“L’acqua non va data per scontata”, Maurizio Leopardi e la lezione del Gran Sasso

di Alessio Ludovici | 10 Giugno 2022 @ 06:00 | AMBIENTE
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L’AQUILA – La vicenda dell’anomala presenza di toluene nelle acque del Gran Sasso, che approvvigionano la città, ha fatto interrogare molti anche sul funzionamento del nostro servizio idrico con tanti cittadini che chiedevano quale parte di città fosse servita o meno dal Gran Sasso. Ne parliamo con Maurizio Leopardi, professore nel nostro ateneo, tra i massimi esperti del settore e primo storico presidente della Gran Sasso Acqua, la Spa nata nel 2003 che gestisce la rete idrica di oltre 30 comuni dell’aquilano, di cui tuttora è consulente nell’ambito della grande operazione di messa in sicurezza – l’opera è gestita da un commissario straordinario del Governo – dell’acquifero del Gran Sasso e per l’efficientamento della rete . La Gran Sasso viene da lontano, ci sono aquilani che ancora la chiamano la Ferriera. Questa fu la prima storica azienda acquedottistica che per oltre mezzo secolo, dagli anni ’40 agli ’90, gestì la nostra acqua. Prima della Gran Sasso Acqua c’era il Cogeri a gestirla fino alla definitiva trasformazione nella odierna società

“I principali tronconi che alimentano la rete sono tre “, spiega Leopardi. “L’acquedotto del Gran Sasso che è la parte più cospicua e serve il centro e la parte est della città e i comuni a est dell’Aquila. Poi ci sono i pozzi d’acqua Oria a San Vittorino che servono Pettino, Santa Barbara e altre zone, e l’acquedotto del Chiarino che serve la zona Est e diversi comuni della zona Ovest come Scoppito, Lucoli o Tornimparte”. Queste le sorgenti principali, ma non le uniche. “Di minore importanza, ma ognuna fornisce il suo contributo, troviamo ad esempio Pile o San Giuliano”. 

Più di 20 i comuni serviti dalla sorgente del Gran Sasso. Qual’è il suo stato di salute? “Se ne è parlato molto dopo il terremoto perché c’era stata una diminuzione della falda, ma la situazione ora sembra stabilizzata. Questo non significa non vada tutelata, l’acqua è un bene prezioso che noi aquilani diamo per scontato e poi quando non c’è più, come lo scorso mercoledì’, ci preoccupiamo, ma invece è un bene da tutelare e preservare”.

“Mercoledì il sistema ha risposto bene, gli aquilani devono essere contenti, perché quello che è successo dimostra l’efficacia dei controlli e del complesso sistema di prevenzione alla base della rete idrica”. 

Leopardi dà una valutazione sostanzialmente positiva anche di quello che si sta facendo per mettere in sicurezza l’acquifero del Gran Sasso. Questo, come noto, serve oltre 700mila utenze. “E’ un condominio complesso, con l’autostrada e i laboratori”. La battaglia che si stata combattendo da anni è quella di rendere i tre coinquilini indipendenti l’uno dall’altro. Il rischio, nemmeno troppo lontano in un recente passato, è dover dire addio ad una delle funzioni del Gran Sasso.

Per far convivere traforo del Gran Sasso, laboratori e captazione delle acque potabili sono a lavoro due strutture commissariali, quella di Gisonni, Commissario per la messa in sicurezza dell’acquifero, ha terminato l’ispezione l’anno scorso, di per sé un’operazione molto complessa che ha restituito aspetti sconosciuti ormai delle opere originarie. Una delle sfide ingegneristiche che rese possibile il traforo fu proprio la deviazione la pressione delle acque attorno ai tunnel. Ora è in corso la fase di progettazione delle opere di messa in sicurezza che, si spera, “è in una fase avanzata e le cose stanno procedendo nella direzione giusta” commenta Leopardi – dovrebbe finire entro l’anno. Ancora più problematica la messa in sicurezza del traforo che rientra nella più ampia messa in sicurezza di A24 e A25, infrastrutture strategiche di protezione civile per lo stato che però ha più volte tentennato di fronte ai costi esorbitanti della messa in sicurezza. Maurizio Gentile, Commissario straordinario per gli interventi urgenti per il ripristino e la messa in sicurezza della tratta autostradale A24 e A25, si è dimesso lo scorso anno, a metà dicembre. Il nuovo commissario Marco Corsini è stato nominato solo a fine marzo. La situazione di queste opere è di stallo. Gentile aveva presentato un piano di 6,2 miliardi di euro che è al momento in attesa di essere sbloccato, come bloccato è il Pef – c’è un Commissario governativo anche per questo, Sergio Fiorentino – di Strada dei Parchi con il concessionario che rischia di andare via e di certo non in modo indolore. Situazioni che vanno chiarite e sbloccate al più presto, questo il messaggio arrivato forte e chiaro anche dalla giornata di mercoledì.

 


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