“La suocera mi perseguita”, ma per lo stalking non basta il fastidio

di Redazione | 13 Febbraio 2021, @06:02 | LA LEGGE E LA DIFESA
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Accolto dalla Corte di Cassazione il ricorso di una coppia di anziani cui era era stato disposto un divieto di avvicinamento alla nuora.

La donna viveva sotto la casa della suocera, da sola dopo la separazione dal marito. Gli strali, ad alta voce, della madre dell’ex marito che arrivano dal piano di sopra alla fine inducono alla denuncia per stalking. Ma per la Cassazione non ci sono le condizioni.  L’irritazione e il fastidio non bastano a far scattare il reato di stalking. Per lo stalking va accertato un stato di ansia e soprattutto di paura per la propria incolumità.  vittima viva uno stato di ansia e di paura per la sua incolumità o che cambi le sue abitudini di vita. 
Non era il caso, per la Cassazione, di ciò che facevano la 72enne ex suocera disabile e il 78enne ex suocere. La rabbia tra i due nuclei era era dovuto a un divieto di avvicinamento per l’ex marito, con la nuora dei due anziani rimasta a vivere nell’appartamento dell’ex marito. 

Tra le altre cose la donna diceva di sentirsi spiata dalla finestra ma nemmeno questo è sufficiente per lo stalking. Per la Suprema corte, infatti, le persecuzioni devono essere tali da generare un turbamento significativo: “perdurante” e “grave”. 
La corte territoriale non aveva valutato correttamente il caso, e non avevano valutato correttamente neanche l’età e le condizioni dei due anziani. 

 


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