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La ferita, la letizia. Alessandro Preziosi porta in scena il Francesco di Davide Rondoni

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Alessandro Preziosi porta la rivoluzione di Francesco ai Cantieri dell’Immaginario con il testo di Davide Rondoni e le musiche di Giacomo Vezzani

L’AQUILA – Il 2026 non è solo l’anno che consacra L’Aquila a Capitale Italiana della Cultura, ma anche quello in cui ricorre l’ottocentenario della morte di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia e santo del perdono. È in questo quadro – così astralmente perfetto – che il Teatro Stabile d’Abruzzo, in coproduzione con Pato srl, porta ai Cantieri dell’Immaginario La ferita, la letizia di Davide Rondoni, interpretato da Alessandro Preziosi con le musiche di Giacomo Vezzani.

Quello andato in scena ieri, 31 luglio 2026, ai piedi della prestigiosa Scalinata di San Bernardino, è un viaggio teatrale alla scoperta del vero Francesco. Non un ritratto agiografico, ma l’incontro con un uomo che incarna tutte le nostre contraddizioni e le nostre domande. Come afferma Preziosi, ciò che il testo di Rondoni si propone di fare è di liberare la figura di Francesco da cliché che rischiano di anestetizzarne la portata rivoluzionaria. Così Rondoni immagina un dialogo intimo con il santo di Assisi, ne riporta alla luce la forza umana prima ancora che quella spirituale, e si chiede in quali volti nel corso della sua vita ha incrociato lo sguardo di Francesco, la sua luce, la letizia, “anima d’acciaio, fuoco”. 

La voce intensa di Preziosi materializza sulla scena quei grandi interrogativi che affondano le proprie radici nella contemporaneità. Il rapporto con il creato e la possibilità di uno sguardo riconciliato sul mondo sono temi che restituiscono al pubblico il volto umano e più radicale di Francesco. La pace è un dono di Dio che ha amato le persone da morire.  

Al testo di Rondoni si intrecciano poi la voce autorevole di Dante, che nel Paradiso consacra il “poeta” Francesco come uomo libero, “da tutte queste cose sciolto”, e le parole del Cantico delle Creature, manifesto della sua grandezza e della sua santità.

Le musiche di Giacomo Vezzani fanno da contrappunto alla parola, amplificandone l’eco e il ritmo emotivo, senza sovrastarlo. Nonostante lo spazio ampio e maestoso della scalinata, l’atmosfera sembra sospesa in una meditazione collettiva in cui ogni parola fa sentire tutto il suo peso e la sua delicatezza. Tutto si ferma come davanti ad un’epifania.

Il finale, cinico e spietato, dà voce ad una Morte che parla molte lingue, ma si stupisce e si fa piccola quando viene chiamata “Sorella” dal piccolo tra i piccoli.

La ferita, la letizia ci porta nella carnalità di Francesco, quella ancora capace di illuminare le ferite e le gioie del nostro presente. È un invito a scoprire il santo “indomabile”, pur rimanendo però indefinibile.