un voto importante per il capoluogo di regione, che deve continuare a correre sulla strada della ripresa post sisma, con l’ulteriore aggravio della pandemia, alla continua ricerca di un’identità smarrita e di un profilo urbano che, dalla notte del 6 aprile 2009, si è smarrito. Una corsa che, ora, deve farsi ancora più seria, impegnativa, come quella di un maratoneta che si prepara ad affrontare i suoi 42 chilometri di competizione: con concentrazione, preparazione, realismo e misurando ogni passo sapendo che dall’altro lato c’è chi si aspetta un risultato.

Si confrontano un centrodestra unito a sostegno di Pierluigi Biondi, sindaco uscente di Fratelli d’Italia, e un centrosinistra con Stefania Pezzopane, deputata del Partito democratico ed ex presidente della Provincia dell’Aquila, appoggiata anche dal Movimento 5 stelle, e Americo Di Benedetto, vicino ad Azione di Carlo Calenda e sostenuto anche da +Europa. Outsider Simona Volpe, sostenuta da Liber Aquila.

I settori caldi da monitorare con attenzione, nemmeno a dirlo, sono la ricostruzione pubblica e la ricostruzione privata del centro storico. Ancora oggi, allontanandosi dal cuore della città, spuntano aggregati o monumenti non ricostruiti che sono un pugno in faccia e quanto meno una figura poco degna di fronte agli italiani che hanno contribuito alla ricostruzione essendo finanziata dai soldi pubblici. E la ricostruzione delle frazioni, obiettivamente penalizzate. Ormai tutti gli aquilani hanno una casa, ma a molti manca la città. La ricostruzione procede, ma va a due velocità: molti palazzi monumentali sono restaurati, ma altrettanti palazzi restano incerottati da impalcature e, alzando gli occhi al cielo, s’incrociano ancora troppe gigantesche gru. I prossimi cinque anni devo essere quelli dello stop alla ricostruzione, non perché sono finiti i fondi, ma perché si è restituita la città nella sua interezza.

E poi il destino delle new town, quasi una seconda città, e delle casette post-sisma in bilico tra sanatoria e demolizione. E poi c’è il lavoro, nota dolente di molti, soprattutto dei giovani, che chiedono stabilità e non precariato, ma anche degli over ‘50, l’ossatura della società, coloro che devono sostenere i giovani che studiano, ma che rischiano di uscire dal mercato del lavoro e non rientrarci più. Un centro storico che è ancora uno dei più grandi cantieri d’Europa dove ha riaperto solo una piccola parte dei negozi, per lo più bar o ristoranti dove vanno a pranzare gli operai o i turisti, di nuovo numerosi dopo la pandemia, o i ragazzi che occupano il centro storico fino a notte fonda nei week end tra le lamentele dei residenti e il problema della sicurezza. Ancora, la sanità, la ricostruzione delle scuole, il nuovo Prg, il Pnrr con l’auspicio di una utilizzazione ottimale dei fondi.

Tante questioni, insomma, sul piatto della bilancia, che anche il nostro giornale ha sottoposto direttamente ai candidati a sindaco e per i quali si attendono concretezza, operatività vera e trasparenza. Oggi, non si possono perdere più treni, la città dell’Aquila lo chiede. “L’Aquila è una città disarticolata”, dice lo storico Raffaele Colapietra, e allora è questo che devono pretendere i cittadini, alla vigilia del voto: un futuro fatto del coraggio di scelte innovative che riportino il capoluogo di regione allo status che merita e che aveva.

Noi di Laquilablog.it monitoreremo e lo racconteremo quotidianamente: tredici anni sono stati sufficienti per trarre un bilancio. Adesso avanti con piglio, fornendo risposte senza più deroghe e senza più tempi supplementari.


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