La magica notte di San Giovanni Battista, riti e tradizioni in Abruzzo

La magica notte di San Giovanni Battista tra il 23 e il 24 giugno tra fiori e fuochi, divinazioni e streghe. Riti e tradizioni nella cultura popolare abruzzese

di Fausto D'Addario | 23 Giugno 2024 @ 05:00 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
San Giovanni
Print Friendly and PDF

La magica notte di San Giovanni Battista, che cade tra il 23 e il 24 giugno intorno al solstizio d’estate, è il centro di credenze e usanze ancora vive nella cultura popolare abruzzese. In realtà il solstizio precede di un po’ la festa del Battista, cadendo fra il 20 e il 22 giugno, ma la preponderante figura del santo Precursore di Gesù ha finito per assorbirne la valenza astronomica e folkloristica.

Corpi celesti e corpi di santi

Giugno è il mese che ha la falce in pugno, il periodo della pienezza del tempo e della maturazione dei campi. Nel mondo romano il solstizio d’estate era solennizzato con la festa della Fors Fortuna, la Forte Fortuna, divinità che veniva salutata con i falò che illuminavano la campagna, mentre la notte era scandita da banchetti e bevute, offerte al sole e danze orgiastiche, simbolo della natura che genera nuova vita. Dopo il solstizio il sole comincia a morire sole comincia a morire e, come ogni momento critico del calendario, l’evento andava celebrato e scongiurato con riti appropriati. Inutilmente la Chiesa provò a scagliarsi contro questo tipo di manifestazioni: la tradizione è sempre più forte dei divieti e così ha almeno addomesticato questa serie di cerimonie ricomponendole sotto il segno di Giovanni Battista. Era uno dei santi più venerati in antico, tanto che è l’unico santo del quale – insieme a Gesù e a Maria – si celebra sia il giorno della morte che quello della nascita. Da dove nasce però questo legame tra il sole che muore e il Battista? Ora, secondo il racconto evangelico, al battesimo di Gesù nel Giordano Giovanni Battista disse: “Occorre che costui cresca e che io diminuisca“. Sant’Agostino interpreta questo passo in chiave astronomico-allegorica: il Battista è colui che ha predicato l’avvento di Gesù e dunque è come il sole che ora deve declinare, per lasciare il posto al nuovo e vero sole che è Gesù, il Figlio di Dio arrivato fra noi. 

Fuoco sacro e acqua magica

Ne La figlia di Iorio (1903) Gabriele D’Annunzio fa cantare ad Ornella questa strofa: “E domani è San Giovanni, sulla Plaia me ne vo gire per vedere il capo mozzo dentro il sole, all’apparire, per vedere nel piatto d’oro tutto il sangue ribollire“. È una traccia dell’antica usanza delle fanciulle abruzzesi di svegliarsi all’apparire del sole, cioè all’alba, per tentare di scorgervi la figura dell’infuocato e sanguinante capo mozzato del Battista: la prima che l’avrebbe fatto, si sarebbe sposata entro l’anno. In realtà il 24 giugno si festeggia la natività, cioè la nascita di Giovanni Battista, esattamente sei mesi prima di Natale come scrive Luca nel suo Vangelo; invece il suo martirio avvenuto per decapitazione, è fissato al 29 agosto. 

Ma come per altre feste di cui abbiamo parlato, come San Martino Sant’Antonio, la festa di San Giovanni finì per essere risucchiata dal vortice delle culture mediterranee continentali, debitore del ciclo delle stelle, del culto della natura e della necessità di addomesticare entrambe. Il fuoco era uno dei protagonisti principali della coreografia della festa e prevedeva che in questa notte si levassero falò ovunque. A Parigi era il Re in persona che accendeva il primo falò di San Giovanni, come appunto fece il Re Sole Luigi XIV. I carboni dei sacri fuochi venivano poi riportati nelle case protezione e auspicio di benedizione. 

Se il fuoco sacro, l’acqua è magica. Una delle tradizioni più diffuse in Abruzzo, ma anche in tutto il paese, riguardava l’acqua di San Giovanni Battista lasciata sul davanzale delle case durante la notte tra il 23 e il 24 giugno; chi si fosse lavato al mattino con quest’acqua, avrebbe goduto di buona salute tutto l’anno, viste le qualità curative che gli si attribuivano. La ragione di tutto ciò risiedeva nella convinzione che l’acqua esposta fuori in quella notte era l’unica che non poteva essere contaminata dalle streghe. La leggenda dice che al momento in cui venne portata sul vassoio la testa mozzata di Giovanni, Erodiade e la figlia Salomè, responsabili della morte del profeta, furono sollevate in un turbine e vennero assurte al rango di streghe. La notte del 23 si ripeterebbe il fatto: le due donne e tutte le altre streghe sono costrette a danzare nell’aria fino all’alba senza poter mettere piede sulla terra e contaminare la natura e le acque. Ecco perché l’acqua della notte di San Giovanni continua essere considerata benedetta, essendo immune da malefici. Inoltre il Battista fu il primo a battezzare e usare l’acqua per purificare, così in quella notte l’acqua torna a diventare elemento prodigioso e purificatore per eccellenza. 

Le tradizioni in Abruzzo

In Abruzzo sono molti i borghi in cui il culto di San Giovanni Battista è antico e radicato, particolarmente in provincia dell’Aquila, dove si coltivano ancora le forme della religione locale, collegata al sole e all’acqua, rifondate in senso cristiano dai monaci benedettini che si insediarono in questo territorio. Cansano, Castelvecchio Subequo, Civitella Roveto, Collepietro, Lucoli, Opi, ne festeggiano la Natività, mentre a Canistro si celebra San Giovani Decollato il 29 agosto e a Castelnuovo, frazione di San Pio delle Camere, entrambe le date di giugno e agosto. È inoltre patrono di Monteferrante e Ari in provincia di Chieti e di Pescosansonesco e Villa Celiera in provincia di Pescara.

Per ottenere la magica acqua di San Giovanni si devono raccogliere alcune erbe particolari. Le erbe e i fiori, ma tutta la vegetazione in rigoglio in questo mese, sono il simbolo della vita: si spera che l’abbondanza dei fiori e dei frutti della terra, immersi nell’acqua, investa così anche l’essere umano. Tra le erbe non deve mancare l’iperico, efficace contro i demoni, poi si usano la lavanda, la cosiddetta spighetta di San Giovanni, la felce, che dona capacità divinatorie e sapienza, l’artemisia, utile contro il malocchio, il finocchio selvatico, che aiuta a riconoscere gli inganni, l’avena, simbolo di abbondanza, la ruta, per le proprietà curative e la sua forma a croce, la menta, ancora più efficace se bagnata sulla rugiada, la salvia, che protegge dalle creature malvagie e la verbena, simbolo di prosperità. Tra le altre erbe i frutti rossi del ribes, che sono chiamati anche bacche di San Giovanni, la mandragola, una delle piante più potenti, il rosmarino per tenere lontani diavoli e streghe, l’aglio, come talismano soprattutto raccolto prima dell’alba, ma anche timo, basilico, rose, ginestre e papaveri. Quali che siano le piante, occorre immergerle nell’acqua e lasciarle fuori per tutta la notte in un catino per ottenere un’acqua profumata e magica. Pensando intensamente all’amato, le giovani si lavavano il viso così da poterlo sposare entro l’anno. Tra le virtù dell’acqua di San Giovanni si annoverano la guarigione del capo, l’abbellimento dei capelli e il trattamento delle malattie cutanee e dei dolori remuatici. Anche se la migliore delle cure sarebbe bagnarsi con la rugiada di San Giovanni, rotolandosi sull’erba, così da proteggere tutte le parti del corpo.

Al centro del rito del comparatico comparaggio ritroviamo l’iperico le altro otto erbe magiche (alloro, salvia, mirto, felce, mentuccia, rosmarino, timo e basilico), più fiori e spighe di grano, a comporre lu ramajette, il mazzolino di fiori. Possono cambiare le erbe da località a località, ma devono esserci colori e profumi, in sostanza, deve esserci il trionfo della vita. Scambiarsi il mazzo di fiori nel giorno di San Giovanni significava stringere un patto di lealtà con il compare o la commare più forte del sangue. A tal punto era forte tale usanza, che si usava l’espressione “il mio San Giovanni” o “la mia San Giovanni” per indicare la persona con cui si era stretto il legame. 

Bisegna e Civitella Roveto: un fiume di vita

Bisegna, piccolo borgo di 200 anime a 1200 metri di altitudine ai confini del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, alle prime ore del mattino del 24 giugno i fedeli calpestano l’erba tra i boschi per raggiungere in processione la chiesa di San Giovanni Battista, costeggiando il fiume Giovenco. Un tempo c’era anche chi si accampava e dormiva lì tutta la notte. Accanto la chiesa, tra grossi massi, vi è una grotta, un cunicolo di circa tre metri, che scende a gradini fino a una piccola stanza dove è custodita una statua di San Giovanni bambino, quasi mimetizzata nella roccia. Dopo la celebrazione della messa, i devoti raggiungono la vicina fontana di San Giovanni, per bagnarsi con queste acque miracolose per guarire e prevenire le malattie della pelle. Dinanzi la fontana si rinnova il rito del comparaggio, e tutta la festa vedeva la partecipazione di molti paesi del Fucino (oggi il legame è soprattutto con Trasacco). I comparucci e le commarucce si lavavano le mani vicendevolmente, se le stringevano ed esclamavano per tre volte: «compare, compare, compare» e l’acqua di San Giovanni sigilla l’antico patto. Il giorno del 24, dalla chiesetta montana parte la processione con la statua del santo percorrendo gli affascinanti sentieri della valle del Giovenco, accompagnati dal suono dell’acqua che scorre e dal fruscio delle foglie del bosco, fino ad arrivare al centro di Bisegna. E il giorno di festa può avere inizio.

Civitella Roveto, lungo il corso del fiume Liri sorge a 528 m s.l.m., si conservano ancora le tradizioni legate al proprio patrono San Giovanni Battista. All’alba del 24 giugno la gente del posto si reca lungo le rive del Liri per bagnarsi con le sue acque e partecipare dei poteri purificatori e taumaturgici del battesimo di Cristo. L’acqua viene raccolta in bottigliette per portarla ai malati e ai moribondi per la guarigione del corpo e dello spirito. Sempre nelle primissime ore del mattino si celebra la messa, durante la quale era usanza amministrare il battesimo agli ultimi nati del paese. Si tramanda anche di un uomo malato che, gettandosi nel fiume in piena nel giorno di festa, chiese al santo la guarigione o la morte: miracolosamente non affogò e uscì dalle acque guarito. Sulle rive del Liri si compiono anche i riti di comparaggio, che uniscono le persone nel nome di san Giovanni in un legame sacro e indissolubile. A conclusione della celebrazione, i fedeli tornano in paese per partecipare alla processione della statua del santo, che viene salutata con grande emozione della folla, per poi attraversare il paese addobbato con la tradizionale infiorata preparata durante la notte. 

Sarebbero tante le tradizioni da raccontare. I fuochi di Castelnuovo accesi la sera del 23 da ogni famiglia, le ciambelle salate appese alle stanghe della statua del santo a Castelvecchio Subequo, il tradizionale fuoco di San Giovanni a Lucoli, dove una serie di ragazzi effettuava il rituale consistente nel saltare sopra le braci, ma anche a Collepietro e ad Opi il culto di San Giovanni Battista ha origini remote. Della connessione fra natura, devozione e magia convocata nella notte di San Giovanni, non rimangono che sopravvivenze di riti ai giorni nostri, ma almeno questi sono l’occasione in cui si rinsaldano i legami di appartenenza a comunità numericamente sempre più ridotte.


Print Friendly and PDF

TAGS