La piccola Roma d’Abruzzo: l’atmosfera mistica di San Pietro ad Alba Fucens

di Fausto D’Addario | 06 Novembre 2022 @ 06:22 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
San Pietro ad Alba Fucens
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La chiesa di San Pietro in Albe di Massa D’Albe, in provincia dell’Aquila, è tra i luoghi interessati alle Domenica al Museo. Un vero e proprio gioiello dell’arte abruzzese. 

Fra le più originali e scenografiche chiese abruzzesi, la chiesa di San Pietro si innalza isolata e prominente sul colle dell’antica Alba Fucens, colonia fondata dai Romani nel IV secolo a.C., nel territorio al confine tra Marsi ed Equi. Ancora oggi si possono ammirare i massi poligonali delle mura ciclopiche della città, gli edifici del foro e lo spettacolare anfiteatro.

Tutto il sito incarna la genuina anima abruzzese, placida e tranquilla, con i suoi angoli incantati e segreti. È vero che l’aspetto attuale, con quel tocco algido, deriva dal sapiente restauro avvenuto tra il 1995 e il 1957, secondo il grande storico dell’arte Cesare Brandi “di gran lunga il migliore che sia mai stato condotto in Italia”; ma dalla classicità romana di Alba alla chiesa medievale quasi non si avverte il trapasso del tempo e del luogo. Il silenzio rimane intatto e si prolunga dalla deserta e maestosa solitudine degli scavi fino all’interno dell’edificio monastico.

La chiesa di San Pietro è il risultato del notevole equilibrio raggiunto tra classicità e medioevo: l’edificio medievale recupera e utilizza i resti di un tempio, probabilmente dedicato al dio Apollo. Il tempio fu trasformato dal tempo in chiesa in concomitanza con l’arrivo dei monaci nel XII secolo, anche se la presenza cristiana è attestata già dal VI secolo.

È proprio in quel periodo che comincia una nuova fase della storia abruzzese. Grazie al risveglio spirituale e artistico portato dai benedettini, il nostro territorio comincia a biancheggiare per la presenza di nuove chiese e monasteri, generalmente in posizioni molto suggestive, come nelle vallate dei fiumi, sulle colline più fertili, nei pressi di tratturi o importanti tratti viari. Questi insediamenti si inseriscono con grande naturalezza nell’ambiente circostante, secondo la relazione di cura e adattamento che i monaci instauravano con la natura.

L’edificio si apre agli occhi del visitatore con una possente torre, dove si apre un prezioso portale ligneo: è un accesso del tutto insolito, perché l’antico campanile è venuto ad ospitare curiosamente il portale d’ingresso. Varcare la soglia significa fare un tuffo nel pieno medioevo monastico: lo spazio interno è cadenzato dal bellissimo colonnato corinzio ed è impreziosito dalla brillante policromia degli arredi cosmateschi duecenteschi. Si è conservato lo straordinario arredo liturgico, così raro da trovare nelle chiese occidentali: a farne da protagonisti l’ambone e l’iconostasi.

L’ambone, sul lato sinistro, è per qualità al pari dei più pregiati pezzi che venivano realizzati a Roma in quel tempo: due rampe parapettate conducono ai lettorini, impreziositi da eleganti colonnine tortili. Una raffinata geometria di colori emerge dall’alternanza del marmo bianco, il verde del serpentino, il tono intenso del porfido e lo scintillare dorato dei mosaici. Di fronte al pulpito si staglia il candelabro destinato ad ospitare il cero pasquale, composto da una colonna romana e da un capitello medievale.

Il cammino ha una battuta d’arresto di fronte all’iconostasi, un diaframma di marmo tra l’aula riservata all’assemblea e lo spazio del santuario. Questo raro e splendido elemento architettonico, porta dei divini misteri, richiama l’opera cosmatesca già incontrata nell’ambone: anche questo, unitamente alle vestigia romane, rende il sito una vera e propria piccola Roma d’Abruzzo.

Tra il XIV e il XV secolo fu eseguita, lungo le pareti laterali della chiesa, una serie di affreschi di cui si sono salvati quelli che raffiguranti la Vergine col bambino, l’incoronazione della Vergine, la Maddalena, la Crocifissione, Sant’Antonio abate e San Giacomo. Diversi reperti, così fragili e preziosi, sono oggi custoditi tra il Museo d’Arte Sacra di Celano e il Museo Nazionale dell’Aquila.

La storia del monachesimo riecheggia forte in questo luogo. Uscendo dalla chiesa lo sguardo non può che posarsi sui resti dell’antico monastero annesso.

Un percorso scolpito nelle pietre della storia, dove tutto l’ambiente si pacifica e sembra ritornare al paradiso perduto.


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