La fioritura nella solennità di Pentecoste

don Danilo Priori

di Redazione | 27 Maggio 2020 @ 19:15 | CREDERE OGGI
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L’AQUILA – Con la Solennità della Pentecoste la Chiesa medita l’effusione dello Spirito Santo che, come indicato nel Prefazio, “…agli albori della Chiesa nascente ha rivelato a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli, e ha riunito i linguaggi della famiglia umana nella professione dell’unica fede“; è la Solennità con la quale, cinquanta giorni dopo la resurrezione di Cristo, chiudiamo il tempo di Pasqua.

I temi dell’unico linguaggio parlato dalla carità, del soffio dello Spirito e dei doni invocati ed elargiti potranno ispirare la nostra fioritura affinché, ancora una volta, tragga ispirazione della Parola e dalle parole della preghiera.

Il colore liturgico previsto per questa solennità è il rosso; la prima attenzione dunque sarà posta sulla scelta cromatica dei fiori, evitando quegli accoppiamenti azzardati che comunicano altri significati. Sceglieremo allora fiori rossi, eventualmente in tutte le gradazioni del rosso, dal vermiglio al granato, usando invece fiori più piccoli di transizione (cioè quei fiori che fanno da tratto di unione tra i fiori esterni e quelli più interni della composizione) nelle tonalità dal bianco al rosa tenue.

Durante questo periodo dell’anno non abbiamo difficoltà a reperire i fiori, quindi prenderemo quelli che maggiormente si adattano allo stile della nostra aula liturgica; ad esempio rose, garofani, gerbere nelle chiese decorate ed affrescate, mentre invece fiori dalle tessiture più rigide come anthurium e orchidee per le chiese in stile moderno. Alcuni fiori, quali ad esempio i gladioli e gli anthurium, con la loro forma sembrano rinviare alle lingue di fuoco si cui si parla nella liturgia della Parola; tuttavia possiamo disegnare le linee della nostra fioritura usando anche foglie di forma allungata, quali ad esempio quelle di aspidistra, sanseveria o felce, oppure foglie di palma e chicas che, con i loro movimenti, tanto richiamano al “vento gagliardo” che riempì la casa in cui gli apostoli insieme a Maria erano riuniti in preghiera. Possiamo inoltre arricchire la nostra composizione floreale con i frutti, alludendo cosi al passo della Sequenza proclamata prima del Vangelo, in cui invochiamo lo Spirito Santo quale “datore dei doni“.

Un primo luogo da fiorire sarà sicuramente l’ambone, presso il quale custodiamo per l’ultima domenica di questo tempo di Pasqua il cero pasquale, prima di andare a collocarlo nella zona del battistero; abbiamo la possibilità di realizzare una composizione importante posta ai piedi del cero pasquale o poggiata su un supporto adeguato (candelabro o vaso), onorando in questo modo sia il cero che l’ambone, con fiori che dal centro si irradiano verso l’esterno, come ad esprimere quella sorta di esplosione creativa che deriva dallo Spirito. Anche l’altare è ovviamente un luogo preminente dello Spirito, e dunque una ulteriore composizione andrà a fiorire  la mensa in quanto centro di tutta l’aula liturgica. In questo caso useremo la stessa linea e gli stessi fiori scelti per l’ambone e il cero pasquale, assicurando così una continuità compositiva. Se pensiamo di utilizzare la frutta avremo la premura di collocarla al centro della composizione, in modo da poterla fissare con gli stecconi nella spugna dei fiori e distribuendo in tal modo il suo peso.

Ancora una volta i fiori accolgono immediatamente il fedele e attraverso i loro colori e le loro forme lo introducono ai misteri che vengono celebrati.


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