La Pandemia covid 19 e le turbolenze sociali

di Ghino Di Tacco, Brigante italiano

di Redazione | 01 Novembre 2020 @ 06:30 | GHINO DI TACCO
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Da che mondo è mondo, il genere umano si è trovato a superare tantissime pandemie e in ogni epoca ci sono state attività promosse dall’uomo per cercare di superarle. Parlando di quelle che più ci stanno vicine, la peste, la spagnola, l’aids, uno dei principali accorgimenti è stato quello dell’isolamento degli infetti prima che questi potessero trasmettere il virus ai propri simili. Pensando ai lazzaretti ed alle tragiche rappresentazioni delle catastrofi passate legate alle vittime, ritornano in mente le scene attuali del trasporto delle vittime del Covid 19 sui camion dell’esercito. Una rassicurante quanto scellerata campagna comunicativa per ritenere il pericolo ormai superato, hanno fatto sì che si generasse una sorta di ‘tana liberi tutti’ e in Italia, il periodo delle ferie estive è stata una sfrenata esibizione di scampato pericolo.

Oggi ci risiamo di nuovo anche se molti, nella comunità scientifica, dichiarano che il virus si è indebolito e quindi i danni sul genere umano si sono di molto affievoliti. All’ascolto dei bollettini quotidiani, le preoccupazioni sono aumentate e le misure stabilite dai Governi si barcamenano nel cercare contenere l’emergenza sanitaria ma anche i problemi legati all’economia. Già questo dualismo nel fare e nel prefigurare provvedimenti pare creare un’esasperazione delle reazioni umane tra i pro e i contro le misure adottate. Libertà e salute che corrono insieme senza che le stesse siano considerate un risultato doveroso, acquisito nel tempo e con tanti sacrifici. Se è vero che non ci troviamo più al tempo della peste né in quello della spagnola per i passi da gigante della scienza, nel contempo appaiono in tutta evidenza le precarietà e la non sufficiente capacità politica di far fronte al problema. Pensate ai tamponi e la difficoltà nell’immaginare una campagna generalizzata per tutti, pensate al sistema Sanitario che sta tornando ad essere congestionato ed incapace affrontare adeguatamente la fase di nuova emergenza, pensate al problema degli asintomatici e la possibilità di questi di poter far dilagare a dismisura l’epidemia, pensate all’incapacità dei sistemi di controllo telematici che sono saltati e che non riescono a mettere in rete una mappatura definita o approssimativamente vicina ad un controllo oppure le paure che si fanno sentire. Non bastano più i provvedimenti espressi nei molteplici dpcm, il sistema Italia non sta reggendo la dura prova e magra consolazione è il confronto con altri Paesi dove le cose non vanno meglio. Eppure oggi siamo nell’era digitale e ormai l’intelligenza artificiale sta facendo passi in avanti.

Il caso di Immuni, un’applicazione che sarebbe dovuta servire a mappare i contagi ed allertare chi ne entrasse in contatto, non funziona e addirittura ha sollevato questioni di privacy che per reggerle in piedi occorrerebbero montagne di cemento armato. La sanità pubblica in Italia è stata per anni ridimensionata soprattutto nei presidi territoriali ed ora invece si torna a riflettere sulle politiche sin qui adottate.

La situazione nel mondo non è delle migliori e sul problema salute ci sono Stati che non garantiscono nemmeno i servizi vitali, e se non si ha l’assicurazione si può anche morire. Ci sono Stati che nascondono il problema o altri che ridimensionano la portata dei danni della Pandemia.

Insomma dove siamo arrivati? L’incertezza regna sovrana come pure la rabbia di coloro i quali hanno dovuto chiudere le attività lavorative e non sanno di che vivere. Monta la protesta in ogni dove e senza limiti alla rabbia che si scatena: gli scontri in varie città italiane contro il nuovo Dpcm per contenere la pandemia da Covid 19 sono all’ordine del giorno con lanci di bombe carta, petardi e cassonetti in fiamme. L’aria della protesta ha attirato di tutto e tutti pronti a cavalcare il disagio economico per le restrizioni. Il clima caldo e le preoccupazioni del Viminale sono un segnale di allerta e speriamo che la miccia non venga accesa in attesa di un vaccino che possa rasserenare il mondo intero e allontanare il contagio della protesta. 


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