La Ginestra aquilana, come è andata a finire? Taranta: “Prima la messa in sicurezza, poi vedremo il resto”

di Alessio Ludovici | 20 Settembre 2020, @06:09 | AMBIENTE
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L’AQUILA -<L’AQUILA – Nel fosso delle Pescine, da qualche giorno interessato da importanti lavori di messa in sicurezza per il rischio idrogeologico, c’era il nucleo principale della Genista pulchella subspecie aquilana. Siamo ad Arischia, nell’area interessata da uno dei due grandi roghi che hanno colpito l’aquilano questa estate. La Ginestra aquilana è balzata agli onori della cronaca in quei giorni quando le fiamme hanno messo in discussione l’esistenza stessa di questa rarissima specie: un’endemica puntiforme, appunto, cioè esiste solo lì, ad Arischia, scoperta nel 2005 da due ricercatori. Ieri mattina ha ricordato quei giorni anche l’Ansa con un podcast con Daniela Tinti, botanica, che in quei momenti, insieme ai Carabinieri forestali, salì nell’area dell’incendio a raccogliere tutti i semi rimasti sulle ultime piante prima che fosse troppo tardi. La Tinti da anni si occupava di preservarla e farla conoscere anche grazie al suo piccolo progetto di Libera Divulgazione Impertinente, Daniela Tinti and the Flowers. Anche i forestali ne curano la preservazione e ne conservano semi ed esemplari nel loro vivaio. Ma come è andata a finire ad Arischia e sul Fosso delle Pescine? Il 60% della già rarissima specie – ha spiegato la Tinti ricordando all’Ansa quello che ha visto quei giorni – probabilmente è perduto. Il futuro della Ginestra aquilana è appeso a quei semi salvati,  agli esemplari nei vivai forestali e alle poche piante rimaste in montagna. Di quest’ultime, però, al momento non si sa nulla. Quante sono? Dove sono? Sono interessate dai lavori di messa in sicurezza? Abbiamo cercato di capirne di più con l’assessore alla Protezione civile del Comune, Fabrizio Taranta visto che sono cominciati da giorni i lavori di messa in sicurezza sia di Pettino/Cansatessa sia del Fosso delle Pescine ad Arischia. “Al momento – spiega Taranta – abbiamo operato in somma urgenza, c’era un serio rischio idrogeologico. E’ una questione di pubblica incolumità e successivamente penseremo al resto con tutti gli attori interessati all’area, compreso il Parco”. Se ne riparlerà dopo la messa in sicurezza quindi, sperando che tra incendio, spegnimento, opere e movimentazione per gli interventi sia rimasto qualche esemplare di ginestra aquilana. Forse già in questa fase era possibile una collaborazione fra Enti, con il Parco ad esempio? Il resto sarebbe il ripristino, di cui si è parlato molto nei giorni degli incendi, evocando rimboschimenti e deroghe. La legislazione in materia è molto chiara, non un euro di fondi pubblici può finire sulle aree percorse dal fuoco per opere di rimboschimento, per un po’ di anni. E non è detto nemmeno che sia un male, e del resto l’esempio di San Giuliano dimostra che è meglio verificare con calma le capacità rigenerative del bosco. Tutt’altro discorso per la Genista pulchella subspecie aquilana, per la quale forse non è da escludersi a questo punto la necessità di un intervento di ripristino.

pescine arischia


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