La pazzia di Orlando al TSA: sulla luna a guarire le ferite d’amore

di Eleonora Iacobone | 17 Febbraio 2024 @ 05:00 | CULTURA
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L’AQUILA – Orlando si agita nel sonno. Sullo sfondo la proiezione del suo sogno: cavalli, battaglie, armi, intorno alle quali aleggia sfuggente la figura amata di Angelica. Poi, quella nemica, in guerra e in amore, di Medoro.

Inizia così La pazzia di Orlando, andata in scena in questi giorni con una prima nazionale al Ridotto del Teatro comunale. Una piacevole sorpresa di questa Stagione Teatrale Aquilana organizzata dal TSA in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino e la compagnia Controluce Teatro d’ombre.

Protagonisti due attori che da anni collaborano con il TSA, Viola Graziosi e Graziano Piazza, quest’ultimo anche regista e drammaturgo dello spettacolo liberamente ispirato all’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e ai testi di Italo Calvino.

L’Orlando furioso raccontato da Italo Calvino è la testimonianza della passione di Calvino per i testi dell’Ariosto, tanto da trarne ispirazione per la sua trilogia (Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente). Tante le citazioni e i riferimenti a quest’ultima.

Al centro dello spettacolo c’è Orlando e la sua pazzia d’amore, un uomo che perde il senno. Ma dove vanno a finire le cose che perdiamo sulla Terra? Nel luogo più ambito e misterioso, quello sul quale ai tempi di Ariosto nessun uomo avrebbe mai pensato di poter arrivare: la luna. Cantata, bramata e contemplata da tutti, la luna è lo scrigno del mistero, il luogo dove la mente va in esilio lasciando posto all’incanto.

La scenografia è affidata agli effetti realizzati con la tecnica del teatro d’ombre. Le musiche di Patrizio Maria D’Artista e i costumi di Maria Grazia Cimini creano un’atmosfera a metà tra passato e futuro. Sul palcoscenico solo un tappeto di foglie dai colori autunnali che rievocano il bosco nel quale Orlando fugge, e un’armatura sparsa a pezzi come briciole di ragione disseminate nel caos della natura circostante, intrisa dei segni d’amore tra la contesa Angelica e il saraceno Medoro, interpretato da Nicola Morucci.

Una figura lunare dà senso a tutto il racconto. All’inizio la Luna è beffarda, si prende gioco di un Orlando che, prima ancora di essere preso in giro da tutte le figure femminili in scena, si inganna da solo. Angelica, interpretata da Irene Paloma Jona, è una figura alquanto grottesca nell’Orlando di Graziano Piazza. È cruda, sfacciata, ma si fa portavoce di una grande verità: “l’amore vuole la felicità dell’altro, non il dolore”, al contrario di quanto creda Orlando. Ma lui che ne sa? Ha perso la ragione. E dov’è finita? Sulla luna! È lì che finisce il senno che gli uomini perdono sulla Terra.

La luna, coprotagonista dello spettacolo e interpretata da Viola Graziosi, aleggia sulla scena come una figura misteriosa e affascinante. La sua presenza è come dei fulminei abbagli di verità volti a risvegliare dall’incanto un Orlando che continua ad illudersi, che non accetta che la sua Angelica si sia innamorata di un altro, e si racconta mille scuse pur di non credere alle incisioni in arabo con i loro nomi, ai racconti e a tutto ciò che un occhio non innamorato riuscirebbe a vedere. Ma Orlando è innamorato, perdutamente! E, a metà spettacolo – esattamente nel XXIII canto dell’Ariosto – lo sarà anche follemente, nel vero senso della parola.

Dopo aver parlato con il pastore nella caverna e aver riconosciuto il bracciale che lui stesso aveva regalato ad Angelica come pegno d’amore, Orlando si accascia nel bosco, “nudo e senz’armi”, distrutto dal sentimento d’amore tradito. 

Ma poi si rialza, indossa l’armatura e dà sfogo al suo dolore: è qui che inizia la pazzia. Il paladino cristiano indossa la sua corazza per poi strapparsela via, come a voler rinnegare se stesso, i suoi valori e la sua missione. L’armatura argentea richiama i colori della luna, personificazione della ragione. È così che Orlando, strappandosela via, è come se allontanasse da sé anche la ratio. La luna è rivelatrice di verità e gli uomini la guardano per ritrovare il senno perso, perché solo lei può fare luce sui dubbi.

Perché gli innamorati guardano la luna? Forse per ritrovare la ragione che gli eventi sulla Terra, per primo l’amore, gli hanno fatto perdere. La verità è che “il mondo si regge all’incontrario: tutto è chiaro”, conclude lo spettacolo.

Orlando sulla luna ritrova finalmente la libertà perché vede Angelica per quello che è, senza più idealizzazioni: “Non c’è amore se non si può essere se stessi con tutte le forze”, dice Graziano Piazza. Orlando va a “riacquistar ciò che amor gli tolse”: il senno e l’amore per se stesso, la conoscenza di sé. Ce lo spiega Il barone rampante: “Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così”.

La luna, sede della ragione, vive di luce riflessa dal sole. E chi è il sole? In un’ottica cristiana, in linea con il contesto dell’Orlando, potrebbe essere Dio, richiamando il binomio fede-ragione alla base del pensiero di Sant’Agostino. E infatti Orlando viene salvato da Astolfo, altro paladino cristiano che, appreso il destino dell’amico durante la discesa agli inferi, viene condotto sulla luna dall’ippogrifo proprio per salvarlo. Solo così sarà possibile sconfiggere i saraceni e salvare la cristianità.

Nel XXXIV canto del poema finalmente Orlando torna in sé, si riappropria di se stesso, ma di un sé nuovo, trasformato. Ed è subito un richiamo ai versi delle Cosmicomiche di Calvino: “Fu una bastonata dura per me. Ma poi, che farci? Continuai la mia strada, in mezzo alle trasformazioni del mondo, anch’io trasformandomi”.

Cosa ci insegna questo Orlando? Sicuramente ad amarci ma, soprattutto, che l’amore non è possesso ma libertà. E da qui la scelta del drammaturgo di inserire nello spettacolo i versi di Ariosto contro la violenza sulle donne. Ma non solo. Questo Orlando, che per tutto il tempo appare disperato, ci dà una grande lezione di speranza: ci insegna ad affidarci quando tutto sembra perduto. D’altronde, come cantava Vasco Rossi “Se c’è qualcosa che non ti va / Dillo alla luna / Può darsi che porti fortuna / Dirlo alla luna”.


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