La festa di San Biagio e la guarigione dal male della gola

In Città a L'Aquila, benedizione della gola e ciambelle aquilane in onore del Santo Martire Biagio

di don Daniele Pinton | 30 Gennaio 2022 @ 12:33 | CREDERE OGGI
Festa di San Biagio
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L’Aquila. La festa di San Biagio, che verrà celebrata il 3 febbraio 2022, molto sentita nella Città e Arcidiocesi aquilana, per il ricordo del sisma del 1703, vedrà quest’anno numerose celebrazioni eucaristiche in onore del Santo vescovo e martire.

Nella basilica di S. Giuseppe Artigiano, anticamente denominata S. Biagio d’Amiterno, le celebrazioni eucaristiche e al termine la tradizionale benedizione della gola e del pane di San Biagio, avranno luogo alle 17:30 e alle 19:30, con la Santa Messa presieduta da Mons. Antonio D’Angelo, vescovo ausiliare di L’Aquila.

Inoltre, in centro storico all’Aquila, ci saranno molte celebrazioni eucaristiche nella festa di S. Biagio, con il rito della benedizione della gola e con la benedizione delle tradizionali ciambelle di S. Biagio, nella Chiesa di S. Maria del Suffragio a Piazza Duomo alle ore 11:00; nella Basilica di S. Bernardino, alle ore 7:00 e alle ore 18:30; nella Chiesa del Crocifisso, al Parco del Castello, alle ore 18:00 e a Cristo Re, alle ore 18:00.

San Biagio (III secolo – Sebaste, 316), ritenuto dalla tradizione vescovo della comunità di Sebaste in Armenia al tempo della “pax” costantiniana, fu martirizzato intorno al 316, a causa di una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra l’occidentale Costantino e l’orientale Licinio. Nell’VIII secolo alcuni armeni portarono le reliquie in Italia.

I fedeli si rivolgono a san Biagio nella sua qualità di medico, anche per la cura dei mali fisici e in particolare per la guarigione dalle malattie della gola, grazie a un episodio narrato sulla Acta Martirum, in cui si descrive che durante una persecuzione contro i cristiani, Biagio venne processato e poi condannato a morte: e mentre veniva condotto al martirio una donna gli portò il figlioletto che stava soffocando per una lisca di pesce che gli si era conficcata in gola.  San Biagio lo benedisse e la sua benedizione fu miracolosa per il bambino. Per questo motivo nel giorno della sua festa, il sacerdote, tocca la gola dei fedeli, con l’imposizione di due candele incrociate, benedette il giorno della candelora, chiedendo, per intercessione di San Biagio, la guarigione dal male della gola e da ogni altro male.

Per la festa di S. Biagio, a L’Aquila, si possono trovare le ‘Ciambelle di S. Biagio’, che vengono benedette durante le messe in onore del Santo martire e poi riportate a casa per essere mangiate come dolce, tipico di quel giorno.

Andando nei forni e nelle pasticcerie cittadine, come anche nei bar e ristoranti, nel giorno dedicato al Santo martire, si possono trovare questi dolci, che variano di luogo in luogo, per qualche ingrediente specifico.

Sono ciambelle dolci, di varie misure, decorate con granella di zucchero e canditi rossi sulla superficie, con l’aggiunta di semi di anice o di finocchio.

Per comprendere il significato della presenza di un dolce, dedicato a San Biagio, di cui la Città ha sempre avuto un significativo luogo di culto, nella Chiesa di S. Biagio di Amiterno, che ora è intitolata a S. Giuseppe Artigiano e nella Chiesa Parrocchiale di S. Biagio, vicina alla Chiesa di S. Domenico, attualmente in una situazione rovinosa, causata dai danni del sisma del 2009, dobbiamo tornare a un altro evento sismico che ha profondamente segnato la popolazione aquilana, cioè quello del 2 febbraio del 1703, che rase al suolo la città dell’Aquila e uccise un terzo della popolazione.

I cittadini aquilani, sopravvissuti a quell’evento catastrofico, il giorno successivo ringraziarono San Biagio, attribuendo a lui di essere stati risparmiati dalla morte e alcuni fornai della città crearono un dolce, in suo onore.

Questo dolce, preparato con segni simbolici di rinascita, ma anche di ricordo dei fatti accaduti, tra i quali le granelle candide di zucchero che simboleggiano la vita e i canditi rossi che ricordano il sangue sparso per la morte delle vittime del sisma, prima di essere mangiato in famiglia, normalmente viene fatto benedire, durante le messe in onore del Santo, per chiedere guarigione e pace per i membri della famiglia.

L’antica ricetta, variata nel tempo, prevedeva farina, uova e zucchero e strutto, oggi sostituito dal burro o dall’olio e un liquore, cioè l’anice o il brandy.


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