La Clavis Regni e la sostanza dell’Aquilanitas. All’Emiciclo il racconto su Braccio da Montone

di Alessio Ludovici | 03 Giugno 2021, @06:06 | CULTURA
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L’AQUILA – Un dialogo sugli ultimi giorni di Braccio”, organizzato dall’associazione Rosso d’Aquila in occasione proprio del 2 giugno, che nel 1424 segnò la vittoria della città dell’Aquila e la sconfitta del più importante capitano di ventura dell’epoca, Braccio da Montone. Convegno tenuto ieri a L’Aquila nella sala ipogea del Consiglio regionale. Dopo i saluti istituzionali di Roberto Santangelo, Vicepresidente vicario Regione Abruzzo, e del consigliere comunale Luca Rocci in rappresentanza del Sindaco, si sono alternati i relatori del convegno: Andrea Tozzi di Rosso d’Aquila, lo storico Alessandro Ciuffetelli dell’associazione CulturAQuila, Pietro Piccirilli, storico militare e Sandro Zecca di Jemo ‘Nnanzi, “studioso e curioso” della storia cittadina. A coordinare il pomeriggio Ambra Di Giamberardino. 

 
“L’Aquilanitas è una sostanza personale, temperie morale e civile, fatta di orgoglio e di fierezza, di dignità e nobiltà. Poche parole secche e pungenti, dette in un dialetto tagliente. Sono le vicissitudini storiche a portare gli aquilani a sviluppare questo loro carattere. L’Aquila resta legata al suo spirito medievale che è comunitario ed individualista. E’ turbolento, è fazioso l’aquilano, ma l’aquilano è anche pronto a riprendere e progredire dopo ogni periodo buio e difficile, sono testardi ed orgogliosi questi aquilani, forse proprio per questa doppia nascita, questa fondazione ghibellina e guelfa, gli aquilani sono angioini e sono svevi. Un carattere abbastanza particolare che arriva da quei settanta castelli che fecero nascere la città”. Sono le parole con cui Sandro Zecca descrive mirabilmente cos’è l’aquilanitas. Poche parole secche e pungenti in un dialetto tagliente. Chi non ci si riconosce? Testardi ed orgogliosi. E proprio quel 2 giugno fuori dalle mura, con i 3000 miliziani aquilani, la cui vicenda è stata ricostruita perfettamente da Pietro Piccirilli, questo orgoglio ha uno dei punti più alti della sua toria. Tra Braccio e tutti governanti della penisola impegnati a combatterlo, lungo la conca aquilana lo scontro ormai è in parità. E sono gli aquilani a deciderne le sorti, dopo 13 mesi di assedio braccesco. Un assedio lungo e faticoso. Il tentativo di Braccio era di prendere la Clavis regni, la chiave del regno, L’Aquila, la seconda città più importante del regno di Napoli, come hanno spiegato nei loro interventi Andrea Tozzi e Alessandro Ciuffetelli, fondamentale nella strategia di Braccio per costruire il proprio stato nel centro Italia. 
 
Tra tre anni, nel 2024, saranno 600 anni da quegli eventi. La compagnia Rosso d’Aquila in particolare,  insieme ad altre realtà, negli ultimi ha cercato con testardaggine ed orgoglio di riscoprire il 2 giugno aquilano. Uno sforzo importante e intelligente, che dovrà vedere, dopo la pausa forzata dal covid del 2019 e del 2020, uno sforzo importante delle istituzioni per recuperare e valorizzare questo appuntamento. 
 
 

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