La morte solitaria di Marcello, ci racconta un po’ di noi stessi

di Alessio Ludovici | 18 Febbraio 2021 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Ogni anno nella città dell’Aquila muoiono circa 700 persone. Nelle maggior parte dei casi non ci sono problemi per il funerale, ma non sempre è così. Per alcune famiglie, ad esempio, è difficile far fronte alle relative  spese. A volte poi si muore in solitudine. Qualcuna di queste storie racconta però un po’ di noi stessi e della nostra comunità.

Collebrincioni.

Marcello è stato trovato senza vita nel suo Map di Collebrincioni. Viveva solo e non era del posto, un infarto se lo è portato via il 17 giugno 2020. E’ stato un vicino ad accorgersene e oggi a Collebrincioni riposano le sue spoglie, dopo lunghe peripezie.

Il corpo di Marcello, infatti, dopo essere stato trasportato al San Salvatore è rimasto in una cella frigorifera dell’obitorio per sei lunghi mesi perché nessuno reclamava la salma. A Dicembre, infine, su richiesta della Asl, il Comune ne ha disposto la sepoltura a spese della stessa amministrazione. Del caso di Marcello ha parlato anche il quotidiano Il Centro: “Verrà sepolto in solitudine, così come è morto” scriveva il quotidiano il30 dicembre, “ora avrà almeno una degna sepoltura”.

Ogni morte però nasconde una vita, di quella di Marcello in realtà nessuno sa molto pur essendo nato all’Aquila. I sei mesi passati al San Salvatore tradiscono probabilmente fragilità che spesso ignoriamo. Ma di Marcello per fortuna una cosa sappiamo, a Collebrincioni è stato accolto bene e non è vissuto solo.
In paese raccontano che vantava anche di essere stato amico di Pasolini, e forse è anche per questa sua tendenza ad ingigantire i fatti che è rimasto nel cuore di molti. Marcello si era integrato e frequentava lo storico circolo Arci del paese. Era una presenza attiva e positiva, si è fatto voler bene e la sua scomparsa ha commosso tutti.

“Il circolo – racconta Francesco – accoglie tutti, se sei un po’ di compagnia poi fai parte del gruppo, punto”. Quando Marcello è andato via si è provato anche a fare una raccolta di fondi per il funerale, ma sono intervenuti altri problemi, di natura burocratica, anche per un fratello lontano e, a quanto si apprende, non nelle condizioni per potersi far carico del funerale.

Al Comune.

Ogni anno nella città dell’Aquila muoiono circa 700 persone, ad occuparsene al Comune sono solo due donne impegnate all’Ufficio servizio cimiteriali. Nella maggior parte dei casi non ci sono problemi ma quando non è così le cose si complicano.
Il Comune, spiega la responsabile dell’ufficio, Chiara Parisse, interviene sostanzialmente in due modi. A tutti i residenti è garantita la sepoltura a terra gratuita se non si superano i 6500 euro di ISEE. Una soglia abbastanza alta che permette alle famiglie più in difficoltà di risparmiare qualche centinaia di euro. L’Isee naturalmente viene accertato dopo il funerale. Quattro i casi nel 2020, e tre nel 2019, un numero basso per fortuna. Ad aiutare spesso le famiglie in difficoltà sono anche amici e parenti. Non succede dappertutto ma in Italia, o almeno nella provincia italiana, sì.

Ci sono poi i casi più problematici, di “abbandono” della salma, come quelli di Marcello. Per fortuna all’Aquila sono ancora più rari. Anche in quei casi nessuno viene abbandonato. La procedura però è più complessa. Sono chiaramente sempre le Forze dell’Ordine a cercare i parenti dopo un decesso. Fanno un lavoro delicato, uno dei tanti che svolgono. Di qualcosa di simile anni fa, parlò anche un film, Still Life, che raccontava proprio la vita di chi cercava i parenti di queste persone.

Il Comune, invece, interviene su richiesta dalla Asl per garantire una degna sepoltura e nei casi casi senza soluzione si fa carico dei costi dell’intero funerale , compresa la bara. 
Marcello per fortuna è un caso più unico che raro in città. Forse non sappiamo molto della sua vita, ma grazie a lui possiamo raccontare un pezzo di quell’altra città. Quella di cui si parla poco, di difficoltà di cui spesso non sappiamo nulla, delle qualità di una piccola frazione della città e del suo circolo Arci o della sensibilità e l’impegno di due funzionarie della Pubblica amministrazione. 


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