La storia. Quando l’acqua di Campotosto doveva rimpinguare l’Aterno

di Alessio Ludovici | 02 Luglio 2022 @ 06:00 | RACCONTANDO
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L’AQUILA – E’ notizia di queste settimane che per salvare il Po’ si stia ricorrendo anche a maggiori rilasci dagli invasi delle dighe verso i fiumi che affluiscono al bacino del grande fiume. Discorsi che ricordiamo anche per il nostro Aterno, anch’esso, e da tempo, vittima di tanti problemi e in particolare di uno, il suo Deflusso minimo vitale.

Per risolvere il problema, che colpisce soprattutto il tratto aquilano, si pensava, neanche troppo tempo fa, di derivare una parte delle acque dall’invaso di Campotosto. Un progetto discusso ed interessante che a un certo puntò sembrò anche di prossima realizzazione quando il Governo Berlusconi dichiarò, non senza polemiche, lo stato di emergenza per il Bacino idrografico dell’Aterno Pescara, con la nomina di un ennesimo commissario ad operare sul territorio.

Territorio di santi, diavoli, briganti e commissari. Le speranze sembravano farsi concrete anche grazie a un decreto del Governo successivo, siamo nel 2007 con il Prodi II, che sbloccava la premessa del progetto, il diritto al prelievo da un invaso che, a differenza di quelli del nord, ha compiti di sola produzione di energia elettrica praticamente. Così il decreto, del 9 luglio 2007, a firma di Romano Prodi: “Al fine di realizzare gli interventi di cui all’art. 1, comma 2, lettera a), dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3504 del 2006, nonché a permettere il superamento dell’attuale stato di degrado idrico-ambientale del fiume Aterno, il Commissario delegato e’ autorizzato a richiedere il rilascio dall’invaso di Campotosto di una portata media annua di non piu’ di 1,1 metri cubi/secondo, modulata secondo indicazioni e modalita’ che verranno stabilite d’intesa tra il suddetto Commissario delegato e la regione Abruzzo, sentito l’ente gestore dell’invaso, e comunque escludendo ogni onere derivante dalle eventuale mancata produzione idroelettrica.”

Con le speranze aumentarono anche le polemiche. Quelle sul versante teramano del Lago che avevano paura di perdere una parte delle acque a loro destinate, e in generale tutte le altre polemiche che negli anni hanno coinvolto il commissario Goio, deceduto nel 2016, che agiva su un territorio amplissimo e con poteri contestati da più parti.

Tra i suoi compiti c’era però proprio la realizzazione di opere di regolazione della portata del fiume al fine di assicurare il Deflusso Minimo Vitale (DMV) nonché consentire l’utilizzo di acque superficiali per usi sia civili che agricoli. Oltre a questo si doveva occupare della realizzazione di nuove fogne, depuratori e a mettere in campo tutte le attività necessarie al superamento del contesto emergenziale del fiume. 

Uno degli interventi prioritari individuati prevedeva il prelievo dal Lago di Campotosto di una portata variabile nel corso dell’anno e l’immissione della stessa nel fiume Aterno, così da assicurare le fluenze minime del corso d’acqua necessarie per permetterne la riqualificazione.

Il progetto però nasceva da più lontano, in particolare dagli studi dell’ingegnere aquilano Antonio Iorio, per anni docente all’Istituto di Costruzioni idrauliche dell’Università degli studi dell’Aquila diretto da Umberto Messina, uno dei pezzi grossi dell’ingegneria idraulica italiana in quegli anni. Negli anni ’80 comincia a prendere forma l’idea della derivazione da Campotosto. Quella che alcuni nel teramano consideravano un furto, era invece immaginata come un’equa riparazione. A spiegare il motivo era lo stesso Iorio in un pahmplet ancora disponibile in rete: “Carattere peculiare del serbatoio è quello di essere ubicato ad altitudine elevata, 1.318 m s.l.m., e di essere alimentato da acque di alta qualità che scendono dai versanti dei monti della Laga e della catena del Gran Grasso che toccano quote di oltre 2.000 m s.l.m., fino alla massima di 2.914 m s.l.m. del Gran Sasso d’Italia. Nel 1951 lo Stato concesse alla Società Terni s.p.a. (società di produzione energia del gruppo statale IRI), su domanda del 1927, la utilizzazione delle acque del lago di Campotosto per produrre energia elettrica con impianti idroelettrici sul versante del fiume Vomano ed impose garanzie per il rilascio di acqua ad usi potabili ed irrigui per i territori delle valli del Tronto – Provincia Ascoli Piceno -, Vomano – Provincia Teramo – ed Aterno – Provincia L’Aquila -. Le opere ed impianti idroelettrici sono stati successivamente nazionalizzati nel 1962 e trasferiti all’ENEL che li detiene ancora oggi.”

“Il lago costituì una grande opportunità economica per i territori delle valli del Vomano e del Tronto ma non per la valle dell’Aterno pur essendo il lago ubicato interamente in Provincia di L’Aquila. La quantità di acqua assegnata all’Aterno fu di 65 l/s per i mesi estivi, una vera beffa per un territorio di circa 1400 kmq ed una popolazione di oltre 100.000 abitanti, il cui fabbisogno, già allora, era superiore di un ordine di grandezza (almeno 650 l/s).”

La scarsità del deflusso dell’Aterno ha sicuramente ragioni diverse e su quelle innanzitutto bisognerebbe intervenire. La derivazione delle acque di Campotosto non è, tra l’altro, una banalità né ingegneristica, né ambientale, eppure, da quando è nata la diga che è pienamente in territorio aquilano, le comunità hanno sempre guardato a questa possibilità  di poter attingere dall’invaso di Campotosto.

Scriveva ancora Iorio: “La scarsità dei deflussi superficiali e delle sorgenti costituisce un grave limite ambientale ed economico per il territorio dell’Aterno che si è aggravato negli ultimi 50 anni anche per la crescita dell’inquinamento. Nel territorio di fondovalle si pratica da tempo immemore l’irrigazione su una superficie complessiva di circa 12.500 ettari – alta valle Aterno 4.000 ettari, Conca aquilana 6.000 ettari, Valle Subequana 500 ettari – con impegno quasi totale della portata fluente. Il fiume è sottoposto a grave stress idrico e frequentemente risulta in asciutta totale per un tratto di circa 12 km da Pizzoli a L’Aquila e, a valle della Conca aquilana, per un tratto di circa 30 km fino a Molina Aterno; all’altezza di Molina sono presenti cospicue sorgenti che sostengono il regime idrologico del fiume ed assicurano le fluenze estive anche per l’irrigazione a valle. Nel territorio del bacino imbrifero ed in specie nel fondovalle sono presenti numerosi centri abitati, tra i quali la città di L’Aquila, dislocati ad altitudini fra 300 e 1500 m, per una popolazione complessiva di 100.000 abitanti. Le risorse idriche potabili presenti nel bacino imbrifero sono scarse e sono costituite dalla sorgente che scaturisce dalla Galleria Sud dell’autostrada A 24 e dalla falda di Acqua Oria prelevata con campo pozzi e sollevamento fino al serbatoio di carico, con una prevalenza totale di circa 150 m. I centri di alta quota sono alimentati con impianti di pompaggio con dislivelli fino a 500 m che comportano pesantissimi oneri finanziari per consumi di energia elettrica.”

E’ a inizio anni ’90 che il progetto comincia a concretizzarsi sul serio per iniziativa del Consorzio di Bonifica Alto e Medio Aterno di L’Aquila, in cui proprio l’ing. Antonio Iorio propose di derivare le acque del lago di Campotosto, secondo le indicazioni di un progetto che fu poi approvato dal Consorzio e proposto al Ministero dei LL.PP. Il primo dei progetti, l’ultimo, depositato in procedura di Via presso la Regione Abruzzo, è quello del 2010 e porta la firma proprio del Commissario Delegato Emergenza Socio Economica Ambientale fiume Aterno Pescara.

Del futuro dell’Aterno oggi si sa poco, se non che è incerto. Con Fondi Pnrr in circolazione speriamo qualcuno pensi anche al nostro fiume. Garantire il deflusso minimo vitale dell’Aterno è anche l’obiettivo principale del Contratto di fiume che si sta ricostruendo in questi mesi e se è vero che l’emergenza acqua preoccupa, anche nei nostri territori, è vero che la politica è chiamata ad investire tempo e risorse, non solo allarmi e retorica emergenziale, per risolvere il problema. Noi abbiamo già avuto un commissario straordinario per un’emergenza idrica 15 anni fa, e dopo 15 anni pare che siamo messi come prima.


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