La conferma dell’aquilano Rivera a direttore del Mef divide Giorgetti e Meloni

di Alessio Ludovici | 29 Ottobre 2022 @ 06:00 | POLITICA
Rivera
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 L’AQUILA – Se ne parla negli ambienti romani, ma la questione è arrivata anche sulla grande stampa nazionale. E’ il futuro di Alessandro Rivera, direttore generale del Tesoro, a far discutere Lega e Fratelli d’Italia. Rivera, la rivelazione di Repubblica del 28 ottobre, potrebbe non essere riconfermato a direttore generale, ruolo che ricopre dal 2018. Il leghista Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze pubbliche, lo vorrebbe ancora in plancia in una delle caselle più importanti dello stato. Di traverso si sarebbe messa la stessa Giorgia Meloni (con Salvini tutto sommato d’accordo). Troppo vicino al centrosinistra e con il neo, riporta Repubblica, di aver gestito male, secondo l’entourage della Meloni, i dossier di Ita, Ferrovie e concessioni auto- stradali.
E sembrano già lontanissimi i primi giorni di ottobre quando, da accreditassima “riserva della Repubblica”, Rivera veniva inserito nelle rose dei ministri.
Non una buona notizia, se confermata, per la città dell’Aquila che comunque poteva contare su uno degli uomini più potenti. Rivera è infatti è aquilano, nato nel 1970, e nipote del più noto Vincenzo Rivera, intellettuale e costituente dell’allora nascente Repubblica Italiana. 

Alessandro Rivera si è laureato in Economia, dai primi anni 2000 è entrato nel Dipartimento del Tesoro, con Tremonti arriva la nomina a Capo della Direzione per il sistema bancario e finanziario del Dipartimento del Tesoro. Il 2 agosto 2018, infine, la nomina, da parte del Ministro Giovanni Tria, siamo nel governo Conte I,  a direttore generale del Mef su sollecitazione, si raccontava, proprio di Giancarlo Giorgetti, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per la Lega. Infine il Governo Draghi, di cui Rivera è sempre stato accreditato quale pupillo. Con lui al Mef, ricordava il Foglio, arriva anche un altro aquilano, di Avezzano, tal Filippo Giansante, a capo della “direzione VII del Mef, Valorizzazione del patrimonio pubblico” che aiuta Rivera nella spinosa gestione delle nomine nelle aziende di stato.


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