La politica tafazzista sul turismo e territorio: il sogno ed il risveglio

di Ghino Di Tacco, Brigante italiano

di Redazione | 21 Agosto 2020, @06:08 | GHINO DI TACCO
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L’AQUILA – Si può sognare anche quando non si dorme e sembra che ciò capiti spesso agli aquilani. In particolare a quelle persone che ricoprono posti di rilevanza pubblica che promettono progetti di sviluppo, sempre in campagna elettorale, che poi dimenticano nel corso del mandato. Le giustificazioni addotte, troppo spesso, sono correlate con una miriade di scuse tra le praterie della carenza di fondi, di personale specializzato, di mezzi appropriati, ecc. ecc.. Eppure, chi governa i processi di sviluppo del territorio dovrebbe mettere in campo quei progetti annunciati nel programma elettorale e tradurli in realtà, o almeno provarci.

Il territorio aquilano di storia ne ha da raccontare. Una storia che ha lasciato testimonianze millenarie delle quali si può essere fieri ed orgogliosi. Il problema è che, proprio per la grandezza dei protagonisti di quelle storie, non si può dire oggi, la stessa cosa per gli attori contemporanei. Un esempio su tutti: quello della rivalutazione dell’enorme patrimonio che madre natura ci ha donato e delle potenzialità che offre. E’ come avere grandi giacimenti auriferi o riserve di petrolio nel sottosuolo, non sfruttati ma custoditi più per i libri di storia e geografia che non per dare impulso all’economia e alla conservazione dell’ambiente in cui viviamo. Questa auto-referenzialità, tipicamente aquilana, fa sì che non si creino, né si siano create in passato, le condizioni per lo sfruttamento intelligente e lungimirante delle risorse e bellezze che ci circondano. Queste da sole non bastano, occorre una politica di sviluppo a 360° accompagnata da una sensibilità storico-culturale capace di mettere in sinergia la conoscenza, la capacità di accoglienza, attraverso servizi di qualità alle persone che vengono a visitare il nostro territorio, le scelte politiche di investimento infrastrutturale e quant’altro. Forse il vero problema è che nei processi di cambiamento si è rimasti statici e non dinamici, incantatori di serpenti e non artefici di un futuro adeguato ai tempi.

Il passato è il passato e, giusto a sbagliato che sia stato, non ci esime dal guardare avanti e costruire qualcosa di nuovo e duraturo per le future generazioni.

E’ notizia di questi giorni che ai turisti che vengono a visitare il nostro territorio rimanga l’amaro in bocca per non aver potuto accedere alle aree archeologiche di Amiternum e di Aveja, perché prive di un’organizzazione di accoglienza e, soprattutto, abbandonate a loro stesse, in mezzo alle erbacce che le rendono impraticabili. La Soprintendenza risponde adducendo motivi logistico-organizzativi e con la cronica carenza e soli 3 addetti. Il Tempio italico di Castel di Ieri è attualmente oggetto di lavori di manutenzione e messa in sicurezza. Il Munda, all’Aquila, è privo, oggi, di guide turistiche perché non è stata rinnovata la convenzione con la cooperativa di servizi informativi e i visitatori rimangano con l’amaro in bocca perché lasciati soli a vagare per il museo. Non basta gridare alla negligenza, impastoiata nella burocrazia, dobbiamo puntare il dito anche sulla malcelata mancanza di responsabilità di coloro che dovrebbero prendere decisioni. Immaginare che per visitare il sito di Fossa ci si debba accreditare almeno una settimana prima o che alcuni visitatori, non immaginando minimamente le carenze organizzative, debbano aspettare due ore il custode per aprire il cancello per accedere all’anfiteatro di Amiternum, è un atteggiamento tafazzista!. E non è certo una giustificazione accettabile il fatto che nella campagna di promozione del territorio, lanciata dall’Assessorato al Turismo, oggi azzoppato, siano state distribuite guide in 15mila copie cartacee e disponibile on line, dove i siti archeologici di Amiternum vengono indicati come visitabili quando in realtà i cancelli sono chiusi. 

Una delle chicche della giunta Cialente ha riguardato i lavori per le mura cittadine. Si riuscirà in questo periodo di forte presenza di visitatori della città a riaccendere l’illuminazione da Porta Branconio a Porta Roma? Non è dato saperlo. Eppure, complice questo periodo di post lockdown e di riscoperta di un turismo autoctono, ci siamo ritrovati con la città piena di turisti, un fermento per le vie del Centro storico che non si vedeva da anni e una città viva che potrebbe offrire molto. Non è forse ora di fare scelte politiche che diano una prospettiva futura e uno sviluppo economico a questo territorio così ricco di cultura, storia, natura e ottima cucina? I cittadini aspettano.


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