La Flc Cgil su bidello accoltellato: “Riflessione sulla fragilità sociale della pandemia secondaria”

di Redazione | 19 Gennaio 2022 @ 00:41 | ATTUALITA'
Del Biondo
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L’AQUILA – “La Flc Cgil della provincia dell’Aquila, nel manifestare vicinanza al collaboratore scolastico precario, vittima di un inquietante episodio di violenza all’interno di una scuola di Sulmona che vede coinvolto un alunno undicenne e, nell’attesa che sia chiarita la dinamica dell’accaduto, invita tutta la società civile ad una riflessione serena e diffusa sul disagio psicologico in bambini, bambine ed adolescenti a seguito del Covid”.

Lo afferma Miriam Anna del Biondo, segretaria generale Flc Cgil provincia di L’Aquila.

“Negli ultimi mesi si è iniziato a definire da parte di pedagogisti ed addetti al settore attenti la ‘pandemia secondaria’ ossia quell’insieme di conseguenze psicologiche, relazionali, emotive e cognitive che aumentano con il protrarsi dello stato di emergenza – aggiunge la Del Biondo -. Tale pandemia è definita secondaria non perché sia meno importante – come afferma tra gli altri Dario Missaglia – ma perché è, in qualche misura, meno quantificabile e sfugge alla narrazione mediatica e da social, a meno che non si giunga poi al puro fatto di cronaca. E’ chiaro che abbiamo davanti a noi un quadro sociale complesso che, probabilmente, la pandemia ha soltanto aggravato, ma che a differenza della ‘pandemia primaria’, necessita di precise scelte politiche, sociali ed educative a lungo raggio, che, al momento, sembrano sfuggire all’agenda del governo. C’è un allarme sui danni che il protrarsi della pandemia, con aumentate ansie e paure, sta generando su infanzia ed adolescenza che non può essere inascoltato. Danni ancor più rilevabili nelle fasce socio-economico più deboli. In un rapporto di Save the Children si afferma che almeno uno studente su quattro dimostra problemi psicologici”.

Per la Del Biondo: “E’ necessario che anche nella scuola si torni a parlare della cura e della relazione come approccio che favorisca il dialogo educativo. E’ giusto che l’attenzione negli ultimi due anni si sia concentrata sull’aspetto più puramente sanitario, ma dobbiamo sapere con esattezza che né il vaccino, né altri tipi di farmaco possono dare risposte efficaci alla complessità con cui la scuola in questo momento epocale è chiamata a confrontarsi con consapevolezza. Ciò che distingue, infatti, la scuola da ogni altra agenzia educativa è il grado di consapevolezza che può raggiungere, avendone gli strumenti culturali. Ma bisogna fornirle le risorse adeguate. La Flc Cgil dell’Aquila, in linea con la visione di scuola che esprime il nostro sindacato a livello nazionale, ritiene sia necessario riscrivere un protocollo pedagogico che superi anche l’assertività di governo e CTS che a settembre sembrava volesse cancellare il periodo tumultuoso della DaD e rimuovere il portato emotivo e psicologico degli effetti della pandemia, dedicandosi, anche attraverso l’erogazione di risorse straordinarie, al solo recupero dell’apprendimento disciplinare”.

Per la Flc Cgil “sa bene che la cura in campo educativo si favorisce attraverso azioni politiche di senso. Non azioni random, ma discendenti da una precisa progettazione, basata su precisi assunti pedagogici e sociali. Troviamo difficile da credere che, in tema di risorse aggiuntive, derivanti dal PNRR, non si pongano le condizioni per ripensare la scuola che vuol dire ripensare spazi ed orari; vuol dire ripensare i parametri per gli organici e per la formazione delle classi; vuol dire ripensare modalità didattiche distese e per piccoli gruppi che favoriscano la relazione; vuol dire ripensare l’ascolto dei territori, soprattutto di quei territori interni che sono l’anima della nostra provincia. Vuol dire ripensare ai tempi della scuola, che devono essere distesi e che vanno di pari passo con la dignità degli spazi in cui si fa scuola. E ne sappiamo qualcosa, qui nella provincia dell’Aquila, di edilizia scolastica inadeguata o, peggio ancora, mai ricostruita. Vuol dire mettere le scuole ed il personale scolastico in condizione di promuovere l’elaborazione delle esigenze territoriali, sociali ed umane. Non basta la sanificazione. Non basta la vaccinazione. Non basta la discussione, spesso urlata ed affidata all’umore del momento, su didattica a distanza o in presenza. Non bastano le piattaforme per la formazione se quella formazione non risponde alle necessità del territorio su cui si opera. L’episodio da cui siamo partiti non ci deve far incorrere però in un errore frequente: la delega alla scuola per la risoluzione di problemi politici e sociali più grandi. Respingiamo fortemente e con convinzione tale delega. La scuola ha sicuramente gli strumenti culturali per affrontare le complessità sociali, ma ha bisogno di una società civile consapevole e formata a cui far riferimento e con la quale confrontarsi anche attraverso canali di comunicazione con esperti e figure di sostegno. Ha bisogno di famiglie forti e che quando forti non sono trovino nella politica la risposta alla loro fragilità. Sociale. Economica. Culturale”.

La Del Biondo conclude: “I nostri alunni ed alunne, i nostri adolescenti non sono malati. Sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze che manifestano un disagio e si aspettano risposte dalla società degli adulti”.


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