La “prima” di Palazzo Margherita, il Comune dell’Aquila verso il ritorno a casa

di Alessio Ludovici | 28 Aprile 2022 @ 06:00 | POLITICA
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L’AQUILA – Sopra gli scranni il murale di Fulvio Muzi, che fu anche consigliere comunale, per ricordare la Liberazione della città dell’Aquila. Sotto, tredici anni dopo il sisma del 2009, tra i banchi del consiglio, c’è di nuovo vita. Siamo a Palazzo Margherita, ancora cantiere perché manca ancora un po’ per completare i lavori. Ieri però, con una cerimonia fortemente voluta dal presidente del consiglio comunale, Roberto Tinari e aperta dalla benedizione dal Vicario Urbano dell’Aquila, Don Daniele Pinton,  è stata simbolicamente riconsegnata alla città la sala consiliare, uno degli snodi della vita politica, democratica ed amministrativa della città.

Caratteristica, quest’ultima, che ha sempre caratterizzato il luogo: l’attuale piazza del Palazzo e piazza Santa Margherita sono da secoli, in modi e forme differenti, il polo del potere civico e politico. Lo hanno ricordato anche gli ospiti. La professoressa Silvia Mantini ha ripercorso in tal senso le vicende di Margherita d’Austria che proprio qui decide di risiedere quando arriva all’Aquila. L’ingegner Mario Centofanti si è soffermato sulle vicende della zona e sulle sedimentazioni e stratificazioni del palazzo. “Prima era molto diverso – ha spiegato Centofanti – è sicuro però che la piazza san Francesco (oggi Piazza Palazzo) e l’attuale piazza di Santa Margherita hanno sempre costituito il polo del potere civile. In piazza Santa Margherita si fronteggiavano il Palazzo del conte, oggi palazzo Pica Alfieri, che ospitava l’Ardinghelli, e il palazzetto dei Nobili dove invece trovava sede la camera aquilana. In piazza san Francesco, di fronte alla chiesa omonima demolita nell’800, c’era il palazzo del Capitano, sede della giustizia regia.” Concetti ribaditi anche dall’architetto Maurizio D’Antonio che ha curato il restauro del palazzo fino al maggio 2020. D’Antonio nella sua breve relazione si è soffermato sulle vicende del restauro, sulle testimonianze storiche, architettoniche e documentali, dalle prime strutture medievali, la torre e il primo orologio, nel 1374. 

Concetto, quello di Palazzo Margherita come centro della vita civile e politica, sottolineato anche da Tinari – “Siamo tornati a casa” – dai consiglieri comunali, da Emanuele Imprudente oggi in Regione Abruzzo ma tra i veterani del consiglio e dal sindaco Pierluigi Biondi con l’auspicio generalizzato che il luogo costringa anche ad una maggiore consapevolezza e senso responsabilità. “Qui noi non rappresentiamo solo i cittadini – è Giustino Masciocco a parlare durante il suo intervento di commiato dall’aula, non si ricandiderà –  ma ne amministriamo i soldi, è un fatto che dovrebbe far tremare ognuno di noi ma spesso ci si bea del proprio status di consigliere comunale. Bisogna invece studiare tutti i giorni, io ho cercato di farlo. Ritornare qui dentro – ha concluso –  mi fa emozionare, in bocca al lupo a chi verrà”. Da Luigi Di Luzio, un altro veterano, ancora indeciso se candidarsio meno, ha voluto ricordare i colleghi consiglieri che non ci sono più, da Celso Cioni ad Antonio Porto, da Stefano Vittorini a Lattanzi e Alfonso Vicentini, e ancora Italo Grossi, Danilo D’Antimo e Giuseppe Ludovici. Voce rotta dall’emozione per Angelo Mancini, anche lui lascia il consiglio definitivamente con un semplice ma chiaro monito per i più giovani e quelli che verranno: “Quando alzate quella mano ricordate che quella mano ve l’hanno data i cittadini”. A chiudere l’evento, infine, il sindaco, applaudito da maggioranza e opposizione: “Questo posto è in grado di esprimere una grande autorevolezza” ha ricordato il primo cittadino. 


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