La Pasqua in Abruzzo: tra sacro, profano e tradizioni culinarie

Dove andare, cosa fare, cosa vedere...

di Barbara Ulian | 31 Marzo 2024 @ 05:29 | RACCONTANDO
Pasqua in Abruzzo
Print Friendly and PDF

La Pasqua, con il suo carico d’amore e serenità, rappresenta, per i cristiani, un momento di gioia e di pace culminante con la resurrezione di Cristo: un messaggio di vita e di speranza.

La Pasqua in Abruzzo

La Settimana Santa, dalla Domenica delle Palme alla domenica di Pasqua, è caratterizzata da riti e celebrazioni di forte potenza evocativa. In alcune località abruzzesi, come Sulmona, L’Aquila, Stiffe, Introdacqua, Barrea, si svolgono rituali e processioni religiose molto suggestive e che affondano le proprie radici nella storia più antica.

L’Aquila, il Venerdì Santo si svolge la solenne processione della Via Crucis. Il sacro corteo si snoda al tramonto muovendosi dalla Cattedrale di S. Bernardino e percorrendo le vie principali del centro storico e finalmente quest’anno è tornato a transitare dinnanzi Palazzo Margherita.

Per la prima volta, è stato il Corpo della Polizia penitenziaria, a scortare il simulacro del Cristo morto per le vie del centro cittadino.

A questi appuntamenti, si aggiunge un altro evento religioso che prende vita nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, si tratta della “Passione Vivente” di Barrea. Nello scenario delle montagne e del lago che si protende nella vallata sulla quale si affaccia Barrea, sulle stradine che serpeggiano fra le mura di questo borgo antico, vengono rivissuti i momenti salienti del dramma di Cristo, culminante su un colle, poco distante dal centro abitato, che si erge alle spalle del paese. Passato e presente si fondono in questa toccante rievocazione, così colma di significato mistico, alla quale un intero paese regala volti, parole e gesti nel solco della tradizione corale tanto forte nella gente d’Abruzzo.

Sempre nel borgo di Stiffe, nel giorno di Pasquetta, oltre le Grotte, è possibile assistere allo spettacolo dei falconieri dell’Aquila che spiegheranno trucchi e segreti del mestiere, attraverso interessanti dimostrazioni. 

Ed ora, le tradizioni culinarie

La colazione di Pasqua in Abruzzo è una cosa seria. La giornata parte con un pasto ricco ed abbondante, a cui poi segue un pranzo che non è da meno.

Questo rito è talmente importate e radicato da avere un nome proprio: lo sdiuno sdijune. Un termine che indica la fine di due giorni, il venerdì e il sabato Santo, che, da tradizione dovrebbero essere di totale astinenza dal cibo.

Cosa si porta in tavola?

Portate dolci e salate, imprescindibili le uova sode, simbolo della festività. Non possono poi mancare altri alimenti e pietanze come la salsiccia di fegato localmente chiamata “cicolana”, la coratella, la Mortadella di Campotosto, il salame schiacciato tipo “Aquila” i fiadoni al formaggio e la tradizionale pizza di Pasqua. Tecnicamente quest’ultima è un dolce (o quasi) decorata con zuccherini colorati, che però accompagna salumi e formaggi.

C’è una continua evoluzione nella cucina legata alle feste comandate; ma in Abruzzo, anche a Pasqua, come a Natale non si discute: dalla colazione al pranzo, è ancora la tradizione a comandare, con gli stessi piatti, cucinati “come una volta”, con le ricette, sempre le stesse, tramandate dalle nonne, di generazione in generazione, su foglietti ingialliti dal tempo o ricettari che profumano di biscotti e pietanze cucinate con amore.

Tra i primi piatti della tradizione pasquale abruzzese – come ci racconta nonna Anna, 91 anni, si definisce aquilana de Tornimparte per amore (sorride)– abbiamo davvero una vasta scelta: dai maccheroni alla chitarra, all’elaborato ma super gustoso timballo di scrippelle abruzzese, ovvero la versione abruzzese della celebre lasagna, oppure la versione dei cannelloni abruzzesi, sempre realizzati con le scrippelle (da noi un must che sostituisce la sfoglia di pasta fresca all’uovo) alle classiche e mai intramontabili scrippelle ‘nfosse (in brodo).

Passando ai secondi, immancabili sono i piatti tradizionali a base di carne di pecora e di agnello che, per la nostra regione, è una presenza antica nella cucina della tradizione gastronomica avendo una storia prettamente legata alla pastorizia. 

Non possono mancare, soprattutto il giorno di Pasquetta le arrostate a base di carne di pecora, castrato e gli intramontabili arrosticini che – come raccomanda nonna Anna – vanno cotti rigorosamente sulla brace, “me raccomanno, non ve fecete fregà dagli sceffi” (mi raccomando, non ascoltate gli chef)

La Pasqua è sicuramente un momento di festa, ma anche di riflessione e indulgenza. E la cucina, come sempre, è il luogo simbolo, dove la festa prende forma e diventa famiglia.
Le ricette tradizionali tramandate di generazione in generazione, inoltre, mettono in risalto la ricchezza gastronomica e la diversità culturale della regione, abbracciando prospettive disegnate dalla nostra naturale orografia, preservando il suo patrimonio culinario affinché le generazioni future possano assaporarlo e goderne come abbiamo la fortuna di fare noi ancora oggi.

Buona Pasqua a tutti voi dalla redazione e dall’editore di L’Aquila Blog, Eliseo Iannini.

La Passione di Gesù dura fino alla fine del mondo, perché è una storia di condivisione con le sofferenze di tutta l’umanità e una permanente presenza nelle vicende della vita personale di ognuno di noi. Con quanto amore ci guarda Gesù! Con quanto amore guarisce il nostro cuore peccatore! Mai si spaventa dei nostri peccati

Papa Francesco

Print Friendly and PDF

TAGS