L’AQUILA – Il titolo sa molto di “cristiano-evangelico”; ma, se pensiamo alla serata vissuta venerdì nel contesto della Rassegna estiva I Cantieri dell’Immaginario – sulla Scalinata San Bernardino – l’opera andata in scena, “Una Carmen”, esprime bene la realtà della nostra attuale “convivenza” planetaria.
Il Nuovo Balletto Classico di Reggio Emilia, in collaborazione con l’ideatore aquilano Teatro dei ’99, ha realizzato lo spettacolo, nel prestigioso contesto delle serate culturali estive nel capoluogo abruzzese.
La storia narrata è contemporaneamente amorosa e di grande attualità, poiché mette in luce l’amara realtà della non-accoglienza che i tanti immigrati, rifugiati, senza-tetto ricevono in tante parti del mondo. Effettivamente, la serata si è aperta con l’ascolto del discorso che un Presidente rivolse alla sua Nazione, in difesa dei propri confini territoriali e nel segno della discriminazione verso i tanti – sorelle, fratelli, minorenni – che bussano alle porte della nostra Europa.
Se riflettiamo un attimo, possiamo giungere alla consapevolezza che il “diverso-da-noi” è ormai parte integrante della nostra quotidianità. Come avveniva per i nostri genitori e nonni – che “cercavano fortuna” in altri Paesi europei o nelle terre d’oltre oceano – così attualmente tanti attraversano la rotta balcanica o il mare Mediterraneo desiderando: futuro, libertà, pace, il pane quotidiano. La nostra fede cristiana ci invita a cogliere nell’altro il vero volto di Dio; nostro Signore Gesù Cristo si è rivelato nella fragilità dell’altro: «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,35-36). Anche papa Francesco ce lo ricorda nei suoi tanti pronunciamenti: «Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. […] Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!» (Fratelli tutti, 8); nello stesso Documento, più avanti, il Pontefice prosegue, affermando: «Comprendo che di fronte alle persone migranti alcuni nutrano dubbi o provino timori. Lo capisco come un aspetto dell’istinto naturale di autodifesa. Ma è anche vero che una persona e un popolo sono fecondi solo se sanno integrare creativamente dentro di sé l’apertura agli altri. Invito ad andare oltre queste reazioni primarie» (41).
Lo spettacolo di venerdì scorso susciti in noi qualche riflessione e qualche interrogativo; in merito all’attuale globalizzazione, ai nostri stili di vita, al mondo che sogniamo.









