La sportività di Biondi e le consapevolezze del centrosinistra, tensioni Fdi-Lega e niente unità

di Marco Signori | 10 Giugno 2020 @ 06:30 | POLITICA
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L’AQUILA – “Ritengo che la coalizione guidata dal presidente Marco Marsilio stia ben governando e lavorando per recuperare il gap con il resto del Paese, ereditato dalla passata amministrazione di centrosinistra. Alcuni traguardi sono già raggiunti e visibili, altri li stiamo guadagnando”.

Il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi interpreta così le parole di Matteo Salvini, che l’altroieri all’Aquila ha parlato della necessità di imprimere un’accelerata all’attività dell’amministrazione regionale.

“Quando si fa parte di una squadra è legittimo aspirare a migliorare e migliorarsi ulteriormente, ricalibrando i percorsi se necessario. Sono certo che tutte le componenti della maggioranza sapranno fornire il proprio contributo per rafforzare l’azione del governo regionale”, aggiunge a L’Aquilablog Biondi, che è anche commissario provinciale di Fratelli d’Italia e in questa veste, a proposito delle crescenti tensioni tra il partito della Meloni, in forte ascesa, e la Lega, rileva come “i sondaggi non devono né esaltare né scoraggiare”.

“Come ha ricordato qualche giorno fa il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, i voti prima si prendono e poi si commentano. È evidente – continua il sindaco – che, anche per il ruolo di commissario provinciale del partito che rivesto, la crescita di Fdi non può che farmi piacere ma ciò che a tutti sta più a cuore è la crescita del centrodestra ed è nel suo alveo che vengono effettuate le scelte più adeguate e opportune per la formulazione di liste e candidature”.

Salvini ha anche ricordato i tanti passi indietro fatti dalla Lega per privilegiare l’unità della coalizione, a partire proprio dalla scelta del candidato sindaco dell’Aquila per arrivare a quello di Pescara, passando per il candidato governatore.

“Ricordo che la mia designazione a candidato sindaco fu frutto di un accordo nazionale sottoscritto dai leader di partito per una città, L’Aquila, che nel 2017 era considerata da ‘bollino rosso’, ovvero con minime capacità di affermazione – afferma Biondi – . La vittoria al ballottaggio è stato il risultato di un percorso politico coerente, di una proposta affidabile e, magari, anche della credibilità di una candidatura che ha consentito al centrodestra di tornare ad amministrare il capoluogo d’Abruzzo a distanza di dieci anni dall’ultima volta”.

“Come sono i rapporti con la Lega nell’amministrazione aquilana? Così come con le altre formazioni che compongono la maggioranza, sono buoni, di leale collaborazione e stima reciproca”, dice il sindaco.

“Tutti siamo accomunati dalla ferma volontà di risolvere le numerose questioni che riguardano una città complessa come L’Aquila per costruire un futuro solido ai figli di questa terra. C’è un continuo confronto sulle visioni e sulle scelte migliori da adottare per raggiungere questo importante obiettivo ed è normale esista una sana dialettica tra le parti che, però, alla fine convergono e coincidono nell’esclusivo interesse della comunità”, conclude Biondi.

A due anni dalle comunali, il dibattito politico si è rianimato anche nel centrosinistra, dopo lo strappo col Pd, ricucito nel giro di 24 ore, del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci e le conseguenti considerazioni dell’altro inquilino dell’Emiciclo Americo Di Benedetto, al quale il primo ha teso la mano.

Per Giustino Masciocco, consigliere di Articolo 1, la coalizione paga lo scotto di dieci anni di un uomo solo al comando come Massimo Cialente: “Sono errori che si pagano, accadde con Tempesta, dalla cui esperienza alla guida della città la destra è uscita distrutta, ed è accaduto a noi – fa osservare – , entrambi non hanno avuto la capacità di far crescere una classe dirigente durante le loro amministrazioni”.

“L’errore madornale”, ricorda poi Masciocco, “è stato fatto alle primarie, alle quali il Pd in deroga al suo stesso Statuto ha candidato due rappresentanti. Le primarie sono divisive di natura, se le fai in modo tale che ci sia un valore aggiunto va bene, altrimenti no, diventano persino pericolose”.

“Se il centrosinistra riuscirà a riprendersi? Non lo so”, dice, “ma se i due personaggi più in vista hanno delle problematiche col Pd, uno dal Pd se n’è andato proprio, evidentemente in quel partito qualche problema c’è”.

“Da dove si riparte? Dai bisogni della gente e attorno a questi va aggregata una classe politica che ti permetta di sostituire chi sta al governo oggi, persone che non fanno finta di non essere di destra, lo sono e attivano una politica di destra, non se ne vergognano”, rileva Masciocco, “il centrosinistra se torna a occuparsi della gente più che del potere, piano piano con umiltà riuscirà a ottenere dei risultati. Il problema è che questo costa fatica, devi stare vicino alle persone, trovare soluzioni ai problemi, se invece si crede che il momento in cui si sta vicino alle persone è solo la campagna elettorale si sbaglia”.

“In Consiglio siamo diverse opposizioni, non siamo certo un esempio dell’unità a sinistra”, ammette, “però bisognerebbe quantomeno tentare di fare uno schieramento di sinistra che si allei con chi vuole stare sui problemi, un’alleanza legata ai problemi e alle soluzioni, poi chi ci sta ci sta”.


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