Altro che Cinecittà, l’Abruzzo è un set a cielo aperto

Dai western alle commedie, dal fiabesco al thriller: l'Abruzzo è un set cinematografico a cielo aperto che nel corso degli anni ha fatto gola a produzioni nazionali e internazionali

di Fausto D'Addario | 07 Luglio 2024 @ 05:49 | CULTURA
ABRUZZO
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ABRUZZO – Altro che Cinecittà, l’Abruzzo è un set cinematografico a cielo aperto. La bellezza incondizionata e l’unicità selvaggia di certi paesaggi – unitamente alla vicinanza con Roma – hanno giocato un ruolo chiave nell’attirare produzioni nazionali e internazionali nel corso degli anni. E così l’Abruzzo ha fatto da set naturale a tutta una serie di film, dal fantastico al burlesco, dal thriller al fiabesco, dando vita ad alcune rotte di un cineturismo sempre più frequentate. Il numero di produzioni cinematografiche realizzate in Abruzzo è infatti sorprendente, specialmente riguardo ad altre città percepite come luoghi del cinema; ora la sfida è inserire il territorio nella forte interazione fra cineturismo e tradizioni locali, territorio e beni culturali; un legame affascinante e inaspettato capace di suscitare sogni, fantasie, nostalgie, in modo ricco d’intensità, di suggestione e di fascino per una nuova forma di turismo consapevole, sia interno che extra regionale.

L’Aquila è circondata da luoghi incredibilmente suggestivi che hanno visto più volte la presenza di film con star internazionali.La vastità di Campo Imperatore e il severo profilo delle sue vette sono stati fonte inesauribile d’ispirazione. Tra le prime produzioni cinematografiche italiane a scegliere Campo Imperatore va citato “Continuavano a chiamarlo Trinità” del 1971, con Bud Spencer e Terence Hill. A più di 40 anni dalla realizzazione, il sito della fagiolatapiù celebre delwestern italiano è diventato meta di pellegrinaggio di tanti appassionati, che si ritrovano per uno scatto fotografico imitando le sembianze dei protagonisti del film allo sperone di roccia, che emerge dal vasto brecciaio nella Valle della Macina. Molti forse non ricordano che non lontanto Pasquale Festa Campanile nel 1977 girò gran parte di “Autostop Rosso Sangue“, un road movie ambientato in California finito presto nel dimenticatoio, forse per la sua violenza. Al termine delle riprese, la struttura della stazione di servizio Way Station Café, montata per esigenze di copione a Fonte Vetica, venne acquisita da un allevatore locale che ne ricavò un punto di ristoro. Oggi è il Ristoro Mucciante, tappa preferita dei motociclisti, dove si dice ci siano gli arrosticini migliori d’Abruzzo.

Yado“, del 1985 è l’unico film che ha visto Arnold Schwarzenegger calcare il suolo nostrano. Certo non uno dei suoi capolavori, ma le musiche di Morricone e la scenografia valgono la visione: tra Campo Imperatore, le gole di Aielli-Celano e l’anfiteatro di Alba Fucens, il Mister Olympia austriaco naturalizzato statunitense trascorse ben tre settimane in Abruzzo per girare epiche battaglie nei panni del forzuto guerriero Yado. Nel 2000 è la volta di Leonardo di Caprio, protagonista di uno spot televisivo commissionato da Telecom Italia ambientato sui prati di Campo Imperatore nel parco del Gran Sasso. Leonardo è totalmente immerso nelle sensazioni della natura che il vasto e spirituale altopiano abruzzese gli offre. Anche il recentissimo “Ferrari” di Michael Mann vede la scena cruciale dell’incidente svolgersi sulla strada che da Fonte Cerreto porta a Campo Imperatore sul Gran Sasso aquilano.

SulmonaOfenaCastel del Monte sono state le location principale di “The American“, il film girato in Abruzzo nel 2010 con George Clooney, che scelse di girare il suo film in Abruzzo dopo il devastante sisma del 6 aprile 2009. Il celebre attore americano si è fermato circa un mese per vestire i panni di Jack, un assassino di professione giunto in Abruzzo per il suo ultimo lavoro, ma si innamora di una donna e questo scatenerà tutta una serie di problemi. E andando indietro nel tempo, come non citare come Rocca Calascio, con l’indimenticabile storia di “LadyHawke” (1985). Una delle ragioni per cui i visitatori percorrono il sentiero che raggiunge Calascio e poi i ruderi del castello è il fatto che lassù sono state girate le scene dell’amatissimo Ladyhawke con Michelle Pfeiffer: l’edificio è ben riconoscibile, anche se in parte è stato ricostruito al computer.

L’Altopiano delle Rocche è stato un altro set amato e frequentato. Il paesino di Montenara dove viene mandato Don Camillo per allontanarlo da Brescello è in realtà Rocca di Cambio. La chiesa nella quale Don Camillo celebra le funzioni religiose è la Collegiata di San Pietro e la stazione di Montenara è quella di Sassa Scalo sulla linea Terni-Sulmona. Per “La Strada” di Fellini, scritto da Tullio Pinelli insieme al pescarese Ennio Flaiano, nel marzo del 1954 l’intera troupe passò un mese a Rocca di Mezzo per girare alcune importanti sequenze, familiarizzando con la popolazione locale che poi fu coinvolta nelle riprese. Tra case diroccate, greggi di pecore e feste religiose, l’Altopiano fu scelto come set per tutte le scene di montagna; in particolare i più attenti riconosceranno nella centrale piazza Principe di Piemonte di Rocca di Mezzo l’ambientazione della scena in cui Anthony Quinn, nei panni di Zampanò, si esibisce di fronte agli spettatori mentre Giulietta Masina (Gelsomina) suona il tamburo. Quell’anno ci fu poca neve e i registi furono costretti a usare lenzuola e calce per imbiancare il set. Tanta neve invece cadde a Scanno, caratteristico borgo molto amato in cima alla valle del Sagittario: nell’inverno del 1956 la troupe guidata dai registi Giuseppe De Santis e Leopoldo Savona rimase bloccata a causa delle intense nevicate, intenti a girare le scene di “Uomini e lupi“, che per gli esterni completamente girato in Abruzzo tra Scanno e Pescasseroli. Curiosità: si ricorda ancora come il macchinone di Silvana Mangano rimanesse incastrato tra le stradine del borgo!

La sceneggiatura originale di “Parenti Serpenti“, scritta dal lancianese Carmine Amoroso, doveva essere ambientata a Lanciano, ma Monicelli preferì alla città frentana Sulmona. Nella carrellata iniziale lungo Corso Ovidio, la visuale si sofferma su piazza XX Settembre, con il Gran Caffè, dove la famiglia giunta in paese si riunisce per Natale. La casa dei genitori, davanti alla quale i fratelli giocano a palle di neve, è in via Giovanni Amendola 4, ormai diventata una delle prime destinazione turistiche di Sulmona. Alle pareti di tanti ristoranti ancora oggi sono appese le foto un po’ sbiadite con gli attori, i proprietari e gli chef.

Tre chicche a conclusione della nostra escursione cinematografia. Ricordiamo innanzitutto che l’idea di “Roma città aperta” (1945) venne a Rossellini stando a Tagliacozzo, dove rimase con la moglie e i due figli egli attori del cast di “Desiderio”, per sfuggire ai bombardamenti e alle retate naziste. “I Vitelloni” di Fellini doveva essere ambientato a Pescara, visto che la trama scritta da Flaiano si ispirava alla vita dei giovani pescaresi degli anni ’50 che passavano la vita al bar e si salutavano dicendo: «Uhe vitello’ cum’a sti’?». Fellini realizzò il film, ma ne spostò l’ambientazione nella più nota e movimentata Rimini. “Pane, amore e fantasia” il capolavoro del 1953 di Luigi Comencini, che ha visto l’interpretazione della giovane Gina Lollobrigida nei panni dell’indimenticabile Pizzicarella la bersagliera, doveva essere ambientata in Abruzzo. Comencini e lo scrittore di Palena Margadonna si recarono proprio a Palena per capire se il film potesse essere ambientato lì, ma si resero conto che le riprese sarebbero state disturbate dai lavori di ricostruzione del paese; anche Civitella Messer Raimondo, a pochi chilometri di distanza, venne scartata, così le indimenticabile scene del film vennero girate a Castel San Pietro Romano, paesino laziale non troppo lontano da Roma. Tanto altro ci sarebbe da dire, pensate solo al Deserto dei Tartari con Vittorio Gassman, King David con Richard Gere e Il Nome della Rosa con Sean Connery. La nostra passeggiata nei ricordi cinematografici del territorio aquilano e abruzzese per ora finisce qui. Vorremmo aggiungere in calce che la stessa L’Aquila è una città dalla vocazione cinematografica: “Un mondo a parte” di Riccardo Milani è solo l’ultima tappa di tanti film girati nel capoluogo, con location da scoprire e aneddoti tutti da raccontare.

Ricordiamo anche “Le Terre del Sacramento”, tratto dal romanzo del molisano Francesco Jovine, vincitore del Premio Viareggio nel 1950. Fu uno sceneggiato televisivo, diretto da Silverio Blasi, che la RAI mandò in onda in 5 puntate, dal 23 agosto al 20 settembre 1970. Le riprese risalgono alla fine degli anni Sessanta e vennero effettuate nei pressi di Capistrello, nei piani della Renga, nei Piani Palentini e nel borgo di Corcumello, con comparse prese direttamente sul posto, con l’intento di raccontare quella realtà contadina fatta di parole e di gesti, di tradizione e di duro lavoro nei campi, di sofferenze e ingiustizie.

Anche Introdacqua ha una sua parte nella storia della cinematografia abruzzese con il film “Signorinella” di Mario Mattoli, girato in gran parte nella cittadina peligna nel 1949.
Al centro del film le pene d’amore di una ragazza di Introdacqua, risolte dall’iniziativa di due ladri di auto. Il ruolo del notaio è del cantante Gino Bechi, che esegue la canzone “Signorinella” di Libero Bovio. Le musiche sono eseguite dalla banda di Introdacqua, complesso bandistico che negli anni Venti ebbe notevole successo non solo in Abruzzo, ma anche in Puglia e nel Lazio, fino a quando Roma non gli aprì le porte di Cinecittà.

Altro film, monumento del territorio, è “Fontamara” che, oltre a raccogliere lo sfondo di Aielli e un grande letterato come Ignazio Silone, ha avuto come regista Carlo Lizzani e interprete Michele Placido. Per Fontamara è stato anche candidato al David di Donatello Luciano Calosso come costumista.


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