La Virgo Lactans in Abruzzo, tra arte e leggende. La Madonna di Ambro

di Laura Di Stefano | 18 Luglio 2021 @ 06:00 | CULTURA
Madonna in Pantanis
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L’AQUILA – Tre tavole, raffiguranti la Virgo Lactans, dialogano tra esse nella sezione dedicata all’arte medievale del MuNDA. Le opere sviluppano un tema raro, ma molto rappresentato nelle opere dell’arte abruzzese del XII secolo (esso è particolarmente evidente anche nelle sculture lignee  policrome che sono esposte nello stesso percorso museale), il tema sviluppa la modifica dell’iconografia tradizionale della Galaktotrophousa, con l’inserimento dell’attributo regale della corona, che la trasforma in Madonna Regina Lactans.

Dal 1951 le tavole erano collocate all’interno del Museo Nazionale d’Abruzzo, presso la sezione di arte sacra a L’Aquila, nella prestigiosa cornice del Castello Cinquecentesco. A seguito del sisma del 2009, per merito dell’impegno dei Vigili del Fuoco e di tutte le forze militari, statali, private e volontarie, tutte le opere sono state catalogate e trasportate in depositi di sicurezza mediante delicati interventi di recupero, descritte e raccontate nel documentario “Arte Salvata”, visionabile all’interno della nuova sede del MuNDA, o sul canale YouTube della Soprintendenza PSAE. Successivamente, nel 2015 è stata aperta la nuova sede del Museo Nazionale d’Abruzzo, presso l’ex mattatoio comunale, nel Borgo Rivera. La struttura è stata egregiamente riqualificata e dotata di impianti innovativi dal punto di vista tecnologico e antisismico, la selezione di opere esposta, infatti, è protetta da sistemi antisismici e piedistalli di sicurezza che ne permettono la salvaguardia in caso di terremoto.

Il legame tra l’Abruzzo e la Vergine allattante è molto stretto non solo a livello iconografico, ma anche a livello simbolico. La cultura prevalentemente pastorale e la conformazione fisica della regione, ricca di fonti d’acqua, ha incentivato i culti legati all’acqua quale elemento purificatore, della terra e della vita quotidiana. Nell’immaginario popolare il simbolo del latte come vita viene associato solitamente all’acqua purificatrice. L’Abruzzo, inoltre, è una terra che conserva una devozione popolare ancestrale alla Madonna. Ciò si denota dall’elevato numero di preziose opere d’arte disseminate su tutto il territorio in maniera capillare. Le attestazioni storiche del motivo iconografico si riallacciano alla creazione di una cultura artistica locale derivante da elaborazione di influssi esterni, uno dei principali fu la diaspora di artisti verso l’Europa a partire dalla caduta di Costantinopoli e con essi le loro icone sacre. In particolare, i vari dettagli e gli elementi comuni sono stati messi in parallelo grazie al lavoro eseguito per la mostra Antiche Madonne d’Abruzzo. Dipinti e sculture lignee medioevali dal Castello dell’Aquila, a cura  dell’allora direttrice del Polo Museale d’Abruzzo, dott.ssa Lucia Arbace, nel 2010. Gli studi condotti dalla  dott.ssa Marta Vittorini effettuati per l’elaborazione del catalogo della  mostra hanno identificato in ogni particolare i modelli  comuni e i paralleli iconografici delle tavole in questione.

madonna ambro La Madonna di Ambro.

L’opera è databile alla prima metà XIII secolo, proveniente dal monastero di Santa Maria a Graiano a Fontecchio. La denominazione deriva dall’iscrizione che corre alla base della tavola, e sarebbe da ascrivere a due ipotesi: la prima è stata identificata dalla dott.ssa Marta Vittorini, la “Madonna del Lampo”, inserirebbe l’opera nella tipologia leggendaria delle madonne meteoriche, che per devozione proteggevano da eventi atmosferici avversi. Nella seconda ipotesi, portata avanti dallo studioso Gilberto Paolini, la denominazione deriverebbe da “Amroha”, una comunità al limite estremo dell’Impero bizantino portata in Abruzzo da un monaco crociato. I motivi principali che rendono l’opera così particolare sono i dettagli preziosi che ricorrono su tutta l’opera e le particolarità regali come la capigliatura raccolta in una rete con terminazioni a nappa, chiamate pendilia. I modelli iconografici esaminati per l’opera si biforcano: da un lato i paralleli derivanti da opere di matrice bizantina locale, come si evince dagli studi di Ferdinando Bologna che mette in correlazione l’opera con l’affresco del Duomo di Anagni e le opere dell’ignoto Maestro di Camerino; dall’altro il collegamento ad un autore ben definito, Alberto Sotio, spoletino, le similitudini fra le sue opere e la tavola si riscontrano principalmente nei tratti definiti del volto e nelle decorazioni.


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