La proposta Figc: salvare il calcio con l’1% dei ricavi delle scommesse. Ma ora è battaglia nel mondo del pallone

di Redazione | 14 Aprile 2020, @07:04 | ATTUALITA'
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La Figc ha formulato nei giorni scorsi una proposta: creiamo un fondo “salva calcio”, una specie di paracadute per le realtà più sofferenti, alimentato anche con fondi federali e con l’1% per cento delle scommesse. Più di 100 milioni di euro l’anno su una raccolta di 10,4 miliardi nel 2019. Una proposta – sottolinea La Gazzetta dello Sport – che ha generato una contrarietà fra gli operatori che temono di perdere una fetta di ricavi mentre il Governo, pur aprendo alla proposta, vuole estendere la misura a tutti gli sport.

Ecco cosa scrive il quotidiano sportivo:

Ieri gli scommettitori calcistici non hanno avuto grande scelta: il derby di Dushanbe, capitale del Tagikistan o la sfida fra l’Aigle Noir e l’Atletic Academy del campionato del Burundi. Piccole oasi nel deserto provocato da un calendario delle competizioni stritolato dal coronavirus. Operatori e mondo dello sport, e in particolare del calcio, sperano che nei prossimi mesi si veda la famosa luce in fondo al tunnel. Anche perché proprio la Figc ha formulato nei giorni scorsi una proposta: creiamo un fondo «salva calcio», una specie di paracadute per le realtà più sofferenti, alimentato anche con fondi federali e con l’un per cento delle scommesse. Parliamo di più di 100 milioni di euro l’anno su una raccolta di 10,4 miliardi nel 2019. Una proposta che ha generato una contrarietà fra gli operatori che temono di perdere una fetta di ricavi.

La proposta della Federcalcio al governo è fedele alla filosofia delle richieste: non aiuti economici diretti, ma possibilità di accedere a risorse generate dal sistema, cioè dalle partite. Si tratta del modello francese, impostato sul concetto di diritto d’autore per gli organizzatori degli eventi su cui si scommette. Venerdì anche Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, ha rilanciato l’idea, che con la cassa integrazione per i calciatori con compensi lordi fino a 50mila euro l’anno, costituisce uno dei temi presentati al ministro dello sport Vincenzo Spadafora.

L’un per cento chiesto dal calcio ha però provocato altre reazioni. Gianni Petrucci, presidente del basket (che ieri a Radio 1 ha polemizzato con la decisione del calcio di studiare una ripartenza: «Non faccio paragoni, ma di fronte ai diecimila morti in Lombardia come si fa a parlare ancora di impatto economico?»), ha fatto a Spadafora questo discorso: se il calcio avrà la sua percentuale, è giusto che anche la pallacanestro possa avere la sua, è un nostro diritto. Nel 2018, questa l’ultima cifra disponibile, le scommesse sul basket (soprattutto sulla Nba) hanno raccolto 283 milioni. Ed è probabile che anche il tennis, che invece ha raggiunto quota 768, possa chiedere la stessa cosa. L’ipotesi, che potrebbe entrare nel cosiddetto «decreto aprile», è quella di trasformare il «salva calcio» in «salva sport». Con modalità però tutte da verificare: ogni sport avrebbe risorse in base alla sua quota di scommesse o funzionerebbe un principio di mutualità verso tutto il sistema sportivo? Niente da fare, invece, per la sospensione di un anno del divieto di pubblicità e di sponsorizzazioni delle aziende di betting. La contrarietà dei 5 Stelle è totale e non lascia spazio a riaprire la questione in sede governativa.

Il no all’un percento è stato espresso da alcune aziende di betting. Moreno Marasco, presidente di Logico, l’associazione che riunisce i più importanti operatori sul fronte dell’online, spiega: «La Legge di Bilancio prevede già che il settore dei giochi contribuisca al finanziamento del Coni sin dal 2004 e di Sport e Salute dal 2019. Sarebbe una vessazione ulteriore per un mondo già duramente colpito dalla crisi (imposte indirette su ricavi al 54 per cento). Le tendenze che stiamo osservando sono preoccupanti: l’aumento del gioco online compensa solo in minima parte ciò che si perde con la chiusura delle agenzie. C’è la possibilità quindi che ci sia stato un dirottamento verso il gioco illegale. Peraltro la Commissione europea ha criticato il modello francese per il mancato rispetto di alcuni principi comunitari. E la legge Melandri del 2008 non prevede alcun diritto d’autore o diritto alla scommesse». L’altro rebus è sulla possibilità di inserire nel computo dell’un per cento anche ciò che viene raccolto in Italia per eventi organizzati all’estero (nel 2018, la serie A ha chiuso al 15,7 del totale scommesso sul calcio, il Mondiale al 6,7, la Champions al 6,1, la Premier League al 4,7 e la Serie B come la Liga al 4,4).

Ma le scommesse finanziano già lo sport italiano? Si fatica a rispondere. La Legge di Stabilità di fine 2018 ha definito il sistema fissando le risorse nel 32 per cento delle tasse pagate dal comparto sport. Nella Legge di Stabilità approvata a fine 2019, c’è un riferimento alla destinazione dei fondi dell’erario verso Coni e Sport e Salute. Rientrano nel 32 per cento? Il gettito per l’erario delle scommesse sportive viaggia intorno ai 270-280 milioni annui. Una cifra su cui l’un per cento non può incidere visto che in tal caso si tratterebbe di un aiuto economico vero e proprio dello Stato. Inevitabilmente si rifletterebbe sulla la parte dedicata agli operatori (e al payout per chi vince, che oscilla fra l’80 e il 90 per cento). La «battaglia» dell’un per cento è aperta“.


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