La pandemia e il terremoto dell’anima

Conferenza del Cardinale Giuseppe Petrocchi alla Chiesa di S. Salvatore in Lauro, a pochi passi dal Vaticano

di don Daniele Pinton | 26 Maggio 2021 @ 07:00 | ATTUALITA'
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Una conferenza sulla pandemia e il terremoto dell’anima, nel cuore di Roma a San Salvatore in Lauro, la sera del 28 maggio 2021 alle ore 18:30, sarà l’occasione in cui il Cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo di L’Aquila, porterà la sua testimonianza di quella periferia esistenziale che è la sofferenza non solo del popolo aquilano tra il Sisma del 2009 e la pandemia, ma anche delle popolazioni colpite dal covid-19.

In questo anno dedicato da Papa Francesco alla figura di S. Giuseppe, che ha visto la pubblicazione della Lettera Apostolica Patris Corde, la Parrocchia di S. Salvatore in Lauro, nel rispetto delle norme governative contro il covid-19, ha organizzato una settimana di preghiera e di riflessione non solo sulla figura di S. Giuseppe, attraverso l’ostensione dell’antichissima Reliquia del Manto di San Giuseppe, che è possibile venerare dal 21 al 31 maggio 2021 all’interno della Chiesa parrocchiale, ma anche attività culturali e momenti di riflessione, sul tema della pandemia e della resilienza, visti nell’ottica del messaggio evangelico e dell’attenzione data dal Papa alle periferie esistenziali.

Il Cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo Metropolita di L’Aquila, terrà una conferenza dal titolo: ‘La Pandemia: terremoto dell’anima’, nel giardino di S. Salvatore in Lauro, in un luogo per lui familiare, in quanto in quel luogo sorge il prestigioso complesso del Sodalizio dei Piceni in Roma.

Questa conferenza, è stata organizzata dal parroco, Mons. Pietro Bongiovanni, che con la Protezione Civile Nazionale, in più occasioni ha visitato la Città di L’Aquila dopo il sisma 2009, facendo in più occasioni da tramite tra le esigenze di alcune comunità parrocchiali dell’Arcidiocesi aquilana e la Protezione Civile, di cui da anni ne è l’Assistente per la Città di Roma e il Lazio e sarà moderata da Mons. Daniele Libanori, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma, per il Settore del Centro.

La tematica trattata, è stata approfondita dal Cardinale Petrocchi nel corso degli ultimi anni, infatti, già dal suo arrivo in Diocesi a L’Aquila nel 2013, si è mosso per sostenere e alleviare le sofferenze dei cittadini aquilani, segnati dal dramma del sisma del 2009 e dalle sue conseguenze non solo evidenti nelle case e nella Città distrutta dal sisma, ma soprattutto in quelle che il porporato ha definito ferite dell’anima.

Inoltre, l’impegno in questo ambito del Cardinale Arcivescovo Petrocchi, lo ha portato il 28 settembre 2021 a istituire nell’Arcidiocesi aquilana, il primo ufficio diocesano esistente in Italia, per la Pastorale dell’emergenza, impegnato a “captare la sofferenza”, che scaturisce da eventi drammatici come il terremoto, “comprenderla, riconoscerle un significato, integrarla in un progetto esistenziale, renderla una opportunità di crescita globale”.

L’Ufficio si propone in tal modo di sollecitare l’intera Chiesa Aquilana a mobilitarsi per rispondere a quello che il cardinale chiama il Terremoto dell’anima, attivando una prossimità samaritana dallo stile evangelico e sistematizzando le convinzioni e le attitudini maturate nello sforzo di reagire positivamente alla sfida del sisma del 2009, per renderle un patrimonio da mettere a disposizione di altre comunità lacerate da fatti rovinosi. Un obiettivo dell’Ufficio è avviare e potenziare la collaborazione con la CEI e con suoi ‘dipartimenti’ interessati a trattare, con diversa titolarità, la ‘pastorale dell’emergenza’ a partire da Caritas Italiana. In questa prospettiva, diventano centrali la buona intesa e la collaborazione fattiva con le Strutture pubbliche e gli Organismi sociali. Fondamentale, poi, che gli Attori istituzionali (Chiesa, Enti pubblici, Università, Sanità e Media…) trovino forme di raccordo e di intesa, che consentano di scambiare strategie capaci di favorire dinamiche sananti e processi migliorativi per la vita delle persone e delle popolazioni”. È infatti allertando “la dimensione religiosa, culturale, sociale e politica che si possono vincere le sfide che ogni calamità lancia, in modo imprevisto e disintegrante.

Presentando il nuovo Ufficio Diocesano sulla Pastorale delle Emergenze, preceduto nel 2019, nel decennale del sisma, dal Convegno regionale sul ‘Terremoto dell’Anima’, il Cardinale Petrocchi aveva affermato che punto di partenza è la consapevolezza che

ogni calamità, che si abbatte su una Comunità, presenta sempre due versanti: uno esterno, visibile e misurabile; l’altro interiore, perciò, meno percepibile ‘da fuori’ e non immediatamente valutabile. Il primo comprende i guasti materiali e strutturali provocati dalla sciagura, il secondo è connotato dai dissesti spirituali, psicologici e relazionali impressi nell’anima delle persone e delle Comunità. Le Istituzioni civili, si dimostrano, in genere, attrezzate nel soccorrere le urgenze primarie della popolazione danneggiata da un evento avverso, ma non sempre appaiono adeguatamente dotate di ‘recettori’ idonei a captare e assistere le problematiche etiche, emotive e interpersonali che determinano un malessere profondo e provocano comportamenti ‘disturbati’, segnati anche da patologie di vario genere e di progressiva densità. Il terremoto dell’anima è un sisma sommerso che può, quindi, amplificare criticità già esistenti nella persona o nella Comunità, oppure può determinare nuove faglie di problematicità. Per questo motivo, l’aiuto offerto nella sfera corporea e nell’ambito organizzativo è necessario ma non sufficiente per attivare iniziative che rispondano integralmente ai bisogni e alle attese della gente. Occorre affiancare questi interventi con una ‘prossimità samaritana’, sistematica e permanente, capace di condividere e offrire aiuto con stile evangelico e mobilitando l’attenzione sui valori umani, autentici ed universali.

 


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