“La pace è la via”, Filetto e Pocking ricordano l’eccidio del 7 giugno 1944

di Alessio Ludovici | 08 Giugno 2024 @ 05:00 | RACCONTANDO
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L’AQUILA – Sono le 16.30 del 7 giugno 1944 a Filetto. Un gruppo di decina di partigiani che operava sul vicino monte Archetto assale i soldati tedeschi che occupano il paese. Il conflitto a fuoco si conclude con la morte di un giovane tedesco. Immediata la rappresaglia. In quei giorni Matthias Defregger, all’epoca ventinovenne, è il comandante tedesco del battaglione trasmissioni di stanza a Paganica e viene incaricato di eseguire una rappresaglia. I suoi catturano una trentina di abitanti di Filetto che poco dopo vengono portati fuori il paese e disposti su tre file. Quindi l’esecuzione, con le mitragliatrici, dalla quale miracolosamente alcuni sopravvivono, chi fingendosi morto, chi scappando. Alla fine saranno 17 le vittime.

Finita la guerra Defregger torna in Germania. Nel ’49 viene consacrato prete. Quasi vent’anni dopo è addirittura vescovo. E’ solo allora che il destino di Filetto e quello di Defregger tornano ad incrociarsi, grazie ad un’inchiesta del Der Spiegel sui crimini dei nazisti in Italia. Vani però i tentativi di processare l’ex comandante. L’Italia si dichiarerà non competente territorialmente. Per la giustizia tedesca la vicenda può derubricato a normale fatto di guerra.

Defregger non ha mai chiesto scusa. A farlo per lui, 80 anni dopo, è ancora quel cardinale Reinhard Marx che l’anno scorso aveva pronunciato un memorabile discorso di perdono davanti ai filettesi. E ieri, nell’ottantesimo anniversario, ha inviato una lettera, letta da una giovane ragazzi di Pocking, il comune in cui Defregger è vissuto, nel cimitero di Filetto. Nella lettera Marx ha chiesto nuovamente scusa anche per i ritardi dell’Arcidiocesi nel condannare l’evento.

Nel piccolo comune bavarese, di poco meno di 15mila abitanti, via Defregger oggi non esiste più, ora si chiama Filetto Weg. Lo ha ricordato ieri Rainer Schnitzer, sindaco di Pocking, che anche quest’anno insieme è tornato all’Aquila insieme a un gruppo di ragazze e ragazzi del suo paese. Ad accoglierlo la comunità di Filetto, per l’occasione anche la locanda Marcocci è rimasta chiusa, il rappresentante dell’ambasciata tedesca in Italia, e l’Anpi dell’Aquila, e il consigliere comunale Leonardo Scimia, in rappresentanza del Comune dell’Aquila, che ha promesso che lavorerà ad un gemellaggio ufficiale tra i due comuni.

“Non esistono vie per la pace, la pace è la via” le parole del sindaco Rainer Schnitzer davanti al monumento ai caduti, simbolo di una tragedia che ha sconvolto il paese per decenni, ma anche, oggi, di due comunità simbolo di riconciliazione. Finiti gli onori alle vittime, garantiti da una pattuglia di finanzieri, le due comunità si sono spostate dal monumento che ricorda l’eccidio verso il locale campo sportivo dove hanno pranzato insieme. Lungo il cammino la targa che ricorda il luogo dove le vittime vennero bruciate: “per la pace dei popoli – vi è scritto – non deve quel passato rimanere dimenticato”.


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