La Corte Europea dei Diritti bacchetta l’Italia: indagini preliminari troppo lunghe

di Matilde Albani | 29 Marzo 2021 @ 06:56 | LA LEGGE E LA DIFESA
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Ben cinque e anni mezzo ferma. E’ il triste destino di una denuncia per diffamazione, caduta prescritti. Ma la Giustizia europea non è stata a guardare. E’ una “condotta negligente” secondo la Corte europea per i Diritti dell’Uomo.

Secondo la corte si configura una chiara violazione del diritto ad un equo processo. Il caso riguardava Vincenzo Petrella, avvocato ed ex presidente di una squadra di calcio, la Casertana calcio.

Nel 2001 Petrella presentava una querela al Tribunale di Salerno contro il Corriere di Caserta. Accusava il giornale di diffamazione aggravata per una serie di articoli sulle sue attività.  Petrella nella qurela si costituiva arte civile e chiedeva un risarcimento di circa 5 milioni di euro. 
Ma dal 2001 al 2006 il caso si è arenato al Tribunale di Salerno, per finire quindi prescritto. Petrella non poteva neanche più costituirsi parte civile perché il presupposto per farlo è che ci sia stata almeno una udienza preliminare. Un comportamento che per la Cedu rappresenta una palese violazione della ragionevole durata delle indagini. La Cedu ha quindi condannato l’Italia a risarcire i danni morali, con una somma pari a 5.200 euro, più 2mila euro di spese legali.


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