L’Aquila. AAA cercasi: bar e ristoranti senza personale

di Marianna Gianforte | 21 Giugno 2022 @ 06:00 | ATTUALITA'
personale
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Ristoranti, locali, bar, ma anche alberghi senza personale, o notevolmente sottodimensionati. Se ne parla ormai da molti mesi: è la carenza di manodopera che attanaglia gli esercizi pubblici di tutta Italia, uno dei grandi problemi della ripresa economica del post pandemia, e che all’Aquila si fa sentire forte in una fase di grande attrazione turistica e di vera e propria esplosione di attività commerciali della ristorazione e dell’accoglienza in centro storico e non solo. E’ la crisi al contrario: quella che vivono gli operatori di tutto il comparto in una città che ha cambiato pelle e abitudini trasformandosi, negli anni dopo il sisma, in un grande attrattore di locali e attività che spuntano in ogni angolo di strada e di piazza. Che, però, non riescono a trovare personale. Spariti quei giovani, studenti per lo più, pronti a rimboccarsi le maniche e a fare il sacrificio di lavorare nei mesi della pausa dallo studio per racimolare un po’ di soldi, magari comprare il motorino, pagarsi la prossima vacanza.

E’ una questione di stipendi? Di lavori troppo duri? Di sussidi che disincentivano? Di carenza di professionalità? Tutte queste motivazioni messe insieme. Dal centro storico dell’Aquila alle periferie sino a Fonte Cerreto, l’affanno degli imprenditori del settore è sempre lo stesso.

“Io propongo un contratto regolare – dice il gestore della pizzeria ‘Il Vicoletto’, in centro storico, Flavio Macchiagodena – con tanto di assicurazione, con i contributi, con le ferie e le malattie, per un servizio di 5-6 ore a pranzo o a cena. Tutto quello che chiediamo è: disponibilità, sorriso e cortesia. Ma anno dopo anno è sempre più difficile trovare giovani disposti ad accettare. Certo, lo sappiamo: lavorare nella ristorazione è un sacrificio che impegna sei giorni su sette. L’impressione – spiega Flavio, che da due mesi cerca personale e dopo che una lavoratrice ha rinunciato a essere assunta – è che non ci sia più propensione al sacrificio. Forse per i giovani oggi è diventato più facile guadagnare in altri modi. Oppure si preferisce godersi l’estate. E a noi operatori non resta che ricorrere a persone straniere, migranti, qualche volta anche ai ragazzi e alle ragazze delle case famiglia”. Ma c’è un altro grande problema percepito dai ristoratori come Flavio: il sistema dei sostegni e dei contributi che ‘piovono’ sulle comunità in modo diffusivo, inducendo, prova ad analizzare Flavio, le famiglie a non accettare lavori regolari. “Spesso si rinuncia a far lavorare un figlio con un contratto per non perdere, ad esempio, l’assegno unico, ed è ciò che mi è capitato di sentire da parte di un genitore”, dice sorpreso, mentre ancora oggi si arrabatta nel suo ristorante alla ricerca di due figure che rafforzino, per la stagione estiva, il gruppo storico dei suoi sei collaboratori.

Anche un noto ristorante di pesce nella periferia ovest della città vive la stessa problematica e dopo mesi e mesi di chiusure e di sofferenza dovuti all’emergenza sanitaria, con i fatturati fermi, adesso c’è la carenza di personale: “Sembra quasi che non ci sia più l’esigenza di lavorare per vivere – spiega la titolare -. E’ un lavoro pesante e faticoso, che però dà anche tantissima soddisfazione a chi lo fa con passione; purtroppo si concentra soprattutto nei weekend e nei festivi e questo induce tanti giovani a non volerlo fare. Poi, c’è anche l’aspetto della formazione: i lavoratori e le lavoratrici che si affacciano a questo mestiere senza esperienza devono essere accompagnati ad apprenderlo bene. E non è facile”.

Dello stesso parere anche Piergiovanni Orzieri, direttore del ristorante ‘Villetta food & drink (bar, ristorante e camere)’ di Fonte Cerreto, ad Assergi, dall’8 dicembre con una nuova gestione. “Stiamo cercando personale da un mese, abbiamo diffuso annunci non soltanto sui nostri profili social, ma anche alla radio – racconta –, ma la risposta, sinora, è stata davvero scarsa. Eppure, siamo aperti a lavoratrici e lavoratori giovani e meno giovani. Tra i vari motivi che disincentivano potrebbe esserci la lontananza di Fonte Cerreto rispetto al centro storico cittadino, dove, immagino, sia più comodo lavorare”. Ma l’altro grande problema è sempre la mancanza di professionalità. “Non c’entra nulla il reddito di cittadinanza – precisa Piergiovanni –, c’è molta difficoltà a individuare persone in grado di assicurare nel lungo periodo una collaborazione, e riguarda tutte le strutture della zona a prescindere dal tipo di contratto che viene proposto”. Potrebbero gli studenti degli istituti alberghieri essere una soluzione? “Sì, nella misura in cui si attiva la formula dell’alternanza ‘scuola lavoro’ sì – conclude il direttore della Villetta – ma, purtroppo, sono attratti più dalla stagione balneare, più remunerativa, che dal lavoro stagionale in città”.

personale

IL PUNTO DI VISTA DELLA FILCAMS CGIL. Non può esaurirsi nel reddito di cittadinanza la motivazione di una grave e generalizzata carenza di personale nei pubblici esercizi anche secondo Andrea Frasca, componente della segreteria provinciale della Filcams Cgil. Limitarlo a questo significherebbe banalizzare un problema che ha radici sistemiche e dunque, ben più ampie e complesse. Una questione che fa il paio con tanti altri settori, come quello sanitario e medico, quello dell’edilizia, soprattutto al Nord, e della manovalanza specializzata (vedi i meccanici specialisti, praticamente introvabili in tutto il Paese). “Il turismo – spiega Frasca – è retto dall’alta professionalità dei suoi lavoratori e delle sue lavoratrici. C’è una grande domanda di personale preparato, formato, che non trova risposta adeguata nell’offerta, troppo bassa. Che si tratti di un barman, di uno chef, di un maitre di sala, o che si tratti di camerieri: sono mestieri per i quali c’è bisogno di preparazione e di specializzazione, anche all’Aquila, dove c’è stata negli ultimi anni un’esplosione di pubblici esercizi. In una città nella quale, tra l’altro – fa notare il sindacalista – c’è una decrescita demografica importante, contenuta soltanto grazie alla presenza di migranti. C’è poi da dire che i lavoratori del comparto devono essere correttamente retribuiti e, spesso, non lo sono. Infatti, sempre più i giovani e le giovani che si rivolgono al sindacato raccontano di aver deciso di lasciare L’Aquila per andare a lavorare all’estero, per esempio in Svizzera, o nelle regioni del Nord Italia. Proprio di recente una giovane mamma lavoratrice ha accettato un lavoro in una regione del Nord lasciando L’Aquila dopo anni di studio e di attività in un ristorante”. 

Nemmeno gli istituti alberghieri riescono a colmare l’esigenza di personale qualificato. “In alcuni periodi dell’anno stagione invernale e stagione estiva in modo particolare, la domanda raggiunge picchi altissimi – spiega Frasca – e non mancano, ma non si deve assolutamente generalizzare, situazioni di sfruttamento dei lavoratori, con persone costrette a lavorare più ore di quanto preveda il loro contratto”.


Print Friendly and PDF

TAGS