«La Chiesa, in Cristo, è: sacramento, segno e strumento, decentramento»; «la Chiesa non esiste per se stessa, esiste per l’annuncio del Vangelo». Le riflessioni pronunciate ieri mattina – nella sala-conferenze del convento di san Gregorio delle Suore Zelatrici del Sacro Cuore (Ferrari) – da monsignor Erio Castellucci, vescovo di Modena-Nonantola, hanno arricchito l’assemblea diocesana; essa si è svolta per l’intera mattinata e ha visto: l’accoglienza e la preghiera iniziale, l’intervento teologico-pastorale di Castellucci, i lavori di gruppo, la condivisione finale in assemblea, le conclusioni del nostro arcivescovo monsignor Antonio D’Angelo.
Il tema scelto quest’anno è stato: “L’esperienza sinodale. Cammino nuovo per la comunità”; esso ha visto la numerosa partecipazione dei parroci del territorio, delle religiose e dei religiosi, dei fedeli laici, dei catechisti e degli operatori pastorali, degli appartenenti ai diversi gruppi ecclesiali e associativi.
Il vescovo di Modena-Nonantola – citando i Documenti del concilio Vaticano II e il Magistero di Benedetto XVI, del Vescovo di Roma Francesco e di Leone XIV – ha evidenziato come la centralità dell’esperienza cristiana rimane il Signore Gesù, «luce del mondo» (Gv 8,12); in essa pone i propri passi il cammino della Chiesa, non ecclesiocentrica e non realtà separata. Essa è lievito e non intera massa.
È stato ricordato che la sinodalità «è lo stile del camminare insieme», e: «la comunità è il vero soggetto della catechesi»; quest’ultima è oggi chiamata a uscire dalla prassi della scolarizzazione.
Il vescovo forlivese, riprendendo il versetto scritturistico di Atti 2,42, ha ricordato le quattro dimensioni della prima evangelizzazione: ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, vivere momenti di comunione, spezzare il pane, pregare insieme; dinamiche rilanciate anche dal Magistero ratzingeriano, secondo una fede: creduta, vissuta, celebrata, pregata.
La proposta esperienziale viene valorizzata, accanto all’annuncio dottrinale.
Monsignor Castellucci ama parlare di «catechesi integrale», in un contesto comunitario che educa alla fede; secondo un ritmo che può acquisire le proprie potenzialità dall’anno liturgico.
Alla Arcidiocesi aquilana sono stati offerti – dunque – tanti e nuovi spunti per una rinnovata prassi pastorale e una incisiva azione evangelizzatrice.








