La lunga notte dei partiti aquilani

di Alessio Ludovici | 26 Settembre 2022 @ 03:46 | ELEZIONI
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L’AQUILA – I Fratelli d’Italia aquilani, quando arriva la prima proiezione, alle 23 in punto, sono riuniti nel ristorante Antica Forconia: tutti davanti a Porta a Porta, con il sindaco Pierluigi Biondi visibilmente teso e assorto. La prima reazione non è delle migliori nonostante il risultato più che lusinghiero che già si intravvede per Fratelli d’Italia. Un chiaro segnale, è il bersaglio grosso quello che conta: una maggioranza di centro-destra chiara e non contestabile. Bersaglio che dai primi exit poll appare incerto: “O non stiamo così alti noi o sono crollati gli altri” il primo commento di Biondi prima che uscisse l’exit poll delle liste. Man mano che le ore passano il risultato aspettato arriva e e gli uninominali consegnano la certezza che l’Italia avrà un nuovo governo politico con una chiara maggioranza al Senato e alla Camera.

Per la destra italiana, non certo nuova al governo, è una nottata storica perché a guidare quella coalizione non è più Forza Italia, non sono più i liberali raccolti attorno a Silvio Berlusconi a dover “sdoganare” la destra, così si diceva all’epoca. E’ la definitiva maturazione di un percorso della destra storica all’interno dello scenario Repubblicano, guidata dalla sua leader Giorgia Meloni: la prima donna presidente del consiglio salvo clamorose sorprese che per l’ultimo miglio si è giovata anche di una invidiata posizione di unica opposizione in parlamento.

Una traversata nel deserto ricorda Biondi. Dalle ceneri di Alleanza Nazionale fino alla fondazione di Fratelli d’Italia, i primi risultati intorno al 2% ora il governo dell’Italia. Una parabola che la destra aquilana ha già vissuto nel 2017 con l’elezione proprio di Biondi, uno dei primi segnali di quello che stava per accadere nel paese, nel profondo mentre si consumavano i cicli mediatici dei Cinque stelle e di Salvini. Anche la destra cittadina, con l’elezione di Guido Quintino Liris, compie il suo passo storico verso il parlamento per la prima volta in oltre 70 anni di repubblica. In provincia e nel capoluogo di regione Fratelli d’Italia va sopra il risultato nazionale così come Forza Italia, sostenuta anche dai civici di Roberto Santangelo. Stesso discorso per l’Abruzzo con il centrodestra ben sopra il dato nazionale, un buon segnale anche per Marco Marsilio.

Un partito tradizionale Fratelli d’Italia, di quelli più interessati a contare quadri e amministratori, militanti e simpatizzanti più che i follower dei social. Un po’ come la fu Alleanza Nazionale. E non sarà certo un caso che anche dentro Forza Italia, Lega e Noi Moderati di vecchi quadri di An se ne trovano in abbondanza.
La coalizione si ferma al 43% a livello nazionale, forse un dato al di sotto delle aspettative dei sondaggi che da tempo davano il centrodestra vicino al 50%. A pesare più che il risultato di Fratelli d’Italia, comunque intorno al 25%, sono i dati degli altri: non tanto Forza Italia che regge al 7,9%, quanto della Lega inchiodata ad un 8% lontano parente dell’ondata leghista dell’altro ieri e di Noi Moderati intorno all’1%. Un dato che sicuramente aprirà un problema all’interno del Carroccio e tra le sue anime, quella salviniana e quella di Giorgetti o dei governatori del nord, e che potrà creare anche qualche grattacapo al nuovo Governo e chissà, forse, anche nel governo del territorio. Nella sede della Lega aquilana, altra storia di successo del centrodestra nello scenario nazionale in questi anni, il clima è molto diverso. Ci si aspettava un risultato complicato ma non in questi termini. Il quadro degli eletti regionali, nel momento in cui scriviamo, non è ancora certo ma fuori dal parlamento dovrebbe rimanere Luigi D’Eramo

La lunga nottata è proseguita in casa Pd, nel comitato di Piazza Duomo. In ballo il seggio di Michele Fina che potrebbe avercela fatta. Un dato complicato anche per il Pd, nazionalmente sotto il 20%, ben al di sotto dei sondaggi di inizio campagna elettorale quando era stimato intorno al 25%, e complicato in Abruzzo dove potrebbe essere superato dal M5S. 

Sorpresa annunciata ma forse sotto le aspettative delle ultime settimane, il M5s viaggia al 15% nazionalmente e al 13% in una città, L’Aquila, dove alle comunali di giugno il movimento di Conte si era fermato allo 0,7%. E’ l’altra faccia della medaglia, il partito fluido per eccellenza, puro voto d’opinione che con la scelta di rompere con Draghi (e con Di Maio, sotto l’1% con il suo movimento) e di puntare su alcuni temi forti, il reddito di cittadinanza in primis, ha risalto la china elettorale.  Salva la pelle anche Renzi che Calenda porta dal rischio eclissamento al 7-8%. In parlamento dovrebbe sbarcare anche la piccola truppa di Sinistra Italiana / Verdi che superano la soglia di sbarramento del 3% e in città si attesta sopra il 4%. Niente da fare per tutti gli altri, da Paragone a Unione Popolare.

E’ notte fonda, alle 3 salutiamo la compagnia. La nebbia e l’autunno incombono sulla città, le urne invece hanno cancellato le nebbie di una legislatura a dir poco rocambolesca. Alla Meloni l’onore e l’onere di guidare il paese in un momento davvero difficile della sua vita. 

 


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