La Festa di San Giovanni Battista, il fuoco, l’acqua e le erbe aromatiche

di don Daniele Pinton | 24 Giugno 2021 @ 17:02 | ATTUALITA'
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Celebriamo oggi la Festa di San Giovanni Battista, che non solo ha una sua particolare rilevanza nel calendario liturgico della Chiesa, ma che è carico di simbologie e tradizioni. Per questo Santo per il quale la Chiesa celebra sia la nascita, il 24 giugno come anche la morte, il 29 agosto, tanto caro a San Celestino V papa, che lo ha voluto inserire nella Bolla della Perdonanza e nel cui giorno del martirio, come indicato dal Santo papa anacoreta, ogni anno la Chiesa aquilana celebra il solenne giubileo proprio dai primi ai secondi vespri della decollazione di S. Giovanni Battista, nella nostra Arcidiocesi ci sono molte chiese e parrocchie a lui dedicate, tra le quali San Giovanni Battista in Pile, San Giovanni Battista in Lucoli e San Giovanni Battista a Montereale.

Questa festa liturgica, colma di significati di ripresa e rinascita, dal passato proietta al futuro. Infatti è sempre preceduta da quella che il gergo popolare chiama la notte di S. Giovanni, di cui ha anche parlato Cesare Pavese nel romanzo “La luna e i falò”, dove la natura nei suoi elementi, prende il sopravvengo, polarizzando il sacro all’ancestrale. Nella notte di San Giovanni tra il 23 e il 24 giugno di ogni anno, detta appunto ‘notte dei fuochi’, vengono accesi spesso dei falò che rompono le tenebre nelle località di montagna ed in campagna, con tutte le cose che potremmo definire ‘vecchie’, provenienti dalle case e dai depositi, per rompere con il vecchio e aprire al nuovo, in cui la luce che illumina le tenebre è proprio l’annuncio di S. Giovanni Battista, che porta la notizia della venuta del Salvatore, Cristo Gesù, luce che illumina le tenebre del mondo.

Per comprendere questa festa della luce, dobbiamo partire da una data significativa del mondo pagano, cioè il 21 giugno, in cui si celebra il solstizio d’estate e il giorno più lungo dell’anno. Da questo momento in poi le giornate cominciano ad accorciarsi e la luce inizia a cedere il posto alle tenebre.

Per antica tradizione, il fuoco, l’acqua e l’erba della di San Giovanni, sono gli elementi della natura che caratterizzano la notte di San Giovanni.

Infatti, in molte zone dell’Italia centrale, tra cui il territorio aquilano, oltre alla tradizione dei falò che illuminavano la notte, c’era quella di raccogliere la rugiada prima dell’alba del 24 giugno. Essa nella tradizione cristiana rappresenta le lacrime di Salomè, figlia di Erodiade, moglie di Erode, che dopo aver sedotto con un ballo il re erode, chiese per conto della madre, la testa di Giovanni in Battista, me che in seguito, si pentì per la morte del Battista. Inoltre una tradizione parallela, sempre sull’acqua di San Giovanni, vuole che si prepari un infuso di erbe nella notte del 23 composto di iperico, lavanda, artemisia, rosmarino, salvia, malva e menta e camomilla. Queste erbe, messe in acqua, venivano lasciano all’esterno per tutta la notte. La mattina del 24 giugno, l’acqua di San Giovanni si utilizzava per lavare mani e viso

Infine oltre al fuoco e all’acqua, la tradizione ci parla dell’erba di San Giovanni. Il fiore che caratterizza questa giornata è l’iperico, chiamato anche “erba di San Giovanni” perché sboccia in questo periodo ed ha proprietà sedative ed analgesiche e antiinfiammatorie.  

Anche quest’anno, a causa del Covid-19, le tradizionali e solenni liturgie presenti in Arcidiocesi per la festa del Santo Precursore, sono state annullate o comunque ridotte.


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