La forchetta autostradale abruzzese, l’epico scontro tra Natali e Gaspari

di Alessio Ludovici | 17 Aprile 2021 @ 06:00 | RACCONTANDO
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L’AQUILA – La discussione sulle infrastrutture scalda il clima politico abruzzese. Non è la prima volta. La stessa cosa avvenne nel pieno della prima Repubblica. A scontrarsi però erano due cavalli di razza della Dc. Artiglieria pesante. 
Da un lato Remo Gaspari da Gissi, in provincia di Chieti. Doroteo, di osservanza tavianea. Dall’altra l’aquilano di adozione, era nato a Firenze ma cresciuto a L’Aquila, Lorenzo Natali, antifascista fanfaniano di estrazione lapiriana.
Per loro fare il parlamentare era la base, l’ordinaria amministrazione, le ambizioni erano ben altre.

Gaspari fu dieci volte ministro, con passaggi un po’ in tutti i dicasteri, anche se è famoso per la sua passione per le Poste e Telecomunicazioni.

Natali, invece, è passato dal Ministero dei lavori Pubblici, in due governi, a quello del Turismo, all’Agricoltura, ben tre volte, per poi sbarcare ai vertici dell’Europa: commissario europeo ininterrottamente dal 1977 al 1985.

Che dire, oggi l’Abruzzo non ha nemmeno un sottosegretario.

Raccontano le cronache che a promuovere Natali in Europa fu anche l’esito dello scontro con Gaspari, scontro che ebbe nella costruzione dell’autostrada il suo momento più esplosivo.

Il boom economico allora rischiava di lasciare appiedato l’Abruzzo, ne nacque l’esigenza di un’arteria autostradale per collegare il Tirreno all’Adriatico. Ma originariamente il tracciato era unico, solo le ipotesi erano diverse. Una prevedeva un tracciato da Torano, Avezzano, Popoli e la Val Pescara ed escludeva completamente L’Aquila. L’altra ipotesi era un tracciato Torano, L’Aquila e infine Pescara, con una diramazione per Avezzano.

Alla fine, nel cuore dello scontro tra Gaspari e Natali, si arriva alla contestata forchetta. Criticata all’epoca per i costi e perché espressione, secondo le accuse, soprattutto delle personalità e delle esigenze elettorali di due leader democristiani ma che in realtà rappresentavano esigenze e problematiche territoriali molto reali. Rappresentavano anche quei due mondi, l’Abruzzo costiero e quello interno, che da allora vivono troppo spesso come separati in casa.

Oggi la storia si ripete una seconda volta, speriamo non come farsa.


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