La Regione silenzia l’organo e le sue prospettive di formazione e lavoro

di Paolo Rico | 28 Maggio 2022 @ 06:04 | ATTUALITA'
organo
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Per l’estate alle porte  – dopo crisi e pandemia –  il turismo si aspetta musica nuova; magari, gli farà bene… l’organo. Sì, lo strumento a canne, che, almeno in chiesa sembra sorprendentemente richiamare fedeli e invogliarli alle decime. Ma la presenza dello strumento nella liturgia e non solo sembra pure funzionare da attrattiva per i più curiosi, entusiasti, infatti, di cerimonie animate dal coro e dall’organo. Lo si constata, ad esempio, in una chiesa del litorale abruzzese da quando  – or non è molto –  si è dotata di uno strumento ultramoderno di imponenza luterana (tedesca, insomma), finendo per richiamare, non solo la domenica, tantissime presenze. Tra costoro, in particolare, villeggianti di località nemmeno troppo vicine, piacevolmente generosi nel ripagare con offerte al bussolotto un così elevato accompagnamento strumentale.

L’organo del luogo di culto sul nostro litorale, cui si è fatto cenno, è prodotto, peraltro, in una delle due ultime azienducole artigiane abruzzesi, che soddisfano la domanda, nemmeno troppo scarsa di questa risorsa. A riprova che in tale ambito ci sarebbe spazio per ulteriore occupazione, salario e, in genere, reddito da noi: per non avvantaggiare produttori, soprattutto del Nord. Se n’era accorto per tempo il decisore pubblico, intervenuto a sostenere in qualche modo la filiera: a cominciare dalla formazione professionale. Obiettivo, infatti, di un’iniziativa regionale,  che 22 anni fa aveva pensato di promuovere la piattaforma di ancoraggio organario.

Il riferimento è alla legge abruzzese n. 75 del 28 aprile 2000, rivolta anche a finanziare con 35milioni di vecchie lire l’avvio nell’allora Istituto statale d’Arte di una Scuola Organaria Abruzzese, indicata nell’art. 2, § b delle disposizioni. Non si diede pratico seguito al lodevole proposito legislativo. Nemmeno nelle conformi specializzazioni ed alternative didattiche; talune, stando sempre alla prefata legge, esplicita nel fissare l’istituzione di corsi di qualificazione organista e per maestri di cappella; attività di perfezionamento in musica antica ad indirizzo organistico, disciplinati dai nostri conservatori ovvero da altri enti deputati e laboratori per il restauro conservativo di fonti documentali e per la rifunzionalizzazione di strumenti musicali caratteristici abruzzesi. Un implementato ventaglio di misure, che prefiguravano davvero la rivitalizzazione dell’assetto riferito all’organo a canne. L’esito non c’è stato: al di là dei 700milioni di vecchie lire, stanziate all’epoca nel bilancio regionale.

Meglio, una frenetica campagna di restauro di organi a canne inattivi e ammalorati ha portato  – è vero – a riavviarne un centinaio in regione. Con esempi pregevoli. Il più blasonato degli interventi ha riguardato l’efficientizzazione, nella basilica aquilana di san Bernardino, del monumentale strumento, il più insigne dell’Abruzzo, per l’altezza di canne  – fino a sette metri –  e per l’esclusivo pregio artistico dell’opera, realizzata nel 1725 dal marchigiano Feliciano Fedeli, attribuitosi  – ricorda il m.tro Luciano Bologna, presidente della Società Organaria Aquilana –  «l’esclusività manifatturiera e il record costruttivo di soli 8 mesi  – contro i 24-32, mediamente occorrenti –  per un prodotto di indubbia eccellenza».

Corre, perciò, il pensiero ad analoga testimonianza,  in uso fino al terremoto di 13 anni fa, con bella mostra di sé, nella chiesa di san Domenico. Le componenti dello strumento, smontate dopo il ‘2009, potrebbero trovarsi fuori città (presumibilmente, in un deposito nella Marsica). In attesa che il tutto si confermi nell’originario patrimonio e quale originale risorsa didattica del Conservatorio, che ha in programma la nuova sede. Sarà ricavata dal riuso della dismessa Accademia dell’Immagine sulla collinetta nord dell’ex-neuro di Collemaggio. In una logistica capiente e mirata, volumetricamente opportuna per accogliere il portentoso strumento. Come certamente desidera, intanto, il direttore artistico dell’ente, il m.tro Claudio Di Massimantonio, organista, residente a Bisenti, la cui chiesa matrice vanta, inoltre, un gioiellino strumentale di organo antico: quasi simbolica sottolineatura di un non casuale imprinting musicale; di genius loci.

Magari, spinta decisiva a riavviare i motori di quella obliterata legge di 22 anni addietro, soprattutto nell’abortito insediamento di una “Scuola Organaria Abruzzese” come fucina di interessanti suscettività di sviluppo su più versanti: dalla nascita di nuove maestranze alla conoscenza di un territorio rimasto inesplorato; dalle sollecitazioni produttive ed occupazionali alla preparazione di adeguate competenze, all’individuazione di scenari artistici, socio-economici, produttivi e di offerta creativa nel campo museale e storico-archivistico. Evidentemente, penalizza oggi anche il mutato contesto di riferimento; indebolito, infatti, dalla carente diffusione e dall’insufficiente serbatoio di riti e chierici in grado di impegnare l’uso dell’organo a canne, sostituito da più contemporanee opzioni esecutive: strumentalmente e vocalmente più flessibili e fast, ma anche più conformiste e rintracciabili, di contro alla denotazione hard dell’ambito attinente l’organo, ricacciato, perciò, a speciali eventi concertistici non proprio a portata collettiva.

Non c’entra la dicotomia cultura alta vs cultura pop, perché l’organo ha storicamente conosciuto platee ampie. Piuttosto, manca una coscienza pubblica orientata a “smontare” la debordante volumetria strutturale e tecnico-operativa dello strumento, per “volgarizzarne” l’approccio. Obiettivo di quel genere di risorse incentivanti come la richiamata legge abruzzese, quasi subito 22 anni fa finita in archivio.

Derubricata insomma, senza che abbia prima dispiegato i suoi propositi, quali la “Scuola regionale organaria”, sbocco, nel caso, di aspettative preordinate in ogni contenitore di articolate finalità.


Print Friendly and PDF

TAGS