L’Aquila 2022, la battaglia sul territorio: 81 sezioni elettorali e il peso della Grande Aquila

di Alessio Ludovici | 16 Novembre 2021 @ 06:00 | VERSO LE ELEZIONI
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L’AQUILA – Settantamila gli abitanti del capoluogo, circa 59mila saranno chiamati alle urne l’anno prossimo per rinnovare il consiglio comunale della città ed eleggere il sindaco. Un elettorato spalmato su una città di oltre 470kmq e oltre cinquanta frazioni, ognuna con i suoi problemi, storia, potenzialità, ma anche connessioni, interazioni, legami vecchi e nuovi, tradizioni politiche ed elettorali diverse. Aspettative. Per raccogliere le quali oltre che comporre liste che le rappresentino in modo equilibrato servirà un’organizzazione che permetta di battere a tappeto il territorio. 

Sono 81 le sezioni elettorali, ottanta se escludiamo il seggio dell’ospedale San Salvatore, il 13. Spesso è difficile dividerle, e rappresentarle, in modo coerente e razionale, i confini di ogni sezione hanno solo in parte a che fare con la geografia e demografia del territorio, ma molto con la storia amministrativa. Così può capitare che una serie di strade di una zona appartengano ad una sezione elettorale, ma nelle stessa zona, strade di più recente urbanizzazione siano finiti nelle sezioni vicine per una questione di numero massimo di aventi diritto da assegnare ad una singola sezione. Andrebbero riorganizzate. Non è questione di lana caprina visto che anche l’Italia, volente o nolente, andrà verso campagne elettorali meno artigianali e improvvisate o basate sulla conoscenza personale e molto più radicate nel territorio e nel porta a porta. Più facile la rappresentazione della geografia delle frazioni. Cominciamo da queste. Nelle frazioni 15 e 16 votano gli abitanti delle frazioni roiane, Poggio, Colle, Roio Piano e Santa Rufina, le quattro ville che costituivano il Comune di Roio fino al 1927. Quasi 2mila abitanti il loro peso. Sempre a proposito di vecchi comuni troviamo le frazioni dell’ex Comune di Sassa, una decina in tutto con Genzano, Poggio Santa Maria, Pagliare, Palombaia, Foce, Collefracido, Brecciasecca e San Martino e Sassa Scalo ovviamente. Sulla stessa dorsale, tornando verso est alle pendici del Monte Ocre troviamo le sezioni del vecchio comune di Bagno, anch’esso accorpato al Comune dell’Aquila nel 1927, Bagno Piccolo e Grande, Civita, San Benedetto, Ripa, Sant’Angelo e Vallesindola. Sulla strada alcune delle più curiose località che si incontrano nell’aquilano, Inciampa la Notte e Malepasso. Del Comune di Bagno facevano parte anche le frazioni di Pianola e Monticchio, circa 1500 abitanti la prima, un migliaio la seconda. Non ne faceva parte invece il vicino comune di Onna, meno di 400 abitanti, che era invece una frazione dell’ex Comune di Paganica. La più grande delle frazioni del Comune dell’Aquila, Paganica con oltre 5mila abitanti e quattro sezioni può determinare l’esito di un’elezione incerta. Del vecchio comune di Paganica facevano parte anche Bazzano (una sezione), Pescomaggiore (una sezione), Tempera (una sezione) e San Gregorio che, come Onna vota, nei seggi di Paganica, a testimonianza del peso specifico delle vicende storiche. Camarda faceva Comune a sé, insieme ad Assergi, qualche centinaia di abitanti ciascuno oggi, e Filetto. Per chiudere il giro sotto il Gran Sasso le frazioni di Aragno, originariamente parte del Comune di Camarda, e quella di Collebrincioni, con le loro due sezioni elettorali e dinamiche elettorali spesso opposte, Collebrincioni rossa e Aragno bianca, o azzurra o verde che dir si voglia oggi. Proseguendo il giro la frazione di Arischia, che era Comune a se, e le frazioni del vecchio Comune di Preturo: Menzano, Santi e Casaline, la cosiddetta Forcella, Cese e Cese nuova se consideriamo il progetto C.a.s.e., Colle, Pozza e San Marco di Preturo. San Vittorino, invece, era fino al 1927 frazione del Comune di Pizzoli, e anche qui la storia segna tante vicende della contemporaneità. Coppito, infine, l’altra grande “frazione” della città, circa tremila abitanti, con le sue due anime, quella legata al borgo e a cui piace considerarsi frazione e quella che si considera a tutti gli effetti parte della periferia cittadina, un po’ come la più piccola Cansatessa o San Giacomo.

E siamo in città con le tante sezioni elettorali di Pettino, San Sisto, Santa Barbara, Pile e Sant’Antonio e dall’altra parte, Gignano e la Torretta. Come in centro e nell’immediata periferia qui il voto è più slegato dal territorio e dallo scopo di un’elezione comunale. Tutti provano a pescarci e più che la rappresentanza territoriale fanno le amicizie, le parentele, i legami professionali, con il risultato di una grande dispersione del voto che di solito tende a favorire l’elezioni di professionisti. Un caso a parte il centro che, è battuta tradizionale, esprime più candidati che elettori. Un vasto ed articolato mondo per il quale i partiti e le liste saranno chiamati ad uno sforzo di rappresentanza, ad un’offerta politica mirata ma integrata nel contesto di un Comune così diverso. Chi arriverà fino a Menzano? Chi si ricorderà di Aquilio e della vicinale dell’Aterno? Da una parte i territori dei comuni che vennero accorpati nel 1927 per fare la Grande Aquila, tranne Lucoli che tornò autonomo negli anni ’40, le vecchie e nuove periferie, le ambizioni di un centro storico spesso avvertito come autoreferenziale: è nell’equilibrio di queste grandi dinamiche storiche che si vincono o perdono le elezioni.  


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