La testimonianza di Silvia, “Io operatrice sanitaria guarita dal Coronavirus”

di Mariangela Speranza | 26 Aprile 2020, @06:04 | ATTUALITA'
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – “L’isolamento mi è sembrato lunghissimo ed è stata molto dura affrontarlo da sola. Se ce l’ho fatta è stato grazie a tutte quelle persone che con un messaggio o una chiamata mi hanno tirato su di morale e supportato incondizionatamente. È soprattutto a loro che devo la mia vittoria”.

È una di quegli aquilani colpiti dal coronavirus, Silvia Casilli, operatore socio sanitario al reparto di Geriatria dell’ospedale San Salvatore e può finalmente dire di aver vinto, visto che proprio ieri, dopo più di un mese di isolamento, è finalmente riuscita a riabbracciare la sua famiglia e tornare a lavoro.

Era il 9 marzo scorso quando Silvia ha cominciato la sua battaglia per la vita.

“Ero di turno in ospedale quando, nella notte, è arrivato un paziente che poi si è rivelato essere infetto – racconta a L’Aquila Blog -. Ricordo che non stava per niente bene: aveva la febbre molto alta e tanta paura di aver contratto il virus. Dopo una crisi respiratoria, sfortunatamente non ce l’ha fatta a sopravvivere e una volta arrivati i risultati del tampone, a cui è risultato positivo, io e i miei colleghi siamo immediatamente stati messi in isolamento”.

Proprio nei giorni di isolamento preventivo, la giovane ha intanto iniziato ad accusare tutti i sintomi del Covid, con febbre alta e dolori alle ossa. È  stata così sottoposta a un primo tampone che, però, è risultato negativo.

“Ma più passavano i giorni più stavo male – aggiunge – e alla febbre e ai dolori si sono man mano aggiunti anche vomito e diarrea. Pian piano il mio organismo ha iniziato a rifiutare anche la poca acqua che provavo a bere. Senza contare la fatica che facevo ogni volta che provavo a muovermi: anche fare pochi passi mi provocava fitte lancinanti e affanno e, a volte, ero addirittura costretta a fermarmi per riprendere fiato, proprio a causa del senso di oppressione che avvertivo all’altezza del petto. Sono stata così sottoposta al secondo tampone e, il 21 marzo, sono arrivati i risultati: ero positivo. Un’ambulanza è così venuta a prendermi a casa e sono stata immediatamente ricoverata al reparto di malattie infettive dell’ospedale San Salvatore”.

Ed è stato stato in quel momento che, per la giovane, è iniziata la lotta al Coronavirus. Una lotta durata più di 15 giorni e non priva di difficoltà.

“Il primo problema che abbiamo riscontrato una volta in ospedale era legato principalmente alle cure – prosegue -. La prima che hanno provato a somministrarmi mi provocava infatti diversi effetti collaterali. I medici hanno quindi deciso di sospenderla e di provare a procedere diversamente Devo dire che nella sfortuna, sono stata fortunata, perché ho contratto la forma più rara del virus, quella gastroenterica che è diversa rispetto a quella che invece intacca le vie respiratorie. Ecco perché , dopo 4 lunghissimi giorni di flebo e medicinali, pian piano la febbre ha iniziato a passarmi e, soprattutto per evitare che contraessi altre malattie, hanno quindi preferito dimettermi”.

Da lì, l’isolamento è proseguito all’interno delle mura domestiche. Un’isolamento particolarmente duro e faticoso soprattutto, racconta la stessa Silvia Casilli “a causa della solitudine e della perdita di ogni tipo di contatto diretto con tutte le persone care”.

“Ci è voluto del tempo per riprendere completamente le forze – afferma -, perché anche se la febbre era passata e continuavo comunque a essere sorvegliata dal servizio di Igiene pubblica telefonicamente, rimanevano l’affanno e tutti i dolori alle ossa. Ma la cosa per cui ho sofferto di più è stata la lontananza dalla mia famiglia e da mio figlio, che non ho potuto riabbracciare almeno fino a qualche giorno fa. Non che mi facessero mancare nulla, anzi sentivo i miei genitori tutti i giorni e, si prendevano cura di me a distanza. Capitava per esempio che uscissero a farmi la spesa e che me la lasciassero fuori il portone di casa, ma continuare ad aspettare, senza nemmeno sapere quando li avrei rivisti, mi faceva soffrire”.

Nonostante la graduale ripresa, il tampone di controllo effettuato il 30 marzo era ancora positivo e, per essere sicura di essere completamente guarita dal Covid, Silvia ha quindi dovuto attendere ancora qualche giorno.

“Il 6 aprile sono arrivati i risultati del quarto tampone che, finalmente, era negativo – dice ancora -, ma per cantare vittoria ho dovuto aspettare che lo fosse anche il quinto e ultimo tampone, che è stato effettuato invece il 10 aprile. Da allora sono rimasta in isolamento per altri 14 giorni e, finalmente, a partire da ieri ho potuto rivedere i miei familiari e sono tornata a lavoro a pieno ritmo”.


Print Friendly and PDF

TAGS