La denuncia, cane da caccia abbandonato in montagna: “E’ ora di dire basta”

di Alessio Ludovici | 22 Settembre 2021 @ 06:00 | AMBIENTE
Sansone
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L’AQUILA – Hanno impressionato e non poco le immagini di un povero cane da caccia ridotto quasi ad uno scheletro. L’associazione Animali alla Riscossa L’Aquila, che ha recuperato Sansone da morte certa, si batte da anni per mettere un freno al fenomeno del randagismo, un problema enorme e tutt’altro che risolto.

Sansone, così è stato ribattezzato dai volontari che lo hanno salvato, è solo uno dei tanti cani vaganti che vengono recuperati ogni anno in provincia, più di 1500 nel 2020. Immaginate se la Asl non procedesse a catture per un anno, un anno solo, ci sarebbero ben presto decine di migliaia di cani in giro.

“Nessuno dovrebbe voler più vedere queste immagini”, spiegano i volontari di Animali alla Riscossa “Invece un giorno aguzzi lo sguardo tra gli alberi mentre percorri un sentiero bianco di montagna, e li vedi: soli, affamati e chiusi, li senti abbaiare come se non sapessero di dover essere felici o tristi. Chiusi in attesa della sgambata settembrina. Anche questo è uno dei tanti lati nascosti della caccia. Nessuna regola per chi detiene cani da caccia, se non misure approssimative dei box, misure inesistenti sull’accoppiamento, misure finte per la vendita e zero controlli. Ai cacciatori è tutto solennemente concesso. Anche di riempire strade e canili.” 

I vaganti della nostra provincia sono per lo più il frutto delle riproduzioni di cani da guardiania, degli accoppiamenti di cani liberi non sterilizzati, ma ci sono anche tantissimi cani da tartufo, e da caccia appunto. Un problema, quest’ultimo, anche più difficile da far emergere. I luoghi comuni sulla caccia, positivi o negativi, sono molti. In questo caso a pesare è l’idea che senza la caccia ci sarebbero più animali selvatici, più cinghiali, e quindi più incidenti o danneggiamenti alle attività produttive. E così si finisce per chiudere uno o più occhi.

La realtà, in particolare della caccia in braccata, è ben diversa secondo altri. Gli zoologi e tutti quelli che conoscono un po’ la situazione spiegano che la caccia in braccata colpisce soprattutto gli adulti e stressa i cinghiali. La reazione dell’ungulato è in linea con la sua strategia di sopravvivenza: fare ancora più figli, molti, molti di più. E poi ci sono i malcostumi, tuttora esistenti anche nel nostro territorio, come quello di lasciare il cibo per i cinghiali nei sacchi o in delle mangiatoie appese agli alberi. Il referendum sull’abolizione della caccia, se si raggiungerà il numero di firme necessarie, sarà sicuramente un’occasione per andare a fondo di tutte queste vicende.

Una delle vittime di questa situazione è anche il tanto bistrattato lupo che pure ha come elemento principale della dieta proprio il cinghiale ed in particolare i cuccioli. E’ un equilibratore naturale le cui capacità sono messe a rischio proprio dal randagismo e dalla conseguente ibridazione tra lupo e cani. Nelle zone protette il problema del sovraffollamento dei cinghiali è molto più raro. 

La gran parte dei vaganti sono mix di pastori. E’ un problema noto. Ci sono ancora alcuni allevatori che credono che un esemplare femmina non sterilizzato possa rendere il guardiano più attento. “I cani da guardiania erano davvero necessari un tempo e in parte lo sono anche ora, ma molto meno che in passato. Lo dimostrano i nostri canili, tutti sovraffollati senza eccezione alcuna, che sono pieni quasi al 60% di cani come il pastore abruzzese.”

“Il resto – incalza il gruppo – è di alcuni tartufai con il presunto traffico dei cani da tartufo che tutti sanno esserci, ma che tutti fanno finta che non ci sia, o del traffico di cani “di razza” provenienti dall’est Europa. A L’Aquila c’è tutto questo e ora sta venendo fuori.”

I numeri sembrano confermarlo. La Asl veterinaria negli ultimi tre anni ha quasi raddoppiato le proprie catture, ma questo testimonia non solo la capacità della Asl ma anche e soprattutto che di cani ce ne sono moltissimi altrimenti la curva si piegherebbe. Le adozioni sono sempre più difficili. Le persone di buon cuore non sono infinite. Trovare adottanti nel territorio è sempre più raro, così si ci si rivolge al nord, dove il fenomeno del randagismo non esiste quasi più, almeno per ora, o addirittura si finisce a dover trovare adottanti all’estero. 

Animali alla Riscossa ed altre associazioni, insieme alla Asl, hanno fatto fatto al Comune dell’Aquila una serie di proposte per il contrasto al randagismo: l’obiettivo primario è la sterilizzazione. Non solo dei cani. Il problema delle colonie dei gatti è se vogliamo ancora peggiore. “A L’Aquila non esiste nessun ricovero per gatti ma al contempo esistono più di 30 colonie feline. La realtà è che si pensava che il problema non sarebbe mai diventato un problema. Ora ci ritroviamo in una situazione di saturazione tale, tra cani e gatti, che tutta la rete di volontari e associazioni sul territorio della Provincia dell’Aquila, non riesce più a contenere il fenomeno. C’è bisogno che chi si è impegnato pubblicamente, e chi si impegnerà, a salvaguardare la nostra città anche nell’aspetto ambientale, ascolti le nostre proposte”.

 


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