La goccia che scava la pietra, Jemo ‘Nnanzi e l’arredo urbano: “Bene le affissioni, ora il resto”

di Alessio Ludovici | 30 Settembre 2021, @06:09 | ATTUALITA'
arredo urbano
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L’AQUILA – Arredo urbano, gutta cavat lapidem. Con la costanza e la volontà, come la goccia che scava la pietra, si possono ottenere risultati e una piccola dimostrazione arriva dalla notizia, del Settore Ambiente del Comune dell’Aquila, circa l’atteso stop alle affissioni selvagge e relative sanzioni per i trasgressori. Il Comune ha infatti installato su tutto il territorio comunale 70 nuove bacheche per i manifesti funebri. Una battaglia per la quale bisogna ringraziare anche i cittadini del gruppo Jemo ‘Nnanzi. Nel corso degli anni il gruppo ha segnalato tutte le bacheche fatiscenti o in disuso e chiesto di scrivere la parola fine alla pratica delle affissioni selvagge. 

“La rimozione delle tabelle ormai fatiscenti e delle affissioni abusive, che i nostri operatori porteranno a termine entro qualche giorno, – spiega l’assessore Fabrizio Taranta – oltre ad inserirsi nel percorso che faticosamente stiamo portando avanti di pulizia e decoro della città, costituisce una scelta di rispetto al culto dei defunti che da millenni è simbolo di grandi civiltà.”

Quella di Jemo ‘Nnanzi è battaglia di lunga data. E’ almeno dal 2014 in particolare che si chiedeva di mettere mano al problema dei manifesti funebri. Tante, nel corso degli anni, le segnalazioni, gli appelli, le lettere aperte. Almeno due le lettere, una all’allora assessore Liris con la mappatura di tutte le tabelle comunali in disuso, l’altra all’assessore Taranta. Gutta cavat lapidem. Alla fine, di riffa o di raffa, si è arrivati alla conclusione di un percorso.

“Siamo estremamente soddisfatti e ringraziamo l’assessore Taranta”, spiega Cesare Ianni. “Il Comune dell’Aquila ha messo fine ad un’annosa questione. Era una battaglia di civiltà, per i cittadini e anche per chi svolge il servizio che deve essere messo nelle condizioni di lavorare nel modo corretto.”

“Era una delle battaglie per il decoro urbano che abbiamo portato avanti nel corso degli anni e adesso ci si può dedicare ad altre questioni”. A ben guardare, infatti, la strada è ancora lunga e ci sono situazioni che si trascinano da decenni: “Abbiamo segnalato pali in disuso da decenni che non erano mai stati rimossi”. Ma il bestiario urbano è ancora lungo ed è facile trovare in centro vecchie cabine dell’Enel, lampioni in disuso, o ancora, fino a qualche anno, fa cabine telefoniche e cassette postali abbandonate, sempre segnalate e rimosse grazie all’interessamento del gruppo Jemo ‘Nnanzi.

Piccoli interventi di arredo urbano apparentemente se guardati singolarmente, ma che assumono tutta un’altra valenza se si guarda alla big picture, al quadro generale. Tra i prossimi obiettivi anche l’armonizzazione delle targhe della toponomastica. “Quelle storiche vanno tutelate, – riflette Ianni – ma le targhe delle strade del centro cittadino devono avere tutte un certo tipo di forma e materiale”.

“Vorremmo che ci fosse una piccola rivoluzione cultuale in cui i cittadini e l’amministrazione riescono a collaborare. L’obiettivo è riappropriarsi della storica vocazione di città d’arte, fatta di bellezza, di fiere, e mercati. La differenza tra il buono e l’ottimo la fanno i dettagli ed è su questi che bisogna continuare a lavorare”. Gutta cavat lapidem.


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