di Maria Cattini – A pochi giorni dall’anniversario del sisma del 6 aprile un’altra tegola coinvolge il centro storico dell’Aquila e, ancora una volta, i lavori dei sottoservizi.

Nei primi giorni di marzo, il 4 per la precisione, gli uffici tecnici del Comune dell’Aquila sono stati investiti della problematica riguardante lo stato di pericolosità riguardante un aggregato prospiciente Corso Vittorio Emanuele II. Si tratta dell’aggravamento sul quadro fessurativo di un edificio già sottoposto a monitoraggio costante e continuo che potrebbe essere a rischio crollo in caso di una scossa. Ma a tutt’oggi, 24 marzo, pare che la priorità degli uffici tecnici non sia la sicurezza del centro storico né delle migliaia di persone che ogni giorno attraversano quel tratto di Corso ‘stretto’.

A questo punto c’è da pensare che si prenderanno provvedimenti solo dopo il decennale del sisma e dopo il Giro d’Italia che si terrà a maggio?

La zona oggetto del pericolo crollo è la stessa interessata dalla denuncia pubblica fatta nel 2017 dall’avvocato Fausto Corti e dal M5S, circa la pericolosità riscontrata in alcune vie limitrofe al Corso stretto, oggetto di scavi per i sottoservizi che erano andati a lesionare gravemente alcuni edifici.

La vicenda era legata agli esposti di alcuni condòmini di due aggregati lungo corso Vittorio Emanuele, che avevano avviato un contenzioso con la società realizzatrice “Asse centrale scarl”, composta dalla ravennate Acmar (capofila) e dalle aquilane Edilfrair e Taddei. I proprietari, allora, ritennero che il “passaggio” dei sottoservizi avesse la responsabilità di danni, con lesioni e crepe, riportati dagli edifici in questione.

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