La “Lectio Magistralis” di Toni Servillo incanta L’Aquila

L’Aquila Film Festival, XV edizione all'Auditorium del Parco

di Carmen Marinacci | 24 Novembre 2022 @ 06:14 | CULTURA
Tony Servillo
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Quest’anno L’Aquila Film Festival, giunto alla sua quindicesima edizione, ha alzato l’asticella. E gli incontri organizzati a cornice della manifestazione, a cui partecipano personalità che tengono vivo lo spirito del mondo cinematografico, ne sono una prova. E in questi giorni è stato raggiunto l’acme.

Non è semplice rendere “cronaca” la grandezza di un uomo. Ma oggi al L’Aquila Film Festival Toni Servillo ha regalato una chiave, quella con cui si può avere accesso a quel mondo quasi metafisico a cui appartiene l’attore, con la A maiuscola.

Dalla porta laterale entra un uomo…da solo riempie un Auditorium.

Una sedia, un sigaro spento ed un fiume di parole curate, evidente frutto di un incessante lavoro elaborativo, intimo, ma che vuole e sente di dover condividere.

Che significare fare l’attore? Che cos’è il teatro?

La sua partecipazione è stata anticipata, non a caso, dalla proiezione del documentario IL TEATRO AL LAVORO di Massimiliano Pacifico prodotto da Teatri Uniti,  testimonianza della vorticosa elaborazione umana ed artistica che Servillo compie verso se stesso ed un gruppo di giovani attori, per la realizzazione dello spettacolo teatrale ELVIRA.

Come il titolo del documentario suggerisce,  il teatro è un servizio che si mette a disposizione degli altri, bisogna essere consapevoli di avere una responsabilità laddove si voglia far rivivere un’opera, trapassare nelle emozioni di chi gli dà voce e di chi l’ascolta. Il teatro lavora dentro l’attore e lo spettatore. “Devo avere il PROBLEMA di andare in scena”.

L’approccio con il personaggio, in una prima fase, è di soggezione, occorre guardarlo con rispetto. Solo attraverso un continuo lavoro si possono mantenere  vivi i suoi contenuti e farli propri, per poi riuscire a donargli anche parte di sè. L’intimità deriva dal tempo che gli si dedica, leggendo le curve drammaturgiche della sua vicenda.  Si genera un equilibrio costante durante la resa.

Ed ecco che poi entra in campo la FINZIONE, la chiave con cui l’attore riesce a condividere quest’entità con il pubblico, perché anche lo spettatore deve abbandonarsi all’emozione sensoriale ed intellettuale. Una finzione-funzionale, frammenti con cui si sposta l’attenzione dal tema, ma che in realtà ne offre la sua concentrazione. La drammatizzazione dell’evento.

Attraverso incessanti riferimenti artistici, teatrali, cinematografici, letterali, musicali che hanno contribuito a plasmare il Toni Servillo uomo-attore, capiamo che la vita reale e sociale dell’uomo non può non impattare con quella di attore. Ma tra i due, è quest’ultimo che deve entrare prima in scena, l’uomo lo insegue, e lo raggiungerà solo attraverso un continuo lavoro di simbiosi, senza mai fare l’errore di volerlo scansare e superare…finirebbe la loro relazione, quella poetica. Citando Jouvet, deve rinunciare alle altre ipotesi della vita.

Toni Servillo vuole rendere ben chiara la sua idea di ESSERE attore, vuole che se ne percepisca la sua immagine problematica…un emissario che vive un continuo stato di tensione, che si pone domande. Solo così si potrà raggiungere il talento,  la “vera finzione”.

Come nella vita fuori dal palco, il talento è una meta, oltre che origine. Per raggiungere la propria enfasi creativa, qualsiasi forma essa abbia, e farne strumento di filtro e scambio, occorre provarne devozione, reverenza, garantirle cura ed impegno, affinché ne rimanga viva la fiamma.

 “Hai paura?” chiese Jouvet ad un attore che stava per entrare in scena.

“No”, rispose.

“Ti verrà con il talento”.

Tony Servillo


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