Immaginando la scuola del 2024. Le riflessioni di un neo insegnante

di Enrico M. Rosati | 09 Dicembre 2023 @ 05:45 | RACCONTANDO
la scuola
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – La scuola è cambiata, questo il ritornello che si ascolta sempre più spesso all’interno di ogni sala professori, specie se alle 8 di lunedì mattina. Un rituale ormai puntuale come dolcetto o scherzetto il 31 ottobre o i maglioni natalizi il 24 dicembre. Le mie personali riflessioni da neo insegnante di sostegno alle prese con la scuola che verrà non vogliono essere una disamina sociologica della scuola di oggi – che sono molteplici e complessi -, ma solo un primo approccio a problematiche di base con le quali qualsiasi insegnante si deve confrontare quotidianamente.

E’ chiaro come la scuola che si affaccia al 2024 non sia la stessa di quella che ha visto l’inizio del nuovo millennio, ma ciò che ci dovremmo chiedere è se l’evoluzione scolastica rispecchi, anche solo in minima parte, quella sociale.

In molti affermano che, rispetto al ritmo con cui è cambiata la società, la scuola non ha fatto abbastanza passi avanti. Le criticità tra i banchi di scuola sono molto diverse da quelle che molti professori hanno affrontato nel corso della loro lunga carriera da quando hanno iniziato, giovanissimi, ad insegnare.

La scuola del 2024 dovrebbe prestare più attenzione a 3 punti fondamentali: sport, obesità e uso del cellulare.

Uno degli aspetti che viene preso sempre più sottogamba è lo sport. In 20 anni lo sport in Italia ha avuto un calo pazzesco in ambito scolastico. Infatti, mentre nel 2000 si assisteva a un boom in tutte le classi ed età, già nel 2010 i giornali sottolineavano che solo un buon 30% dei minori praticava sport fino ad arrivare ai dati più recenti: 1 su 5.

Lo sport, soprattutto se praticato in età adolescenziale, aiuta a crescere in modo sano, forgia il carattere e insegna la disciplina. C’è chi arriva ad affermare il fatto che l’aumento del fenomeno della violenza nelle scuole possa dipendere anche alla diminuzione della pratica sportiva nel pomeriggio.

La scuola può e deve diventare un attore fondamentale nel riavvicinamento dei i ragazzi all’attività sportiva.

L’obesità, sempre più frequente negli adolescenti, è connessa anche questa alla carente attività sportiva. La società in cui viviamo è estremamente consumistica. Basti pensare agli episodi di cronaca degli ultimi giorni in cui le persone sono letteralmente impazzite per un panino a 3 euro di un fast food. La scuola, in questo, rimane un baluardo di valori e buone pratiche e può fare molto insegnando l’importanza di uno stile di vita sano. Trattare gli alimenti, almeno due volte al mese, e come funzioni il nostro corpo è sempre più importante nelle ore di educazione motoria, fin troppo spesso passate con metà classe che gioca a calcio e l’altra metà al telefono.

Il cellulare è l’ultimo dei tre punti su cui la scuola futura dovrebbe prestare più attenzione. Mentre è necessario lottare contro la dipendenza giovanile verso i social è necessario prendere atto che ormai vedremo sempre più un mondo perennemente connesso. Se è vero che è compito della famiglia dare un primo indirizzo educativo, anche i docenti si trovano ad insegnare ai propri alunni come usare in modo corretto questo strumento, cosa che chiaramente non avviene se il suo utilizzo in classe viene proibito. Secondo me prevedere almeno un paio di attività a settimana svolte con il telefono può essere – oltre che indispensabile per l’inclusione degli alunni con disabilità nella classe – il modo giusto per insegnare in modo corretto il dosaggio dell’uso del telefonino e la prevenzione di una possibile dipendenza.

Se è vero che l’accelerazione dei cambiamenti dell’epoca in cui viviamo rende difficile per il sistema scolastico restare al passo, è doveroso comprendere dove queste evoluzioni possano portarci per impostare un dibattito che immagini l’istruzione del futuro.

la scuola

Print Friendly and PDF

TAGS