L’Aquila, Accademia dell’Immagine, De Matteis: “Impossibile vendere l’edificio per ripianare i debiti”

di Redazione | 28 Novembre 2013 @ 19:33 | EDITORIALI
De Matteis forza italia torrione
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di Maria Cattini – La Legge regionale 4/2000- approvata in Consiglio poco prima delle elezioni, su proposta dell’allora assessora Stefania Pezzopane– all’articolo 4, dove si autorizza la Regione a contrarre il mutuo necessario all’acquisto dello stabile, è scritto chiaramente che ‘nell’ipotesi dello scioglimento dell’Accademia, l’immobile acquistato dalla stessa con l’autorizzazione prevista dalla presente legge, viene acquisito al patrimonio della Regione Abruzzo’. Avete capito bene: è stata proprio la Pezzopane a proporlo”.

E’ probabilmente questa la novità più clamorosa svelata dal vice Presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, nel corso della conferenza stampa tenuta oggi al fine di “smentire tutte le bugie del Sindaco Cialente”, già presidente della stessa Accademia.

Un aspetto che, di fatto, demolisce definitivamente la soluzione avanzata da Cialente e dalla stessa Pezzopane che avrebbero proposto di vendere l’edificio per ripianare i debiti dell’istituto.

Questa ipotesi aveva suscitato subito forti possibilità: può un Istituto privato, anche se vanta la Regione tra i suoi soci, rivendere un immobile comprato con i soldi dei contribuenti per ripianare i debiti? A quanto pare, proprio no.
Non solo. Una volta venduto lo stabile, il Sindaco Cialente non sembrava preoccupato di chiedersi con quali soldi sarebbero stati pagati i canoni di locazione ai privati. Con un nuovo finanziamento annuale della Regione?
Certo, se si rimane convinti che i fondi pubblici siano denaro di nessuno, ci si può permettere di gestirli come più aggradata e ognuno può farci quello che vuole. Basta una nuova leggina e il gioco è fatto.

Peccato che siano cambiati i tempi, le casse siano sempre più vuote e i cittadini, esausti di pagare tasse, siano molto più attenti della gestione delle finanze pubbliche.

Inoltre, ha sottolineato il vice presidente del Consiglio regionale, non è vero che nei cassetti dell’Ufficio speciale per la ricostruzione sarebbero già pronti i 6milioni necessari alla ricostruzione dello stabile: “A leggere il quadro degli interventi di edilizia pubblica per il 2013, finanziati con oltre 22milioni della delibera Cipe di dicembre 2012, non risulta alcun investimento nella ricostruzione del palazzo a Collemaggio. E non risulta neanche tra gli interventi finanziati con gli 11milioni della delibera n. 43 del 2010. C’è, al contrario, un finanziamento pari ad 1milione e 200mila euro per il cinema Massimo”.

“Nello statuto dell’Accademia,- continua De Matteis- non è prevista la figura del commissario unico. Solo quella del Presidente, dei consiglieri d’amministrazione e, eventualmente, del liquidatore. Al contrario, il 27 giugno del 2011, l’avvocato Tatafiore è stato nominato commissario unico. I suoi atti, dunque, sono da considerarsi nulli”.

Il vice presidente del Consiglio regionale, poi, mostra una lettera del 14 marzo 2013, firmata da Massimo Cialente e indirizzata all’allora assessore alla Cultura, Luigi De Fanis: “Caro assessore, come già ti ho scritto in passato, la situazione dell’Accademia dell’Immagine è particolarmente compromessa anche in considerazione del fatto che da più di tre anni non ha un Cda né un Responsabile Legale. Considerando anche la grave situazione debitoria – scriveva il primo cittadino – credo che l’unica soluzione sia la nomina di un Commissario che possa traghettare questa difficilissima situazione. Avrei trovato una persona disposta ad assumersi questo delicatissimo impegno, l’Ing. Umberto Beomonte Zobel”. Il Sindaco proponeva proprio il direttore del Centro turistico del Gran Sasso, un’altra azienda con i conti perennemente in rosso. Quasi che per il Sindaco dell’Aquila, fare debiti con i soldi dei cittadini, sia considerato un merito.

“La Corte dei Conti – spiega infine De Matteis – denuncia che già nel 2007 la situazione finanziaria dell’ente era rovinosa. Se non si fosse fatto ricorso ad artifici contabili, si sarebbe arrivati già allora alla messa in liquidazione. Alla fine di agosto, la Corte ha intimato a Cialente e ad altre 11 persone di presentare delle contro deduzioni. Vorremmo proprio sapere cosa ha raccontato agli inquirenti”.


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