L’acqua radioattiva di Fukushima scatena una guerra geopolitica

Qualcosa come 1,25 milioni di tonnellate di «liquido complesso» finirà in mare non prima di due anni.

di Redazione | 14 Aprile 2021 @ 12:04 | AMBIENTE
centrale nucleare di Fukushima
Print Friendly and PDF

La Corea del Sud – che aveva già convocato l’ambasciatore giapponese – ha deciso ora d’impugnare presso il Tribunale internazionale del diritto del mare la decisione del Giappone di rilasciare nell’oceano 1,25 milioni di tonnellate di acqua radioattiva della centrale nucleare di Fukushima

Seul mira così a bloccare l’iniziativa annunciata ieri da Tokyo, che ha provocato allarme e indignazione nel Paese che con il Giappone condivide il mare.

Forti critiche alla decisione nipponica sono state espresse anche dalla Cina “decisione irresponsabile”. Pechino si è detta certa che essa «nuocerà gravemente alla salute e alla sicurezza pubblica nel mondo oltre che agli interessi vitali dei Paesi vicini».

Un “muro” d’acqua: qualcosa come 1,25 milioni di tonnellate di «liquido complesso», come viene definito, finirà in mare non prima di due anni.

Quale sarà il processo che garantirà la sostenibilità ambientale dell’operazione?

Secondo quanto annunciato dalla Tepco, l’utility che gestisce l’impianto, l’acqua pompata per raffreddare il combustibile danneggiato, miscelata con pioggia e acque sotterranee anch’esse contaminate, viene ripulita usando un avanzato sistema di trattamento dei liquidi, noto come Alps. Il processo rimuove gran parte degli elementi radioattivi, inclusi stronzio e cesio, ma lascia il trizio che è correlato all’idrogeno ed è di difficile separazione dall’acqua. Le operazioni di filtraggio prevedono la rimozione dei radioisotopi e la contestuale diluizione dell’acqua fino a raggiungere livelli di trizio sotto i limiti normativi, fino al pompaggio finale nell’oceano.

La manutenzione della centrale atomica genera l’equivalente di 140 tonnellate giornaliere di acqua contaminata, che nonostante venga trattata negli impianti di bonifica, continua contenere il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. Poco più di 1.000 serbatoi si sono accumulati nella area adiacente all’impianto, e secondo il gestore della centrale, le cisterne raggiungeranno la massima capacità consentita entro l’estate del prossimo anno.

In gioco, secondo Greenpeace, ci sono «i diritti umani e gli interessi della gente di Fukushima e in generale del Giappone e della parte di Asia che si affaccia sul Pacifico». 


Print Friendly and PDF

TAGS